Domenica il Pistoia Basket sarà impegnato sul campo di Cremona, dove gioca da settembre il lungo Mangok Mathiang. Vi presentiamo la particolare storia di questo coraggioso “cittadino del mondo”
Mangok Mathiang, centro di Cremona, prossima avversaria di Pistoia, è una delle sorprese più belle di questa Serie A. Arrivato in Italia in punta di piedi, firmando a fine agosto per la Vanoli, ha fatto innamorare tutti con il suo spirito guerriero e le sue prestazioni nel pitturato lo hanno consacrato tra i migliori lunghi del campionato. In questa stagione viaggia a 10,2 punti e 9,7 rimbalzi a partita, chiudendo spesso le partite in doppia doppia. Il centro nativo di Giuba però ha alle spalle una storia travagliata, che lo ha costretto ad essere profugo a soli 5 anni, quando dovette scappare da casa a causa della guerra civile, girovagando per per quattro continenti, fino a diventare un giocatore di basket professionistico dopo aver scoperto la pallacanestro tardi e per puro caso.
La storia di Mangok Mathiang parte dal Sud Sudan, stato africano giovane e tormentato da guerre civili e lotte intestine. Un posto dove il futuro offre poco, ammesso di riuscire a rimanere vivi e non finire assoldati in qualche milizia o in qualche fazione. Così sua mamma prende lui e i suoi fratelli, portandoli via, prima in Egitto e poi da alcuni parenti in Australia. Dall’altra parte del mondo l’attuale centro di Cremona cresce da immigrato, imparando una lingua e degli stili di vita completamenti nuovi. Per integrarsi e socializzare usa lo sport, linguaggio universale che permette di abbattere da sempre differenze di ogni genere. Come tutti i ragazzini di Melbourne adora giocare al football australiano, uno sport molto fisico, come dimostrano i lividi, le escoriazioni e le ferite con cui spesso torna a casa. Così a 16 anni sua madre, preoccupata, lo obbliga a provare il basket, sport già praticato in famiglia da suo fratello e dai suoi cugini. Mangok, già grandicello, parte da zero, ma in un anno impara, spinto dalla voglia di emulare il fratello e di non voler essere il peggiore della squadra. Il ragazzone è sveglio, apprende subito, così diventa presto un prospetto interessante, anche grazie al fisico statuario. Lascia l’Australia e la famiglia e vola negli States, dove frequenta l’ultimo anno di High School in un liceo dell’Illinois. Di lì la grande chiamata a Louisville, uno degli atenei più importanti a livello di pallacanestro, sotto lo sguardo attendo di coach Rick Pitino, una vera e propria leggenda dell’NCAA.
Con i Cardinals gioca quattro anni, nel mentre si laurea anche in Marketing e Comunicazione. Nell’ultima stagione collegiale, quella del campionato 2016-2017, chiude con 20,8 minuti di media a partita, segnando 7,8 punti e catturando 4,8 rimbalzi. Si dichiara per il Draft NBA ma non viene scelto. Rimane comunque nell’orbita della pallacanestro a stelle e strisce, firmando un two-way contract con gli Charlotte Hornets che lo lasciano quasi tutta la stagione ai Greensboro Swarm, in G-League. Il sogno di giocare nel massimo campionato americano comunque si realizza ad ottobre 2017, quando debutta in NBA, cosa che accadrà in altre tre gare nel corso della stagione. Un assaggio, piccolo, che però basta a coronare il sogno del Mangok-giocatore, che viene così ripagato di tanti sacrifici. I soldi guadagnati poi gli hanno permesso anche di realizzare l’altro sogno, quello del Mangok-uomo, ovvero riabbracciare suo padre, rimasto in Sud Sudan ai tempi della sua fuga del resto della famiglia. I due non si vedevano da 21 anni, si sono riabbracciati questa estate, prima della firma con Cremona e di sbarcare nel campionato italiano. Il loro è stato un incontro intenso, di quelli che segnano, di quelli in cui gli abbracci durano molto di più delle parole.
Nel nostro Paese Mangok Mathiang ha continuato a giocare duro ed è stato fondamentale per la stagione sorprendente di Cremona, che veleggia da inizio campionato tra le prime posizioni. Lo scorso 21 febbraio, una settimana dopo aver alzato al cielo la Coppa Italia alle Final Eight di Firenze, ha debuttato con la nazionale australiana di basket, essendo provvisto di doppio passaporto. Già, perché Mathiang non è più un profugo da molto tempo, ormai è un cittadino del mondo e con il suo sorriso si sta prendendo tutte le rivincite che può, fiero delle sue radici e del suo percorso, determinato a diventare il miglior uomo e il miglior giocatore possibile.



