L’intervista per il Giornale di Pistoia e della Valdinievole a Fabio Fondatori, che ha fatto il punto sulla situazione in casa Pistoiese
A fine anno, sfruttando la concomitanza con il giro di boa della stagione arancione, il Giornale di Pistoia e della Valdinievole, con il quale Pistoia Sport collabora dal giorno della sua prima uscita in edicola, ha chiesto al club manager della Pistoiese Fabio Fondatori una panoramica a 360° sull’universo orange.
Iniziamo questa intervista dalle questioni di campo: come valuti il girone d’andata della Pistoiese?
«La squadra è tosta. Il diesse Giovanni Dolci e mister Giuseppe Pancaro hanno saputo costruire un gruppo affiatato che lotta con orgoglio e sempre più consapevolezza dei propri mezzi. La presenza di capitan Francesco Valiani nello spogliatoio, poi, è determinante per trasmettere attaccamento alla maglia. Bisogna lottare con questo spirito partita per partita e poi vedere a marzo dove siamo in classifica».
Anche a livello di settore giovanile la società ha fatto dei passi in avanti importanti, giusto?
«Il lavoro fatto in questi anni è stato eccellente. Oggi abbiamo un giovane pistoiese come Tempesti che è e sarà sempre più protagonista in prima squadra. Ciò che conta di più è stata la crescita organizzativa e della qualità del lavoro tecnico. Le soddisfazioni più importanti per me sono incontrare i genitori che vengono da Prato o Lucca che mi fanno i complimenti per come è organizzato il settore giovanile o vedere i bambini di 5 o 6 anni della Pistoiese Academy che si divertono con l’arancione addosso».
Il 2019 però non è stato un anno troppo positivo per la Pistoiese. Al netto dell’attuale posizione di classifica e della salvezza conquistata con mister Asta, uno dei fili conduttori è stata anche la continua e pesante contestazione da parte dei tifosi allo stadio.
«Quello dei tifosi lo voglio intendere come un grido di dolore, per il brutto campionato dello scorso anno, e un grido di amore per gli arancioni. Se c’è stata una crisi c’è stata per troppo amore ma il modo in cui è stato trattato il presidente Orazio Ferrari non è giusto perché lui ed i tifosi amano profondamente la Pistoiese. E, come in ogni rapporto di amore, ci possono essere momenti di tensione per incomprensioni. Ed è un peccato, perché se ci sono persone che darebbero l’anima per la Pistoiese sono proprio la famiglia Ferrari e i soci della Holding. Io penso che se si riuscisse a fare la pace sarebbe un bene per tutti visto che il clima che si è creato non giova a nessuno».
Anche alla luce di questo immaginiamo che condividerà le parole del presidente della Holding Arancione, Andrea Bonechi, agli investimenti che vengono fatti in terza serie…
«Andrea Bonechi ha spiegato benissimo le difficoltà che vivono oggi le società di serie C. Non è un caso che Adriano Galliani, che ha potuto spendere 14 milioni in un anno, ha definito “eroi” i presidenti delle società di Serie C. Senza contributi o diritti televisivi, i costi organizzativi e della squadra sono tutti sulle spalle della società che subisce controlli periodici come se fosse una società quotata in borsa. Senza contare l’aver a che fare tutti i giorni con la burocrazia. Tante società chiudono anche per questo. C’è chi lo fa scientemente, promettendo soldi che non ha e fallendo e chi, invece, molla per sfinimento».
Usa la parola “sfinimento”: un po’ quella che pensano i tifosi in merito allo stadio “Marcello Melani” che non pare uscire dal proprio tunnel.
«Nell’anno del centenario (il 2021, ndr) mi aspetto una città più vicina alla Pistoiese. Stare vicini vuole dire aiutare, sostenere ma soprattutto parlare bene di un movimento anche quando non arrivano i risultati che si vorrebbero. Anzi, è proprio quando si perde che bisognerebbe stare vicino alla squadra e alla società. Qui non c’è nessuno che tira indietro. Tutti hanno grandi ambizioni. Solo che per creare un movimento vincente c’è bisogno di un progetto collettivo che coinvolga tutta una città e di chiarezza sul futuro dello stadio e dell’area circostante. Per alimentare questo progetto sportivo occorrono risorse, idee e sostegno e lo stadio può essere la chiave di volta. Non si può andare avanti con accordi di anno in anno, senza prospettive. Un imprenditore che vuole investire nella Pistoiese deve avere garanzie sul futuro della gestione dello stadio e degli impianti collegati all’attività di una società professionistica con 350 tesserati che fanno campionati nazionali».
Quindi, andando più sul concreto, che futuro prevede per lo stadio “Melani”?
«Dall’anno del centenario mi aspetto anche di poter tornare in uno stadio con almeno tre settori aperti e con una svolta anche nella politica di gestione degli impianti sportivi. La Pistoiese ha bisogno della curva nord ed i tifosi hanno bisogno di lei. Bisogna finirla con i tecnicismi di chi è più realista del re. Basta girare gli stadi italiani per vedere come altrove si usa il buon senso invece di invocare cavilli normativi. E in questo non c’entra la volontà politica, che ha dimostrato sia a livello comunale che regionale di cercare di dare una mano alle società sportive. Il problema sono i burocrati che hanno paura della propria ombra e ingessano tutto. Un loro si o un no può cambiare i destini e la stagione di una società sportiva. Poi vai a spiegare ai tifosi che certe partite non riesci a vincerle perché non hai la Nord aperta. E che non mi vengano a dire che ci sono problemi di sicurezza dopo che a Pistoia ci sono state due calamità naturali come la bufera di vento del 2015 e il terremoto di qualche giorno fa e allo stadio non è successo niente».
Fra l’altro la Pistoiese è in attesa di un bando su Pistoia Ovest, così da riproporre un operazione di riqualifica come fatto di recente al “Frascari”…
«Non si sono fatti passi avanti nella concessione degli impianti a società private. In dieci anni sono stati fatti alcuni bandi per appalto di servizi (diversi sono andati deserti, uno se l’è aggiudicato la Pistoiese e uno il San Felice) ma non sono affidamenti in gestione. Bisogna superare le resistenze dei tecnici e coinvolgere le società sportive con affidamenti di lungo respiro per dare il modo alle stesse di investire negli impianti e nei campi ammortizzando l’investimento. Siamo nel 2020 e su questo siamo ancora fermi. È dimostrato che l’affidamento in gestione ai privati è l’unica possibilità per migliorare gli standard di sicurezza e di comfort degli impianti e per far crescere le società, dal calcio alla pallavolo, dal basket al nuoto. A Prato e a Montecatini, per non andare troppo lontano, i privati hanno ristrutturato e reso moderni molti impianti. Giustamente negli ultimi anni a Pistoia è stata data la massima attenzione a mettere in sicurezza le scuole. Ora, però, è il momento di intervenire anche nello sport. Si può e si deve fare anche coinvolgendo i privati».
Appare evidente, numeri alla mano, un costante declino generalizzato nel mondo dello sport, testimoniato anche da un drastico calo di spettatori fra stadio e palasport. Come vedi questa situazione?
«Sono già sparite anche troppe società sportive giovanili. La maggior parte perché non ce la facevano più con le continue vessazioni della burocrazia. Una volta i rapporti con le società erano gestiti con buon senso ora si va avanti a carte bollate con la burocrazia che fa la magistratura inquirente come se chi si accolla gli oneri di gestire gli impianti si volesse approfittare di qualcosa. Senza contare la funzione sociale ed educativa che svolgono le società sportive. La situazione degli impianti e la chiusura di tante società hanno indebolito i livelli professionistici e dilettantistici dello sport pistoiese. La buona volontà di chi resiste, invece di essere sostenuta, viene scambiata con il tentativo di approfittarsi. Oggi lo sport pistoiese è ostaggio dei burocrati; la politica ce la mette tutta ma spesso è impotente».
Viene quasi da pensare che ci vorrebbe un “Robin Hood” pronto a passare da queste parti?
«A Pistoia ci sono due società che lottano per rimanere nei campionati professionistici e altre in svariate discipline che cercano di fare il salto eppure stadi e palazzetti sono mezzi vuoti con chi se la prende con quei pochi tifosi eroi che vengono. Bisognerebbe che le federazioni prendessero atto che la gente non si appassiona più come una volta allo sport e, di conseguenza, sostenere di più le piccole società: togliere ai ricchi per dare ai più deboli e non pensare soltanto alla massima serie».




Ma sbaglio o questo signore era il Capo Gabinetto e Portavoce del Sindaco Berti, nei cui mandati si è procrastinato, fino a raggiungere il punto di non ritorno, l’attuale sfascio della situazione impiantistico sportiva pistoiese? E ora, dopo aver guardato lo sfascio del patrimonio pubblico si ripresenta in qualità di difensore del cuore arancione e dice che devono essere spesi un monte di soldi pubblici per far prosperare la società arancione (che, credo, al momento interessi a 1500 persone si e no). Abbia il buon senso di dire che il Comune deve vendere (e no regalare) lo Stadio alla Pistoiese e permettere a quella di investire dei soldi con un progetto condiviso. Per il resto, appare ovvio, che il problema è che gli impianti sportivi sono pubblici e invischiati in un magma burocratico che non permetterà nemmeno al migliore dei politici di renderceli almeno decenti nell’arco dei prossimi dieci anni