Dalla cavalcata verso la serie A alla delusione per la sconfitta nella finale di Coppa Italia contro Trento, gli aneddoti raccontati da Michael Hicks, Fiorello Toppo e Riccardo Cortese hanno riportato tutti al clima di quel campionato
Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano. Quante volte l’abbiamo usata questa frase calda di Antonellone Venditti per definire reunion sportive che fanno esplodere, scintille mai sopite.
Ecco che- durante l’ultima puntata di “Palla a due”, diretta web lenitiva creata per l’astinenza da palla a spicchi nata dalla collaborazione tra Pistoia Basket e “Il salotto di PistoiaSport”- sono bastate due battute per scaldare l’atmosfera e tirare fuori tutta la potenza antidepressiva dell’amarcord. Facendo scattare la pioggia di like e cuori non solo in versione emoticon verso Fiorellone Toppo, Riki “Il Conquistatore” Cortese e lo “zio di Panama” Michael Hicks. Tre protagonisti di quel “dream team” di cui ogni tifoso ricorda perfettamente la formazione, come il Grande Torino o l’Inter di Helenio Herrera, e che il 22 giugno 2013 riportò Pistoia (targata allora Tesi Group) in serie A1.
Al di là dei ricordi del campo, della cavalcata lunghissima verso la serie infinita contro Brescia, tra la delusione per la sconfitta nella finale di Coppa Italia contro Trento, il caldo assurdo del San Filippo e l’apoteosi di gara5, sono stati i mille aneddoti raccontati dal trio delle meraviglie a riportare tutti al clima di quel campionato.
Allegro, festoso, scanzonato nonostante la pressione nell’aria intorno alla favorita che cercava la promozione fin dall’inizio dopo averla mancata per un soffio l’anno prima.
BIG FIORELLO. E’ ormai pistoiese d’adozione, ha riportato Pistoia in serie A senza il giusto premio di poterla assaporare, ma è rimasto il primo tifoso dell’OriOra. E ogni sera- quarantena permettendo- si sbatte in allenamento con quei ragazzi che sono cresciuti nel suo mito. «Il primo ricordo di quella stagione? I baci in bocca a Riki» dice, mentre Cortese conta i “limoni” (con il suo inconfondibile accento bolognese) dati dal capitano dopo ogni tripla, facendo battere diversi cuori e non solo sportivi.
«Di Mike ricordo come fosse ora una sua frase- continua il capitano- dopo le sconfitte di Brescia dove ne avevamo prese di santa ragione, Paolo Moretti ci invitò a dire tutti qualcosa nello spogliatoio. Per ultimo parlò Mike e disse. Ragazzi che problema c’è, andiamo in campo e vinciamo». E così fu.
«I momenti di sfiducia? Ho sempre avuto la sensazione che ognuno poteva contare sull’altro, la sensazione non solo di essere con giocatori forti ma con uomini che vorresti al tuo fianco in una battaglia».
«Ognuno ha la sua storia da raccontare di quell’annata» continua l’ex capitano, con gli occhi lucidi quando si parla di Roberto Maltinti, senza perdere il sorriso che ne fa tuttora un punto di riferimento.
RICCARDO IL CONQUISTATORE. «Dai Fiore che a Pistoia sei arrivato nell’82- punzecchia l’esterno emiliano, passando nel corso della stagione da Udine a Montegranaro- io quando arrivai me lo ricordo bene. Avevo giocato a Veroli, non era stata una gran stagione, Pistoia ci aveva buttato fuori ai playoff. Stavo per firmare vicino casa, era praticamente fatta quando arrivò la chiamata di Pistoia. Parlai con Paolo Moretti e da lì, non ci ho pensato un attimo. Dall’inizio ho sentito che c’era serenità, era una macchina costruita alla perfezione».
Col motore oliato da un clima di amicizia ed allegria contagioso. «Ricordo l’Harlem Shake fatto il giorno dopo la finale di Coppa persa a Trento – continua Cortese- ci divertimmo come matti e ci servì. Ricordo l’attesa di gara5, il pubblico, sapevo che loro avrebbero dovuto sputare sangue per batterci».
Ma soprattutto i coni nascosti al povero Gianluca Mazzoncini, l’allegria di Jacopo Borra e le placche in gola con 40 di febbre dopo la “notte brava” della promozione. «Pistoia è stato il posto più speciale per me- dice, sapendo di esser stato spesso accostato ad un ritorno in Toscana- chi lo sa, mai dire mai».
LO ZIO DI PANAMA. Muscoli in vista, fisico che non teme quarantene, né la carta d’identità che dice 44 primavere. D’altra parte Michael Hicks continua a dominare in America Latina e quest’anno in Uruguay col Malvin viaggia a 15,3 punti e 5,1 rimbalzi a gara. Non ha mai escluso un ritorno in Europa (“ma dovrei avere quello stimolo in più”), ha candidamente ammesso il rammarico della mancata conferma a Pistoia dopo quella stagione in cui era venuto “per rifarsi il nome” dopo due stagioni ordinariamente in doppia cifra ma senza squilli a Barcellona Pozzo di Gotto.
«La partita che ricordo di più – dice Hicks – quella in casa contro Barcellona che loro vinsero ed esultarono come se avessero vinto il campionato. Poi ai playoff andò diversamente (ride, ndr)…per me ci furono tante gare buone ma il gruppo è stato fondamentale: ragazzi buoni, staff incredibile e i tifosi che non hanno mai mollato».
E i cazzotti al ribelle Saccaggi? Riki Cortese punzecchia lo zio che ride ricordando le “cure” speciali ai nipotini birbanti come il Diabolik di Carrara. Guidone Meini e Tonino Graves, aanche loro grandicelli, erano gli altri capobanda mica da ridere. Mentre al capitano e al Gek Nazionale, l’ingrato compito dei morigerati. «Non è stato difficile essere il capitano- chiudee Toppo- ho avuto altre buone annate a livello di nume ma quell’anno mi sono divertito come dovremmo divertirci sempre».



