Ex Pistoiese: Andrea Mangoni riparte dalla Terza Categoria

L’ex DS della Pistoiese sarà il mister del neonato Prato Social Club in Terza Categoria mentre proseguirà l’impegno come rappresentante AIC

Un progetto calcistico può essere stuzzicante anche se parte dalla Terza Categoria? Per Andrea Mangoni, ex DS della Pistoiese e allenatore del Quarrata, assolutamente sì. Quest’ottobre (Covid-19 permettendo) Andrea siederà sulla panchina del neonato Prato Social Club, società che rappresenterà il centro della città in riva al Bisenzio nei dilettanti.

A convincere Mangoni, che da calciatore ha vestito tra le altre le maglie di Arezzo e Spal, è stata l’innovatività del progetto. Il club, gestito interamente da ragazzi tra i 35 e 40 anni d’età, prevede di costruire attorno alla prima squadra una vera e propria realtà sociale, con tante idee votate all’inclusione e alla beneficienza. Per avere qualche approfondimento sulla vicenda abbiamo così fatto due domande ad Andrea stesso, che si è anche soffermato sul suo incarico di rappresentante AIC che manterrà anche in questa stagione.

Buongiorno Andrea, per iniziare ti chiediamo come ha preso forma quest’ingaggio e quali aspetti ti hanno convinto…

«All’inizio siamo partiti in sordina: i ragazzi della dirigenza mi hanno contattato grazie a Bacciosi, mio ex portiere al Quarrata che era amico di uno di loro. Abbiamo fissato un incontro e abbiamo ragionato di tutte le idee per questo progetto e subito mi hanno rapito. L’idea di fondare una squadra da zero che funga da carro trainante per sviluppare una vera e propria realtà sociale mi è piaciuta subito. Abbiamo fatto un altro paio di incontri, in cui abbiamo ragionato anche di progetti legati ai ragazzi autistici e alla violenza sulle donne, e abbiamo ufficializzato l’inizio del nostro legame».

Quindi non ha pesato per nulla il pensiero di partire dalla Terza Categoria…

«Assolutamente no. Io metto al primo posto le persone e la genuinità dei progetti. Questi ragazzi mi hanno entusiasmato e non ho fatto fatica a dire di sì. Ovviamente tenteremo di vincere il campionato per partire forte e passare subito in Seconda».

Il Covid-19 e il fatto che ancora non ci sia il via libera per gli sport di contatto vi spaventano?

«Non ci pensiamo nemmeno, noi crediamo così tanto in questo progetto che il Coronavirus viene dopo. Questo venerdì faremo un aperitivo nel centro di Prato per presentare ufficialmente il nostro club e daremo il via a tutto. Pure il sindaco Biffoni è molto contento del progetto, tanto che ha ricevuto la tessera numero 1 del nostro club. I quartieri del centro storico credono molto nell’idea, senza ovviamente togliere nulla al Prato stesso».

A proposito di Prato: quanto c’era di vero nelle voci che la scorsa estate ti davano sulla panchina biancoazzurra?

«Erano solo ciarle giornalistiche. Non ho avuto nemmeno un incontro serio per intavolare una trattativa. Io prima di prendere impegni valuto l’entusiasmo e la serietà delle persone, senza guardare la categoria. Dopo Quarrata solo questi ragazzi mi hanno incuriosito, perciò posso dire di aver accettato l’offerta migliore».

Tra il Quarrata e questa nuova avventura a Prato hai fatto parte di un progetto interessante nell’AIC: rappresentare i calciatori di Serie B durante i match. Come si struttura nel dettaglio?

«Era un’idea che l’Assocalciatori aveva proposto a tutte le leghe e che ha raccolto il consenso della B. Così come ci sono i rappresentanti Figc o della sicurezza, il sindacato ha pensato che in ogni partita ci debba essere una personalità nominata dall’AIC stessa. In modo da risolvere qualsiasi problema che uno o più giocatori possano avere prima o dopo la gara. Con le elezioni in Federazione speriamo che il progetto venga sposato anche da altre leghe come la stessa Serie A».

Resterai a coprire questo ruolo pure in questa stagione?

«Sì sì, non avrò alcun problema a proseguire. Ritengo che sia un modo ideale per far sentire la presenza del sindacato sui campi e per tutelare gli stessi ragazzi. Puntiamo a far sì che la figura sia accettata in ciascuna lega professionistica e che diventi un ruolo importante».

Per quanto riguarda alcuni capitoli del tuo passato: come vedi il futuro della Pistoiese? Potrebbe pesare l’addio di Pancaro?

«La riconferma di Dolci secondo me è più decisiva. Cambiare continuamente le figure societarie non è rassicurante, perciò sono contento che rimanga. Poi con Pancaro la decisione è stata presa di comune accordo, quindi l’interruzione del rapporto è stata naturale. Dispiace perché il suo lavoro a Pistoia è stato ottimo, però sono convinto che sarà sostituito al meglio».

Il Quarrata invece proseguirà con Agostiniani. Il nome giusto per stare in Promozione?

«Affidarsi all’esperienza in queste categorie è sempre saggio. Faccio un grosso in bocca al lupo a lui e a tutta la società. Il prossimo sarà un campionato particolare per tutti. Bisognerà vedere i raggruppamenti e le disponibilità economiche in campo. Per ora, eccetto la Larcianese che sta chiudendo parecchie trattative, tutte stanno valutando il da farsi senza scoprirsi troppo. Secondo me ci sarà molto equilibrio, come quest’anno del resto».

Ultimissima battuta su un altro capitolo del tuo passato: la Spal deve già iniziare a pensare alla B?

«Mi dispiacerebbe tantissimo per il mio amico ed ex compagno di squadra Giorgio Zamuner, nominato DS da poco. Purtroppo la situazione è difficile e spero tanto che l’ultima sconfitta col Cagliari non affossi il morale del tutto. Certo, il campionato di ora è del tutto diverso dal solito e quindi può capitare di tutto, ma ci vorrà un exploit. Io comunque voglio crederci ancora. Finché la matematica non li condanna, continuerò a tifare per il mio amico e per la squadra con cui ho appeso le scarpe al chiodo».

Edoardo Gori
Edoardo Gori
Classe '93, laureato in scienze politiche, studi in comunicazione. Appassionato di sport fin dalla tenera età. Tra le discipline più seguite i motori, il ciclismo e ovviamente il calcio.

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