Il Sorriso della Settimana è Alex Corsini, grande esperto di ciclismo e collaboratore dell’E.powerbike di Pistoia
Una realtà giovane ma in netta ascesa. Per definire l’E.powerbike, negozio di prodotti ciclistici nato nel 2017, basterebbe questa sintetica frase, ma si finirebbe a fare un torto alla preparazione del suo staff. L’E.powerbike, fondato da Riccardo Cassaresi, Alberto Pasquali e sua moglie Serena, infatti non è un semplice negozio di biciclette. In un mondo che spinge sempre più verso la conoscenza approfondita, la nuova realtà di via Galvani offre tanti servizi per rispondere alle esigenze di ogni appassionato.
In quest’ottica la collaborazione esterna di Alex Corsini, preparatore tecnico e biomeccanico con esperienze in alcune squadre professionistiche come la Saxo Bank di Contador e Sastre, è stata una scelta assai azzeccata. L’aiuto di Alex, con la sua P.Training System, è stato ingente fin dall’inizio, considerando il vasto parco clienti che ha portato: «Ho sfruttato i miei 35 anni di esperienza in quest’ambiente. Poi i tanti amici e i tanti datori di lavoro che ho conosciuto nei miei 20 anni da preparatore e biomeccanico hanno fatto il resto. Riccardo e Alberto hanno fatto un’esplosione improvvisa e a volte temo di avergli dato persino troppo lavoro!».
Un lavoro che svaria in tanti campi: l’abbigliamento con caschi, occhiali, maglie, mantelline, scarpe, pantaloni. Le componenti come le ruote, i cambi, i contachilometri elettrici, i pedali, i freni a disco e non. Sino ad arrivare agli integratori alimentari e ai gel energizzanti. Tutto questo passando ovviamente per le bici classiche, bici elettriche, mountain bike e i tanto di moda e discussi monopattini. Solo dal punto di vista delle due ruote il negozio offre una gamma smisurata che tocca ogni marca e tradizione. Si passa infatti dalle rinomate Colnago, Merida, Willier, Bianchi e BMC passando poi per i gioielli artigianali creati da realtà piccole ma tutt’altro che sprovvedute. Un esempio? L’Atakama, azienda di Cesa della Chiana che realizza telai e non solo su misura per ciascun cliente (una sorta di Ferrari a due ruote, con le dovute proporzioni ovviamente).

VENDERE BICI (E NON SOLO) NEL NUOVO MILENNIO
Il mondo del ciclismo negli ultimi tempi ha subito un cambiamento epocale. Vendere biciclette oramai è solo la punta dell’iceberg in questo tipo d’attività. Lo stesso Corsini non ha dubbi: «Il centro si è tutto spostato sugli amatori agonisti. Un tempo era più facile: se un grande ciclista correva con una determinata marca la pubblicità veniva da sé. Adesso il “voglio quel modello perché fa vincere Nibali, Froome o Sagan” non basta più. L’amatore grazie ad Internet e non solo viene in negozio già con un’idea precisa su cosa cercare ed eventualmente acquistare. Perciò bisogna essere bravi a soddisfarlo e a crearci un ottimo rapporto di fiducia».
Una fiducia che deve essere costantemente rinnovata, poiché il mondo amatoriale è sempre più vicino al mondo pro. Un processo che a volte porta anche a brutti episodi, come ci ha raccontato Alex: «Ora come ora grazie ai soldi chiunque si può costruire persino un team personalizzato. Ciò che un tempo poteva essere il fiore all’occhiello di una squadra storica come la Mapei adesso è facilmente costruibile anche da un singolo amatore. Ci sono tanti agonisti che ingaggiano preparatori e biomeccanici come me e anche dietisti e medici per sapere come e quando allenarsi in modo da avere più carte da giocarsi il giorno della gara. Il guaio è che tanti vengono talmente risucchiati da questa dimensione che mettono a rischio la famiglia e i propri risparmi. Bisogna aver testa e/o tante persone fidate accanto, come quasi tutti i professionisti».
SICUREZZA E COMFORT IN PRIMA FILA
Proprio i tanti aspetti di una preparazione idonea e lo spettro doping hanno creato negli ultimi anni tanti problemi al ciclismo. Lavorare in un simile scenario crea qualche rimpianto o sono solo farfugli che entrano ed escono da un orecchio all’altro? Corsini è convintissimo: «L’essere umano è così: spesso quando non conosce per bene un argomento lo condanna a prescindere. Queste chiacchiere le faccio passare come fossero acqua fresca.
Però c’è un aspetto che mi infastidisce: il ciclista bollato come pericolo della strada. Non mi piace che ci sia questo pregiudizio, anche se sono consapevole che quando succede un incidente la colpa è quasi sempre a metà. Quel che fa la differenza è il cervello, sia per l’automobilista che per un ciclista. Poi si potrebbe ragionare delle tante buche nelle strade e delle rare piste ciclabili, però la testa deve essere sempre accesa. Io stesso, quando mi ritrovo con degli amici che vogliono fare una sgambata senza il casco, torno a casa e rinuncio».
Dal punto di vista tecnologico la sicurezza è stata il primo motore nello sviluppo del mondo delle due ruote. Ma Alex, in 35 anni di esperienza, a quanti cambiamenti ha dovuto adattarsi? «Tantissimi: un tempo c’erano dei veri eroi. Ai tempi di Bartali, Coppi e Gimondi le bici pesavano vari chili e il cambio si modificava a mano fermandosi. Oggi per misurare nel dettaglio il peso di una bici si usano i grammi e si pedala con un vero e proprio computer di bordo per migliorare lo sforzo». Per non parlare poi dell’abbigliamento: «Oggi tutto, dai guanti fino ai calzini, è pensato per migliorare il comfort e ottimizzare la temperatura corporea. Non riuscirei mai ad elencare tutti gli studi che ci sono dietro alla scelta delle fibre e dei microtessuti. Quando mi sono avvicinato a questo sport il massimo era una maglia di lana…».

PASSATO, PRESENTE E FUTURO A DUE RUOTE
Già, le grandi epoche del ciclismo. Corsini ha iniziato in piena epoca Moser-Saronni, il duello divenuto epocale grazie anche al Processo alla Tappa del maestro Sergio Zavoli. Adesso, in un periodo che sta portando alla ribalta nuovi volti come Bernal, Van der Poel e Ciccone per l’Italia, da dove potrebbe evolversi il ciclismo? «Dopo la quarantena abbiamo visto quanto aiuti l’allenamento indoor con l’uso di app per monitorare gli sforzi e le pedalate. In Italia siamo indietro sotto quest’aspetto, ma semplicemente perché abbiamo un clima perfetto per andare in bici. Tanti paesi nordici, che hanno un meteo e anche una luce differente, puntano molto su questo tipo di preparazione da diverso tempo e in questa stagione potrebbe aiutarli. Ma comunque il ciclismo, come qualsiasi sport, è fatto di cicli. Sono certo che in Italia prima o poi arriverà un nuovo Pantani».
Il Pirata anche per Alex è stato quella figura unica che difficilmente ripassa nel panorama sportivo. Ma, restando sul passato, Corsini cita un nome a sorpresa, un nome che per lui è sinonimo di rimpianto: «Riccardo Riccò. Per un breve tempo ho lavorato assieme a lui e posso dire che poteva diventare il fenomeno del nuovo millennio. Aveva tutto, tranne ciò di cui si parlava prima: la testa. Mi ricordo che a tante riunioni si presentava in ritardo e senza la dovuta attenzione. Ho perso il conto di quante litigate ci abbiamo fatto. Forse se fosse stato più maturo avremmo avuto un altro nome importante oltre a Nibali».
Vincenzo è invece il nome che collega il passato e il presente, sul quale Alex chiude questa nostra chiacchierata: «Il mondo dei pro è in crisi. Gli sponsor sono sempre meno e come detto l’epicentro dell’attenzione si è spostato sull’amatore agonista. Però tutto sommato può essere un bene: meno soldi vuol dire meno politica e meno politica può significare anche più passione e quindi divertimento».
E su un nome su cui puntare nel breve periodo Corsini si sbliancia: «Tra i tanti nomi di oggi sono convinto che ce ne sia uno che ancora deve esplodere del tutto: Elia Viviani. In pista tutti hanno capito ciò che può fare, ma in strada secondo me ha ancora margini di sviluppo. Solo l’anno scorso ha cominciato ad avere una squadra quasi del tutto al suo servizio e perfettamente consapevole delle sue doti. Per me può ancora vincere molto».



