Volley, Prima Divisione: «Stop dell’attività? No a distinzioni di categoria»

Il parere di due atlete della Prima Divisione, Melania Mariotti e Carlotta Baroni: «La sospensione deve riguardare tutte le categorie»

L’ultima nota diramata dalla Federazione Italiana Pallavolo in data 26 ottobre 2020, poi ribadita il giorno seguente dal Comitato Regionale Toscana, ha lasciato deluso gran parte del movimento pallavolistico, in particolare chi milita in Serie D, Prima Divisione, Seconda e Terza.

Per le categorie suddette, contrariamente alla Serie C ritenuta di interesse nazionale, vale il fermo dell’attività sia per quanto concerne gli allenamenti sia rispetto alle gare ufficiali. Almeno, così sarà fino a nuova comunicazione che potrebbe arrivare prossimamente.

Certo è che, tuttavia, resta una decisione che ha lasciato non poco l’amaro in bocca a tante società, o comunque esponenti del movimento pallavolistico regionale, le cui prime squadre militano proprio nelle categorie sopracitate.

Da questo punto di vista, abbiamo avuto il piacere di ascoltare le parole di due atlete appartenenti a club di grande tradizione nel territorio pistoiese, come Melania Mariotti del Progetto Volley Bottegone e Carlotta Baroni del Gs Mazzoni.

La super centrale ex Milleluci, Blu Volley Quarrata e Pieve Volley, un nome di assoluto prestigio della piana, approdata quest’anno presso la società di Athos Querci, si sofferma sulla questione: «Credo che quando si parli di salute – esordisce Melania Mariotti – non vi debbano essere differenze di categorie. Probabilmente ci sono dietro interessi che sfuggono ad ogni logica, oltre ad una grossa disorganizzazione a livello di palestre, unita ad una gestione generale alquanto insufficiente.

Noi del Bottegone eravamo riusciti ad organizzarci, anche grazie all’aiuto di una ditta che svolgeva la sanificazione, ciò nonostante ci è stato imposto comunque lo stop. Trovo davvero insensato tutto questo. Ad ogni modo spero che si possa riprendere il prima possibile: queste limitazioni ci stanno facendo male dal punto di vista psicologico. Abbiamo la maturità per prendere le precauzioni ed attuare le misure necessarie a salvaguardare la nostra salute».

Pensiero pressoché similare quello espresso dalla forte schiacciatrice dell’Ingro Vivaio Mazzoni, Carlotta Baroni, con un passato rilevante a Buggiano, fra le atlete di spicco del massimo gruppo femminile dei vigili del fuoco:

«Di fronte ad un’emergenza internazionale, se viene deciso di stoppare lo sport con allenamenti e gare compresi – afferma Baroni –, ovviamente ciò deve interessare tutte le categorie. L’unica eccezione può essere fatta per gli sport di livello nazionale che siano supportati da un personale in grado di rispondere in modo opportuno a questa esigenza.

Non ha alcun senso bloccare l’attività solo di alcune squadre. Anche perché tutti abbiamo un lavoro o un’attività in cui veniamo a contatto con tante persone che potrebbero essere eventuali portatori di contagio, quindi non capisco perché si debba penalizzare una categoria rispetto ad un’altra.

Secondo me gli sport di squadra, ora, avrebbero bisogno di maggiore sostegno per garantirne il regolare svolgimento. Di conseguenza, da una parte non condivido le ultime decisioni prese, bloccando allenamenti e gare. Dall’altra, penso anche che sia giusto muoversi ora visto il rischio che stiamo correndo. Al tempo stesso, sottolineo nuovamente il mio disappunto sul fatto che abbiano fermato alcune categorie ed altre no: alla fine, a prescindere dalla serie, giochiamo tutti con un pallone che va passato alle compagne e mandato al di là della rete».

Altrettanto interessante è l’opinione di Antonella Nannetti, membro dello staff dirigenziale del Bottegone: «Come società penso sia opportuno che i vertici federali prendano una decisione drastica, perché non è facile continuare ad agire in tale contesto. Una situazione simile è naturale che venga gestita meglio dai professionisti, i quali dispongono di maggiori risorse. Siamo disposti a fare il massimo sforzo, adeguandoci alle scelte prese dalle sedi competenti, nonostante il dato di fatto che ormai siamo stati abbandonati dal Comune.

A livello personale, nell’ambito di una visione generale, credo che in questo momento i settori che debbano necessariamente andare avanti siano l’economia, quindi il lavoro, e la salute. Siamo in una fase di assoluta emergenza, quindi tutto ciò che appare secondario, e che non contribuisce allo sviluppo dell’economia stessa, è giusto che sia fermato. Sullo sport ritengo giusto che prosegua quello di carattere professionistico, dove per tante persone rappresenta un lavoro vero e proprio».

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