Prima Categoria, prevale il pessimismo per la ripartenza a gennaio

In Prima Categoria sono tutti contrari al disputarsi soltanto del girone d’andata, così come sul ripartire e ristopparsi dopo qualche giornata

Ripartire per finire! Questa è la parola d’ordine di allenatori e dirigenti di Prima Categoria dopo lo stop imposto nel weekend del 24-25 ottobre. Dopo tre settimane che non rotola il pallone si è infatti voluto testare un po’ il terreno tra i principali protagonisti di Prima Categoria. Nelle alte sfere il pensiero generale, dopo l’iniziale stop che sarebbe dovuto essere di circa un mese, è quello di ripartire con i recuperi dopo le festività natalizie, iniziando comunque a riallenarsi già 20-25 giorni prima della gare ovvero a metà dicembre. Sarà possibile?

Alessandro Petrini, ds del Tempio Chiazzano, non è per niente ottimista: «Secondo me è quasi impossibile ripartire a gennaio perchè vorrebbe dire ricominciare ad allenarsi tra un mese. In questo lasso di tempo dubito che la curva dei contagi sarà scesa e nessuno si può permettere di rimanere minimo due settimane a casa senza lavorare in attesa di tampone. Per tornare ad allenarsi in sicurezza l’unica soluzione sarebbe un tampone a tutti ogni settimana, ma è impossibile in Serie D, figurarsi in Prima categoria! In definitiva ripartire ora non conviene e né è fattibile».

Gli fa eco Filippo Ermini, allenatore dei Giovani Rossoneri: «Lo stop era inevitabile. Riprendere a gennaio? Non sono fiducioso. Si deve ripartire non tanto per fare come a settembre, ma con la sicurezza di poter finire la stagione. Sulle formule da adottare sono contrario a giocare solo l’andata perché disputare soltanto 12 gare è penalizzante. Per la voglia che ho ripartirei a febbraio e finirei a fine giugno, con turni infrasettimanali, ma bisogna tener conto dell’aspetto economico e della gestione di orari e campi. Più volentieri annulliamo questa stagione e ripartiamo ad agosto».

Anche Emiliano Tarabusi allenatore del Monsummano la pensa allo stesso modo: «La nostra società ha deciso di ripartire nella prima settimana di dicembre se si abbassano i casi e diminuiscono i rischi, altrimenti no. Infatti giocare solo il girone d’andata equivale a una specie di Torneo dei Rioni, non a un campionato di calcio. Si rischia di falsificare l’annata con i vari rinvii e spostamenti di orario perché inciderebbe molto anche a livello mentale. L’errore principale a parer mio è stato riaprire confini regionali e nazionali quest’estate perché tutti i problemi vengono da lì. Un consiglio alla LND Toscana? Non far pagare le prossime rate delle iscrizioni».

Affronta la solita questione anche Federico Biondi, ds del Candeglia: «Il problema è che la LND non prende posizione rimandando tutto! Non ci hanno parlato di date certe, ma di un vago “dopo le feste”. Noi dirigenti del girone B di Prima Categoria più o meno rendiamo realistica una ripartenza massimo a marzo e finire i primi di giugno per la coincidenza con i campionati europei, ma finché non ci sono idee chiare sul vaccino non è possibile fare programmi a lungo termine. Con i ragazzi ci siamo rivisti una sera al campo per qualche corsetta e un saluto a distanza “ravvicinato”. Nei loro occhi vedo tanta voglia di ripartire, ma al momento è impossibile».

Non è tutto fermo in casa del Casalguidi come ci conferma il ds Gabriele Grani: «Da noi rimane attiva solo la scuola calcio con i ragazzi dal 2008 al 2015, limitandosi alla tecnica individuale. Per un bambino è già tanto anche venire e farsi la doccia a casa. Se è stato giusto ripartire a settembre? Ritengo di sì perché la situazione dei contagi non era così tragica. Sono favorevole ai turni infrasettimanali, ma bisogna fare il conto con le illuminazioni e gli orari lavorativi. Certo se si pensa a come hanno gestito in Federazione la questione allenamenti, non oso immaginare i programmi per ripartire!».

Sulla stessa lunghezza d’onda è anche Riccardo Panati, allenatore della Meridien: «Vedo utopistica la ripartenza a gennaio, ma l’errore è stato a monte. Com’era possibile ripartire l’11 ottobre in pieno autunno quando sapevi che ci sarebbe stata a breve un’impennata dei casi influenzali? Pensare di giocare meno partite non è il massimo, ma l’importante è capire quanto ci si prefissa di giocare, modalità chiare e andare fino in fondo. La LND deve dare qualche linea guida perché a me, come ad altri, sembra che nella fase di stop da marzo ad agosto non siano uscite tante belle idee, nonostante il lungo periodo avuto a disposizione».

Chiude la carrellata mister Lamberto Bendinelli del Pescia: «Questo virus ha colpito anche a livello mentale ed economico. Infatti se molti nostri sponsor nel campo della ristorazione sono a malapena in piedi, ho trovato i miei ragazzi con una condizione psicologica pessima. In tanti erano già sicuri di rifermarsi a breve, come infatti è stato. Non è stato facile gestire questa situazione. Sarebbe stato meglio non ripartire perché sacrifichi le società che, anche senza giocare, hanno dei costi di gestione. Solo il girone d’andata? Sono scettico anche sulla ripartenza a gennaio, per me il calcio vero non si vedrà prima di agosto».

Matteo Mori
Matteo Mori
Assurdo amante della storia (da prenderci due lauree) e del calcio (da confondere van Basten con van Gogh), da anni si occupa di pallavolo toscana dedicandole con devozione i sabati da ottobre a maggio


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