La Pistoiese cede in prestito Camilleri e Cesarini abdicando alle scelte fatte in estate. Tra infortuni e scarso rendimento, due investimenti che non hanno pagato
Nell’ultimo giorno di mercato più pazzo degli ultimi anni, la Pistoiese ha ceduto due pedine di primaria importanza come Vincenzo Camilleri e Alessandro Cesarini, entrambi sotto contratto fino a giugno 2022. Il primo ha lasciato la truppa di Giancarlo Riolfo accasandosi in prestito alla Viterbese; l’altro si è spostato con la stessa formula al Piacenza, dove ha ritrovato l’ex tecnico del Siena Cristiano Scazzola (già in odore di arancione, nda). Due partenze che in molti avevano paventato già nei primi giorni di mercato: una tesi supportata dal rendimento e dallo scarso impiego di entrambi i calciatori, ormai fuori dai radar del trainer di Albenga. Detto ciò, il fatto che questi se ne siano andati proprio nell’ultimo giorno di mercato lascia se non altro l’amaro in bocca.
IL CASO CAMILLERI
Se la Pistoiese di Giuseppe Pancaro ha sfiorato il raggiungimento del playoff lo deve anche e soprattutto a Vincenzo Camilleri, autore di una strepitosa stagione assieme a Dametto e Terigi. In estate la società ha deciso giustamente di prolungare di un anno l’accordo biennale già in essere, legandosi al difensore fino al giugno 2022. Un’operazione di medio-lungo respiro finalizzata al rafforzamento del patrimonio sociale, in vista del centenario arancione ma non solo: chiunque, nelle medesime condizioni, avrebbe fatto lo stesso.
Attorno a Camilleri si è andata a costruire progressivamente la squadra di Nicolò Frustalupi, imperniata sulla difesa a tre e su principi di gioco congeniali alle caratteristiche del centrale di Gela. Ma a guardare il rendimento del calciatore sembra quasi un Camilleri differente rispetto a quello della passata stagione. Certo, la lunga sosta non ha agevolato la messa in condizione di un fisico importante come il suo, ma è innegabile – per sua stessa ammissione – che il suo rendimento non sia stato soddisfacente. L’arrivo di Giancarlo Riolfo e della difesa a quattro (anche se alternata alla line a tre, nda) lo ha poi messo ai margini delle rotazioni, aprendo alla possibilità di una cessione poi avvenuta.
IL CASO CESARINI
«Si tratta di un giocatore che in questa categoria può spostare gli equilibri. A livello economico si tratta di un’operazione importante, che mai avrei pensato di poter portare in porto alla Pistoiese». Così aveva parlato Giovanni Dolci il 7 settembre scorso, presentando l’arrivo in arancione dell’ex Siena Alessandro Cesarini. A cinque mesi di distanza è facile comprendere come tutto, in questa operazione, sia andato storto. E certo non per colpa del direttore sportivo dell’olandesina, che in quel frangente si era fatto interprete di un pensiero comune a tutto l’ambiente arancione.
Numeri alla mano, il suo innesto rappresentava davvero una novità importante per la Pistoiese di Orazio Ferrari, che mai negli anni passati aveva visto arrivare un calciatore di così importante curriculum (Valiani a parte, nda). Pesavano le dieci stagioni trascorse in Serie C, i risultati conseguiti e il rendimento personale (71 gol in ca. 300 presenze) che avevano fatto del “Mago” di Sarzana uno tra i più ambiti attaccanti della categoria. Il suo inserimento doveva dare lustro a una formazione già importante, trascinandola verso traguardi ambiziosi. «Vogliamo costruire una Pistoiese più competitiva – aveva detto Ferrari in quella stessa conferenza stampa -. Una rosa di calciatori che possa distinguersi e centrare traguardi più ambiziosi della salvezza. Per questo abbiamo preso un top-player come Cesarini».
Un progetto che si è scontrato con le prime difficoltà del campionato nella misura in cui l’ex Siena e i compagni non sono riusciti a incidere come ci si sarebbe aspettato. L’impiego e il rendimento di Cesarini sono, in questo senso, più che indicativi. Utilizzato a sprazzi nella prima parte del campionato per problemi fisici, il fantasista di Sarzana non ha mai lasciato la sua impronta se non nel pareggio casalingo contro la Pergolettese. Al trascorrere delle settimane la sua condizione è migliorata, così come è cresciuto il suo minutaggio, mentre il peso specifico dell’ex Siena è rimasto sostanzialmente invariato. Giungiamo così alle ultime settimane, condizionate dagli infortuni, e a quel forfait dell’ultimo minuto contro la Giana Erminio: mesto epilogo di una parabola senza acuti.



