Il Pistoia Basket e quella lacrima sul viso che perdura

Le sofferenze in casa Pistoia Basket tornano ad affiorare prepotentemente dopo le ultime cinque sconfitte di fila

Da una lacrima sul viso ho capito molte cose, dice una famosa canzonetta, colonna sonora malinconicamente perfetta per il momento della Giorgio Tesi Group. Quella lacrima che Pino Sacripanti, agguerrito e leale avversario di mille battaglie, ritrovato in questo mesto febbraio biancorosso alla guida della corazzata napoletana, ha confidato di aver trattenuto a fatica entrando mercoledì al PalaCarrara. Una lacrima nostalgica di chi, pur da storico rivale, ha vissuto «il palazzetto pieno, tanti bei ricordi legati ad un pubblico incredibile», ha detto il tecnico canturino di nascita e di formazione, dicendo spontaneamente che «Pistoia merita un palcoscenico alto».

Una lacrimuccia che, da mesi, la Pistoia baskettara conosce bene. Nonostante il gelo umano dello sport ai tempi del Covid e nonostante sia nulla di fronte alle lacrime vere per i drammi veri con cui tutti stiamo convivendo. In quella lacrima sul viso di Pino Sacripanti, in tanti si sono ritrovati. In un cocktail, piuttosto ingiusto ma per certi versi inevitabile, che mescola la nostalgia del recente passato perduto e lo smarrimento di fronte alla crisi perdurante del Pistoia Basket. Crisi tecnica e caratteriale, prima che di risultati che immerge i biancorossi nelle sabbie mobili di una classifica pericolosa ma soprattutto in quelle di una condizione mentale ancor più preoccupante.

Primo perché la stagione più anomala di sempre, sta scorrendo e va inesorabilmente verso il momento dei primi verdetti. Secondo, perché, nelle ultime partite nulla ha scosso prestazioni sempre più abuliche da parte dei biancorossi. Tanto da chiedersi se il filotto delle sei vittorie consecutive infilato ad inizio 2021, non fosse solo un sogno estemporaneo invece che la fine di un incubo come tutti avevamo pensato. E come anche il campo sembrava suggellare, visto che i successi erano arrivati meritatamente dopo prestazioni in crescendo. Con la ciliegina sulla torta di due gare entusiasmanti in cui la Tesi Group aveva affrontato e battuto due consolidate potenze del girone come Ferrara e Forlì. Due gare in cui finalmente quella lacrimuccia che ha bagnato l’atterraggio duro del Pistoia Basket dall’A1 a quel purgatorio ingarbugliato ed indecifrabile che è diventata negli anni l’A2, sembrava poter essere asciugata.

Invece, come di colpo la squadra si era rimessa in marcia, di colpo si è bloccata. Già, bloccata. Così è sembrata la Tesi Group nelle ultime due prestazioni contro Scafati e Napoli, incapace non solo di fronteggiare gli avversari. Ma di giocare e divertirsi insieme come invece aveva imparato a fare superando un autunno travagliato. Divertendo anche chi la guarda a distanza, ma comunque attento, come lo può essere una piazza col cuore a spicchi. Divertire, appassionare, richiamare a sé attenzione nonostante tutto. Questo era ed è il vero obiettivo della Tesi Group quest’anno. E proprio su questo la squadra sta deludendo, in maniera un po’ incomprensibile se si pensa che solo un mese fa dava la caccia alle prime 4 posizioni di classifica. Per quale motivo? Dalla risposta e dalla reazione a questo blocco, passa la possibilità di «dare un senso al faticoso percorso fatto insieme». Parole consapevoli usate da Michele Carrea prima della gara contro Napoli.

Certo è che il perdurare di quella lacrima sul cuore dei baskettari, col rischio indifferenza dietro l’angolo, è lo scenario peggiore che il Pistoia Basket potesse immaginare per una stagione di passaggio, di semina per un futuro migliore. Da innaffiare invece con l’entusiasmo di una squadra combattiva, di un progetto tecnico che più che alla classifica guardi a costruire qualcosa come era sembrato poter essere quello di Sambugaro e Carrea. Loro che sapevano di avere, un’altra volta e più dell’anno scorso, più oneri che onori rimanendo in via Fermi. Perché che questa fosse un’altra stagione lacrime e sangue, lo si era ben capito più o meno dieci mesi fa con l’annuncio dell’autoretrocessione dall’A1. Per chi se lo fosse scordato, è bene ribadirlo più di quanto abbia fatto la società. In questo contesto, era altrettanto chiaro che l’unica speranza di asciugare parzialmente le lacrime derivanti da una situazione economica che resta precaria, ancora una volta toccasse a chi va in campo e in panchina. Una bella responsabilità, una chiamata alle armi a cui si può ancora rispondere presente.

Elisa Pacini
Elisa Pacini
Innamorata delle parole, che sono centrali nella sua “dolcemente complicata” vita professionale. In primis per raccontare il basket e lo sport, dalle colonne de Il Tirreno (con cui collabora dal 2003) alle pagine web di Pistoia Sport (che ha contribuito a fondare). E poi come insegnante di italiano agli stranieri.

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