Società, rosa, dirigenza e holding sono gli ingredienti di un disastro sportivo. Resta un mese per salvare il salvabile, limitando i danni.
Comunque vada a finire per la Pistoiese questa stagione sarà un fallimento. Lo è perché qualsiasi traguardo sognato e dichiarato in estate da proprietà, sponsor e dirigenza è naufragato con largo anticipo e non verrà raggiunto. Ad oggi lo scenario più idilliaco vede la Pistoiese salvarsi ai playout, quello più nero la retrocessione diretta prima della fine senza nemmeno passare dagli spareggi. Unica magra consolazione, se anche dovesse arrivare prima del 21 aprile non rovinerà del tutto la festa, dato che come abbiamo scoperto e raccontato, la vera data del compleanno è un’altra.
Sinceramente, avendo assistito dal vivo alla gara di Livorno, non è immaginabile come questo gruppo di giocatori, ad oggi ben lontano dall’essere o dal poter essere definito una squadra, possa invertire la rotta e rimettersi in corsa, sgomitando in un campionato dove tutte le altre lottano con il coltello tra i denti e dove molte pericolanti continuano anche a vincere, alzando settimana dopo settimana la quota salvezza ad un livello tale che ormai è già irraggiungibile per gli arancioni. A Livorno questo gruppo è stato colpito da uno schiaffo a mano aperta: cinque gol e un’umiliazione tecnica tale in uno scontro diretto decisivo in chiave salvezza avrebbero risvegliato chiunque, ma questo gruppo pare ormai essersi assuefatto a tutto e, cosa più grave, già arreso a restare in balia degli eventi, contando solo i giorni che mancano alla fine.
In partita e nell’immediato dopo gara le facce non erano quelle di chi è stato umiliato e surclassato dagli avversari. Negli occhi dei giocatori non si leggevano orgoglio, rabbia o voglia di dimostrare qualcosa. Questo, probabilmente, è il mistero più grande di questa stagione: perché, tabellini alla mano, alla vigilia di Pasqua in campo c’erano gli stessi che il 31 gennaio sconfissero al “Melani” per 1-0 il Como. Gli “epurati” da Riolfo, se così li vogliamo chiamare, erano in panchina o scesero in campo per pochissimi minuti eppure, in quel frangente, nessuno poteva certo immaginarsi che due mesi dopo la situazione sarebbe divenuta così drammatica* . La speranza, doverosa, è che la rabbia e l’orgoglio i giocatori lo mostrino mercoledì quando scenderanno in campo con la Juventus Under 23, ed anche nelle gare successive di qui alla fine.
Non ne sta indovinando una nemmeno la società, che ha abbandonato in massa il “Picchi”, quando dopo cinquanta minuti era chiaro che niente e nessuno avrebbe salvato la Pistoiese da una epocale figuraccia. Forse sarebbe stato meglio restare e fare fuoco e fiamme negli spogliatoi per provocare una reazione in questo gruppo, o quantomeno per mettere tutti, ancora una volta, davanti alle proprie responsabilità. Invece regna il silenzio, dentro e fuori. Ed in un momento così drammatico, già da dopo la sconfitta di Olbia qualcuno avrebbe dovuto esporsi pubblicamente, anche solo per provare a caricare e rassicurare un ambiente e una piazza che ormai è presa dallo sconforto per la serie impressionante di risultati negativi e per l’assenza di vittorie che dura da più di due mesi (e appunto magari spiegare cosa è successo in questi 60 giorni e spiccioli).
La squadra, intesa nella sua interezza, appare sempre più sola, demotivata e incapace di reagire alla minima difficoltà. Altrettanto imbarazzante il silenzio della Holding Arancione, di cui ignoriamo ad oggi chi sia il presidente dato che dopo le dimissioni di Andrea Bonechi non ha più avuto nessuna ribalta e nessuno dall’interno ha dato qualche tipo di messaggio pur sapendo che alcune riunioni si sono succedute: di fronte al costante inabissamento della squadra, e con una piazza in fibrillazione (seppur in maniera “virtuale”), non sarebbe stato sgradito sapere cosa si sta facendo in seno alla Holding e anche il loro pensiero su quanto visto e accaduto negli ultimi mesi.
Di errori ne sono stati fatti tanti in questa stagione, dove niente è girato per il verso giusto. Il colpo di grazia, come sta dimostrando il campo, è stato dato con un mercato invernale nel quale la squadra è stata notevolmente indebolita, con scelte che si sono rivelate praticamente tutte errare, in un domino autolesionista partito il 3 di gennaio e ancora senza fine. Guai però a gettare la croce solo sui giocatori: la rosa attuale non è all’altezza del compito, ma la responsabilità più grande è di chi li ha scelti e di chi li ha avvallati. Hanno pagato gli allenatori, verosimilmente saluterà anche il direttore sportivo di qui a giugno e certamente le scorie toccheranno anche la proprietà che con questa stagione, a prescindere dal risultato, si è fatta terra bruciata intorno, raggiungendo sprofondi in termini di appeal e di simpatia con la piazza.
Certo, si partiva da una situazione già critica, ma il tempismo di alcune iniziative come quella di piantare alberi ad ogni gol senza aver comprato un bomber degno di questo nome è servita solo a gettare altra benzina sul fuoco di una piazza esasperata dagli obiettivi non raggiunti in questi ultimi anni, ovvero provare a dare continuità a quei playoff agguantati tre anni fa con Indiani ed immediatamente dissolti dopo il 5-0 di Carrara (a proposito di cinquine dolorose e traumatiche). Adesso però è doveroso trovare una soluzione. Personalmente non riesco ad immaginarla, ma è male di poco perché spetta alla società, ai suoi dirigenti e allo staff tecnico salvare il salvabile in queste ultime cinque giornate, che in concreto vuol dire meritarsi di giocare i playout o comunque chiudere più in alto possibile sperando che possa bastare in ottica ripescaggi.
Di punti in palio ce ne sono ancora quindici, difendere fino alla fine il terzultimo posto e arrivare a giocarsi i playout sarebbe un trionfo considerando la pochezza di quanto questa squadra ha messo in campo sabato a Livorno e negli ultimi due mesi: mister Stefano Sottili sta cercando di fare salti mortali per rivitalizzare una squadra che sembra oramai “vuota”, anche perché altrimenti non avrebbe accettato questa sfida che, ad oggi, appare ai limiti dell’impossibile.
Ma sarebbe essenziale centrare questa missione, non fosse altro per garantire un futuro dignitoso alla Pistoiese. Questa squadra in C ha un valore e un potenziale, anche nei confronti di terzi che potrebbero investire. La Serie D, considerando le squadre toscane che ci sono già e quelle che rischiano di finirci di qui a fine stagione, rischia di diventare un cimitero degli elefanti in cui tante piazze blasonate dovranno svernare parecchie stagioni prima di poter rivedere la luce del sole dei professionisti. Per questo motivo serve uno sforzo nuovo. Per i bilanci e per le parole doverose su questa stagione ci sarà tutto il tempo da metà maggio in poi. Ora è ancora tempo di far parlare il campo e di provare a ridare dignità questo arancione sbiadito. Consapevoli che di eroi e di fenomeni qua non ce ne sono, ma che forse basterebbero anche solo undici uomini veri e orgogliosi per riscattarsi e trovare, in qualche modo, un lieto fine a questa stagione


