A tu per tu con la punta Pagnini del Candeglia che ammette: «Siamo una famiglia che può ancora dimostrare tanto in questo campionato»
Due chiacchiere con Leonardo Pagnini, attaccante classe 1998 del Candeglia da ormai sei stagioni. Vero punto di forza della squadra giallorossa, da anni risulta essere il miglior marcatore della squadra. Quest’anno, grazie anche alle sue tre reti segnate fino a questo momento è riuscito è risollevare la sua squadra dopo un cammino difficile. La migliore prestazione è proprio freschissima perché nell’ultimo turno il Candeglia ha affossato per 4-0 il Calci 2016.
«Siamo scesi in campo con il piglio giusto – ammette Pagnini – e nonostante i vari mutamenti arrivati col mercato stiamo iniziando piano piano a conoscersi e vedere come gioca ogni singolo componente della squadra. Domenica il passare subito in vantaggio a livello mentale è voluto dir tanto, poi il raddoppio li ha distrutti. Nella ripresa non hanno trovato conclusioni pericolose e noi così l’abbiamo chiusa in maniera cinica. Potevamo vincere ancora più largamente, ma i gol ce li lasciamo per le prossime domeniche».
«La nostra partenza stagionale? Abbiamo iniziato così così quest’anno e ci siamo assestati verso la metà della classifica. Abbiamo lasciato già durante il cammino qualche punto di troppo dietro. Il rammarico più grosso? La prima contro il Fornacette quando li mettemmo subito sotto, ma con due legni colpiti e tanti errori sottoporta non segnammo. La beffa nella ripresa con la loro rete deviata su punizione. Contro i Rossoneri ci siamo un po’ troppo adagiati sugli allori e alla prima occasione ci hanno castigato, ma questo è il calcio».

Sulle avversarie: «Le più valide sono sicuramente Monsummano e Marginone, ma anche il San Miniato è lassù in cima non per caso. I pisani sono tosti e molto organizzati e difficili da affrontare. Proprio domenica prossima però andremo a trovare il Monsummano che arriverà con il coltello tra i denti data la sconfitta di San Miniato e l’organico, uno dei migliori del campionato. Noi dovremo fare una grande partita e potremo provare a colpirli anche con due pedine che ci hanno “inviato” come Cola e Benedetto, una coppia formidabile.
Proprio sui nuovi compagni: come ti trovi con loro? «Sia Benedetto che Cola sono due ragazzi fantastici – ammette Pagnini – che hanno arricchito ulteriormente la nostra rosa. In più sono arrivato anche i gemelli Bibaj che tecnicamente sono mostruosi. In più non dimentichiamoci le sicurezze “storiche” come capitan Barozzi e Agostiniani. Poi c’è Sanchez che – fisicamente – è un giocatore almeno da Promozione. Purtroppo pecchiamo di inesperienza e questa cosa ci porta a farci perdere qualche punto non chiudendo le partite. Ci manca il passettino in più per puntare ai primi posti».
Non solo quello, ma anche il campo sportivo vi penalizza? «In casa per ora abbiamo già giocato in tre campi diversi: Bonelle, Boario e l’ultima al campo di Pistoia Ovest. Indubbiamente questo ci penalizza, pur dopo aver saputo a inizio anno di poter giocare al Sussidiario Turchi, cosa poi risultata impossibile. Questo campo avrebbe grandi spazi che potremmo sfruttare di più per il nostro stile di gioco rispetto a un Boario più stretto e corto, pur essendo in sintetico».
Come sei rientrato dallo stop per Covid di oltre un anno? «Dal punto di vista fisico ne abbiamo risentito un po’ tutti e ci sono stati molto infortuni anche nelle altre squadre. Piano piano ci stiamo assestando, anche il carico di allenamento dopo lavoro può essere pesante, ma uno piano piano ci fa l’abitudine. A livello emotivo mi è mancato tantissimo il calcio e il ritrovarsi la domenica per giocare. A livello di gambe ne risento ancora, perché uno può anche andare in palestra, ma giocare 90 minuti in domenica è tutta un’altra cosa. Però infine hanno fatto capire quanto uno tenga a questo sport e ai compagni di squadra e dirigenti».
Infine perché non hai mai cambiato nonostante le richieste da categorie superiori?«Per ora mi trovo bene a Candeglia. Io cerco di aiutare la squadra e di arrivare più in alto possibile. Mi farebbe piacere misurarmi con un campionato più ambizioso, ma negli anni passati sentivo che i giallorossi avevano bisogno del mio apporto. Non avendomi mai fatto mancare nulla ed essendo una famiglia non mi sentivo di abbandonarli. Nel futuro? Vivo alla giornata!».



