Michele Carrea torna al PalaCarrara da avversario con la sua Treviglio: «Giocare contro Sambugaro è sempre un’emozione»
Domenica nella sua prima volta da avversario a Pistoia, ritroverà il pubblico biancorosso. Che nel film, a dir poco avventuroso, di Michele Carrea in via Fermi, esce di scena sul più bello. 9 febbraio 2020, vittoria su Reggio Emilia, palazzetto traboccante di emozione nel ricordo di Kobe Bryant e di adrenalina grazie ad una vittoria che pare la svolta verso il lieto fine. Invece quella favola, la sua bella ultima Pistoia di A1, rimane sospesa. Dopo succede di tutto. Ma più che i “se” che sarebbero infiniti e sacrosanti nel riavvolgere il nastro, Michele Carrea sceglie di condire il conto alla rovescia al ritorno in Toscana con la sua Treviglio a base di emozioni.
«Belle emozioni» dice l’ex coach biancorosso verso l’atteso scontro diretto della 11a di campionato tra due delle inseguitrici della capolista Cantù. La sua dichiaratamente ambiziosa Treviglio e la sorpresa Pistoia, costruita con grande intelligenza da Brienza senza stravolgere l’eredità sportiva che lui e il suo ex braccio destro Sambugaro hanno seminato pur nella stagione più dura.
Fatti, non opinioni, come un fatto è lo sgambetto che la Pistoia di Brienza e dei suoi ex ragazzi gli hanno già fatto alla prima occasione. La vittoria pistoiese in SuperCoppa è stata il primo atto di quella che – vista la classifica e il valore dimostrato da di entrambe – potrebbe essere una saga sportiva interessante in seno a questa stagione di A2. Domenica spazio alla seconda puntata. «Non penso che Pistoia pur avendo vinto abbia meno motivazioni – dice Carrea -. La SuperCoppa arriva in un momento particolare, è quasi pre-stagione e non penso che avrà analogie con la gara di domenica».
Una sfida tra due squadre cresciute da settembre ad ora, con la difesa rocciosa di Pistoia alla prova dell’attacco grandi numeri di Treviglio. «Penso che la gara potrà avere tante chiavi, tanti protagonisti diversi – dice il coach della Blu Basket sulla gara di domenica -. Pistoia gioca un basket in cui toglie bene l’area; viene da una gara a Torino in cui ha vinto senza Johnson, su cui noi nella finale di SuperCoppa non abbiamo trovato contromisure. Noi possiamo avere vantaggi con quintetti con tanti tiratori, che ad oggi ci hanno consentito di avere una produzione offensiva importante. Abbiamo una taglia più leggera ma cercheremo di sopperire a questo con maggior energia. Per noi sarà un bel banco di prova in trasferta, sul campo di una squadra solida e competitiva. Stiamo facendo un percorso sportivo importante in casa, ma fuori stentiamo a gestire il ritmo».
La tensione sportiva di una gara di altissima classifica, non fa che aumentare il carico di emozioni di una serata in cui non sarà facile mettere da parte il batticuore anche per un uomo di mondo come il “dottor” Carrea. Studi da cooperante con l’indole giramondo a fianco di buone cause, oggi tutto dedito al basket alla sua bella famiglia.«Le sensazioni personali – continua l’ex tecnico biancorosso -, da professionisti, vanno messe in secondo piano. Ma giocare contro Sambugaro per me è sempre un’emozione; la mia riconoscenza verso di lui è nota a tutti. Ho lasciato una squadra in cui c’è un pacchetto italiano che ho voluto. In primis ho voluto Wheatle e Saccaggi, poi sono felice di vedere il processo di crescita di Riismaa, come di aver fatto parte di quello di Della Rosa, Del Chiaro, Allinei. Di ritrovare Luca Angella e Tommaso Della Rosa, persone con cui ho lavorato bene e che sarà bello ritrovare. Le emozioni brutte sono quelle dove c’è del risentimento e verso di loro non ce n’è».
Dopo il suo saluto improvviso in estate, a conclusione di due stagioni che avrebbero provato l’invincibile Hulk o la tempra di Gandhi, ha scelto Treviglio. Storica piazza dell’hinterland lombardo, con buon settore giovanile e soprattutto voglia di crescere.«Lo ritengo un progetto ambizioso – spiega Carrea, come sempre senza nascondersi -. È un anno zero con una nuova proprietà, novità nello staff e nel parco giocatori, per questo l’essere riusciti a fare la Supercoppa ed essere in questa posizione di classifica penso voglia dire andare nella direzione giusta. Siamo sui binari dove auspicavamo di essere».
«La mia esperienza è stata un tempo che sono orgoglioso di aver vissuto», ci dice con quell’aria da filosofo al nostro ennesimo tentativo di tirargli fuori rimpianti e crucci. Fossero solo quelli di aver dato la sensazione di aver sorretto a mani nude insieme a Sambugaro il mondo che gli stava crollando addosso. La botta morale dell’auto-retrocessione, la pandemia, l’esilio a Montecatini in tempi di coprifuoco, le convocazioni inventate dopo l’ennesimo bollettino medico avverso in una stagione in perenne ostaggio del Covid, la sua corsa verso Latina per raggiungere la squadra dopo la fine del suo isolamento: flash di una stagione, la scorsa, che a molti è sembrata invisibile, ma che invece ha segnato chiunque l’abbia vissuta.
«C’erano cose che si potevano fare meglio sicuramente – chiude -, ma penso di aver fatto a Pistoia quello che ero stato chiamato a fare. Il primo anno ci siamo fermati a 14 punti, con un record casalingo e quella gara dominata con Reggio Emilia, in una serata dall’energia difficilmente replicabile e col palazzetto di nuovo pieno. C’era tutto per credere che, nonostante il budget più basso dell’A1, ce la potessimo fare. Il secondo anno, nonostante tutto, siamo arrivati ai playoff. Ai tanti se che ci sono stati, ci penso. Ma nel tempo in cui viviamo fare queste riflessioni è un errore, perché questa situazione ha fatto danni irreparabili alle vite di tutti. Noi abbiamo la fortuna di aver quasi sempre lavorato e dobbiamo avere l’onestà intellettuale di dire che c’è chi ha perso più di noi. Nonostante una stagione senza pubblico, nonostante i limiti di questo tempo, ho avuto tante interazioni positive con la gente di Pistoia».



