Giovanni Visconti si ritira dopo più di vent’anni di gare sui pedali. Col suo grande mentore Luca Scinto ripercorriamo la sua carriera
Per ripercorrere la carriera di Giovanni Visconti, che da poco ha annunciato il ritiro, quasi nessuno è più indicato di Luca Scinto. Il torinese di origine siciliana ha infatti mosso le sue prime pedalate agonistiche proprio a Pistoia e San Baronto, dove si è trasferito sin dal 1999 quando era un Allievo. Nel 2002, sotto l’egida di Angelo Citracca che fin da ragazzino ha visto in lui le stigmate del grande ciclista, passa Under 23. La prima mossa fu affidarlo proprio a Scinto, da poco ritiratosi e in procinto d’iniziare la sua carriera da direttore sportivo. Ne è nato così un rapporto con pochi eguali nella storia del ciclismo toscano e non solo.
LA CARRIERA VENTENNALE DI VISCONTI
Con Citracca e Scinto Visconti ha raccolto le sue migliori soddisfazioni, sia da under 23 che da professionista. Dopo gli Allievi alla Milleluci di Casalguidi e gli Juniores alla G. S. Giusti di Riccardo Magrini, Visconti passa dilettante nel 2002. Già nel 2003 arriva il primo anno di grazia: coglie sia il titolo Europeo che l’Italiano a vent’anni con la maglia della Finauto, la squadra dei suoi due maestri dai dilettanti in poi.
Da professionista, dopo le prime due stagioni discrete alla Quick-Step in cui diviene Campione Italiano nel 2007, Visconti torna a San Baronto nel 2009, con lo sponsor ISD prima e Farnese Vini poi, e prosegue a mietere successi. I due Tricolori consecutivi nel 2010 e 2011 sono solo i due acuti più importanti. In tutti i tre anni con Citracca e Scinto, Visconti porta a casa anche il titolo UCI Europe, premio dato al corridore più costante nel continente durante tutta la stagione.
Grazie a quelle vittorie Giovanni riceve tante offerte importanti. Nel 2012 decide perciò di andare in una grande squadra, la Movistar, nella quale fatica la prima stagione ma si rifà nel 2013, vincendo due tappe al Giro d’Italia (tra cui l’arrivo sul leggendario Galibier). Negli anni seguenti tuttavia, esclusa la Maglia Azzurra al Giro nel 2015 e alcuni successi in corse a tappe di fascia intermedia, non arrivano altre grandi affermazioni né con la Movistar né nei due anni con la Bahrain. Nel 2019 allora, per le ultime stagioni a grandi livelli, Visconti decide di tornare all’ovile e di firmare con la Neri Sottoli. Bastano pochi mesi e giungono le ultime zampate della carriera.
Il Giro della Toscana 2019, vinto battendo il futuro vincitore di Tour e Giro Egan Bernal, è l’acuto più forte. Visconti ha poi corso per Citracca e Scinto anche il funesto 2020, partito solo a giugno per la pandemia, con lo sponsor Vini Zabù. Con la nuova maglia verdegialla Visconti ha sfiorato la vittoria al Giro, disputato ad ottobre, nella tappa sul suo Etna. Un’edizione in cui Giovanni ha anche indossato la Maglia Azzurra (ovvero miglior scalatore) prima di ritirarsi anzitempo per guai fisici. Dal 2021 ha quindi corso per la Bardiani CSF Faizané, con la quale ha disputato l’ultima edizione della Tirreno-Adriatico, suo ultimo grande evento.
IL MOTORE NELLE GAMBE
Una carriera costellata di grandi acuti a cui forse è mancata la consacrazione di un Mondiale o di una Classica? Visconti poteva chiudere prima o aspettare ancora qualche mese? A Luca Scinto l’ardua sentenza.
«Penso abbia smesso nel momento giusto – esordisce Scinto – per lui era inutile stare in gruppo solo per fare numero. Smettere a 39 anni è il momento giusto. Sono davvero in pochissimi quelli ad aver vinto corse per 20 anni con costanza ed essere stati convocati in Nazionale per 15. Non ne nascono tanti di corridori come lui». Un talento che Visconti ha messo in mostra sin da giovanissimo: «Lo conobbi nel 2002 a San Baronto, pochi mesi dopo che mi ero ritirato. Citracca mi disse che era una promessa cristallina e io lo volli testare subito. Era ancora poco più che un bambino ma m’impressionò dopo pochi chilometri. Aveva un motore nelle gambe che poche volte avevo visto nella mia carriera da professionista. Ci siamo presi fin da subito».
ANCHE CON GLI ALTI E BASSI LA STIMA C’È SEMPRE STATA
La carriera di Visconti si è senza dubbio legata a doppio filo con quella da ds di Scinto: «Senza grandi corridori non esistono grandi direttori sportivi. Lui è stato senza dubbio uno dei migliori che ho avuto e uno di quelli che mi ha dato più soddisfazioni. Gli devo davvero tanto e non lo ringrazierò mai abbastanza».
Il rapporto poi è sempre stato idilliaco, nonostante qualche immancabile litigata: «Abbiamo avuto un feeling così alto che ogni volta che correvamo io sapevo come stava dopo nemmeno un chilometro di corsa. Nessuno l’ha motivato come me, qualche volta l’ho fatto andare anche oltre i suoi limiti. Poi è inutile nascondere che pure nei matrimoni migliori ci sono piccoli periodi di frizioni, no? Ne ho avuti parecchi anche con lui, tra cui l’anno scorso quando ha lasciato la Vini Zabù, ma alla fine abbiamo sempre fatto pace. Siamo sempre stati sinceri e io gli sono stato vicino anche quando non correva per me, come ai tempi della Quick-Step».
Per Scinto Visconti ha avuto un’ottima carriera anche per doti come la pazienza e l’apprendimento. «L’importante è non nascondersi e dirsi le cose in faccia, anche quando si possiede idee diametralmente opposte. Con Giovanni non a caso il rispetto e la stima non sono mai mancati: sapeva che avevo un carattere particolare ma non me l’ha mai fatto pesare nonostante le discussioni. Era cosciente che secondo me un bravo ds non deve sottomettersi ai corridori, pure se si chiamano Visconti o Pozzato, dire sempre ciò che pensa e cercare sempre di realizzare ciò che progetta. Direi che questo feeling sia stato la base per le molte soddisfazioni che ci siamo tolti, sia da dilettante che da professionista».
CON UNA CLASSICA E L’ETNA SAREBBE STATO EN PLEIN
Alla voce rimpianti dunque non c’è una lunga lista, se non alle voci Classica e Giro 2020. «Lui è stato un top, sarebbe ingiusto dire il contrario. Tuttavia da ds credo che per evolvere la sua carriera da ottima a splendida gli sia mancata una Classica come consacrazione. Ero certo, quando era giovane, che avrebbe potuto vincere una corsa tra Sanremo, Lombardia, Liegi e Amstel. Per le corse di un giorno si vedeva che non aveva rivali in Italia, solo Nibali spesso gli stava dietro. Tuttavia sapevamo che Vincenzo avrebbe potuto esplodere nei Grandi Giri, mentre Giovanni poteva essere la carta per le Classiche. Purtroppo non ha trovato l’opportunità giusta, come invece è capitato allo stesso Vincenzo alla Sanremo 2019».
Probabilmente però il rimpianto maggiore è stato proprio il ricordo più recente: la tappa con arrivo sull’Etna al Giro 2020. «È stata l’ultima volta che ho sentito l’adrenalina scorrere in ogni parte del corpo su un’ammiraglia. Ero sicuro ce l’avrebbe fatta, bastava solo un po’ più di accortezza e pazienza in alcune fasi della salita finale. Per una squadra piccola come la nostra sarebbe stato come vincere un Mondiale. Ci è mancato il centesimo per fare l’euro. Comunque sia non deve rimpiangere ciò che non è arrivato perché quel che ha fatto lui in pochi l’hanno ottenuto. Sarà molto difficile rivedere presto uno con quel motore al posto delle gambe».


