Lucarelli sul caso Italia: «Siamo rimasti fermi a vent’anni fa»

Le parole di Lucarelli a Radio Sportiva: «Stigmatizziamo dribbling ed estro in nome della tattica. Il movimento va rifondato dal basso»

Il calcio italiano, un tempo modello per club e Nazionali in tutto il mondo, oggi appare fermo al passato. Ne è convinto Cristiano Lucarelli, che non usa mezzi termini nell’analizzare il momento del movimento calcistico nazionale. L’allenatore della Pistoiese, intervenuto mercoledì mattina ai microfoni di Radio Sportiva, ha commentato l’eliminazione dell’Italia dai playoff mondiali contro la Bosnia ed Erzegovina, offrendo una lettura critica e ricca di spunti.

«Per anni abbiamo fatto scuola nel calcio, sia con i club sia con la Nazionale, ma oggi sembriamo rimasti indietro di almeno due decenni. Nel frattempo, gli altri sono andati avanti sotto ogni aspetto e noi abbiamo perso terreno», ha dichiarato. Secondo Lucarelli, la squadra è arrivata agli appuntamenti decisivi in condizioni tutt’altro che ideali: «Ci siamo presentati a queste sfide fondamentali con tensioni e problemi nati durante il campionato. A mio avviso anche il rosso a Bastoni è influenzato da ciò che il ragazzo ha vissuto nelle ultime settimane dopo Inter-Juventus».

Il tecnico punta poi il dito sulla gestione del sistema calcio italiano, sostenendo la necessità di un rinnovamento ai vertici della FIGC. «Servono figure come Maldini e Del Piero, ma non come semplici simboli: devono lavorare concretamente sul campo, a contatto con giocatori e staff. Solo chi ha vissuto davvero questo sport può trasmettere valori autentici alle nuove generazioni». Le criticità, però, non riguardano soltanto la dirigenza. Anche dal punto di vista tecnico emergono limiti evidenti: «In queste due partite sono mancati giocatori capaci di saltare l’uomo e creare superiorità negli ultimi metri. In gare da vincere servono elementi con qualità nell’uno contro uno. Non possiamo continuare a frenare i talenti per paura dell’errore: oggi ai giovani non è più concesso sbagliare, e questo è un effetto negativo della tattica esasperata».

Lucarelli individua inoltre un vuoto creativo nel calcio italiano: «Diciamolo chiaramente, dopo Totti e Del Piero non abbiamo più avuto un vero trequartista di alto livello». Un problema che, a suo avviso, ha anche radici culturali e trova conferma nei numeri: «Ci sono dati che fotografano perfettamente il nostro declino. La velocità del pallone in Serie A è il più basso tra i principali campionati europei. Inoltre, non rientriamo nemmeno tra i primi dieci per metri percorsi in sprint. E se guardiamo ai dribbling, siamo nettamente indietro rispetto a campionati come quello francese, inglese e spagnolo».

Redazione PtSport
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