Sul tema degli impianti è intervenuto anche Andrea Di Nino: «In tutta Italia siamo abituati a lavorare in strutture di basso livello»
Non si poteva non parlare di impianti durante il talk organizzato da Pistoia Sport nel corso dell’evento del Consorzio Pistoia Basket City e Consorzio Orange. Su una tematica tanto delicata quanto attuale sono intervenuti prima Fabio Fondatori, amministratore delegato della Pistoiese, e poi Andrea Di Nino, direttore generale del Pistoia Basket. «Oggi fare sport è difficilissimo – ha detto in apertura il dirigente arancione -. Ci sono molte cose non semplici a cui adempiere, per non parlare delle nuove normative del Ministero dell’Interno che riguardano la sicurezza e tutto quello che ci viene chiesto in merito: sicurezza dell’evento, per esempio, e nello specifico il divieto delle trasferte: è roba pazzesca che dieci anni fa non sarebbe mai successa».
Fondatori è poi entrato nel dettaglio parlando della situazione della Pistoiese. «Stiamo attraversando una fase in cui alle società sportive viene affidato l’impianto per un anno e nel quale questa fa investimenti, ma poi deve “restituire” la struttura al Comune valorizzata e senza alcun beneficio concreto. In passato c’è stata poca sensibilità e spero che questa nuova giunta sia sensibile, ma non perchè la giunta precedente non ci sia stata vicina. Anzi, la giunta Tomasi ha investito molto sullo stadio. Si tratta di un problema di fondo: lo sport oggi è un attività sociale. Prima frequentavamo circoli e bar, ma queste reti sociali non ci sono più e dev’essere lo sport a trasmettere messaggi educativi. Ma per arrivare a ciò serve dedicare più attenzione e metterlo al centro delle politiche».
Una linea di pensiero condivisa anche da Di Nino, che ha preso come esempio il modello estero. «A Pistoia abbiamo una struttura adeguata alla A2, perché ci siamo abituati ad un basso livello in tutta Italia. Da noi una città come Venezia non ha un palazzetto adatto per disputare le finali LBA, Trieste ha rinunciata alla gestione del bando perché è stato chiesto al club oltre un milione per la ristrutturazione. Significa che è un problema nazionale, non della singola realtà. A Pistoia i ragazzi fanno pallacanestro gratuitamente grazie ai Playground, è come se ci fossimo sostituiti all’amministrazione pubblica. David sta spendendo tanti soldi, senza grande ritorno, e solo attraverso la sostenibilità del club si può riuscire a far sì che il club duri nel tempo e soprattutto che David rimanga per molti anni».



