L’ennesima partita fotocopia condanna una T Gema troppo vulnerabile all’uscita dall’intervallo lungo. C’è bisogno di un altro atteggiamento
Avremmo dovuto commentare il primo successo casalingo de La T Tecnica Gema Montecatini, o almeno il +16 dei 20 minuti iniziali ci aveva dato questa impressione. La gara contro Cento è stata l’ennesima fotocopia dell’inizio di questa stagione, fatta eccezione per la gara di Avellino. Una Montecatini brava ad imporsi ad inizio gara ma calante, e non poco, nella ripresa. La prestazione mostruosa di Avery Woodson e l’importante apporto di Pietro Aradori nella seconda metà di gara hanno inciso nell’economia della partita, ma La T Gema non può essere giustificata nuovamente. Questa era l’occasione di mostrare a tutti che, contro le proprie contender, i rossoblù possono essere costanti. Le prestazioni contro le prime della classe, almeno, avevano fatto pensare questo, una squadra che approccia bene la gara ma che, inevitabilmente contro squadre di alta classifica, fatica una volta che il ritmo si alza. L’esame è stato bocciato, e seppure il viaggio sia lungo qualche domanda è lecito iniziare a farsela.
LA GESTIONE DEL TERZO QUARTO
Cosa manca a questa squadra per spalmare la continuità su tutta la durata della partita? Una domanda a cui oggi è difficile rispondere, ma è importante rimanere compatti e mantenere la lucidità necessaria per trovare una risposta. Vanno sicuramente dati i meriti a Cento, brava a reagire e a rivendicare la pesante sconfitta nell’infrasettimanale contro Pistoia. Probabilmente è questo che ha fatto la differenza, la Sella ha dimostrato di volere a tutti i costi questa vittoria. Non che a Montecatini mancasse questo aspetto, ma Cento aveva una motivazione ben precisa.
I ragazzi di coach Bonacina avevano un motivo in più: un inizio di stagione difficile contro squadre alla loro portata, serviva necessariamente dare una dimostrazione ai propri tifosi. Montecatini era al primo esame contro una contender, un banco di prova che era nuovo e che poteva riservare qualche sorpresa. L’atteggiamento del terzo quarto, ad ogni modo, rimane inaccettabile per una squadra che fa del carattere il suo pane quotidiano. Serve un altro approccio alla ripresa, soprattutto quando l’avversaria è alla pari.
NON È TUTTO DA BUTTARE, ALMENO NEI PRIMI 20 MINUTI
Valutando l’intera partita, La T Gema ha dimostrato di riuscire a tenere il ritmo iniziale senza molti problemi. Ogni partita, senza tenere conto del risultato, da delle indicazioni importanti, ed era questa la sensazione uscendo dalla gara di Avellino, che aveva suggerito una buona capacità di reagire contro una squadra ben compatta. Nella prestazione di Cento è stato totalmente il contrario, ma i primi due quarti hanno visto una La T Gema padrona. Grande intensità difensiva, gioco di squadra e alte percentuali al tiro, con un Lupusor strabiliante in entrambe le fasi del gioco.
Un altro problema fondamentale nella sconfitta, se non quello più rilevante, sono stati i 14 rimbalzi offensivi concessi, di cui 7 presi da Samuele Moretti. Uno dei canestri che ha spezzato l’inerzia della partita proviene proprio da un rimbalzo dell’ex Pallacanestro Montecatini, che ha servito Aradori in angolo per una tripla. Da lì in poi Cento non si è più guardata indietro, e La T Gema non ha mai trovato il giusto appiglio per rimanere a galla. Questo è un problema da risolvere subito, in A2 la fisicità in area gioca un ruolo fondamentale e Pellegrino non è stato all’altezza della sfida, nonostante i suoi 213 centimetri.
IL GIOCO VALE LA CANDELA?
Questa è una di quelle domande che, dopo 6 partite, possiamo iniziare a farci. Nessuno mette in discussione il talento di Marquis Barnett. Un giocatore che sa prendersi tiri difficili, marcature toste e che dà l’anima a rimbalzo. In molte occasioni però il numero 44 non si è dimostrato particolarmente altruista. La memoria dei presenti richiama un’azione in particolare, dove Barnett, difeso bene in post, avrebbe potuto passare il pallone ad Acunzo o a Lupusor lasciati soli sull’arco. Il passaggio, effettuato male e in ritardo, ha trovato Acunzo in difficoltà e con poco tempo a disposizione. Il risultato? Un tiro senza costruzione, difficile e tanto tempo sprecato. È questo il passo che porterebbe Barnett da ottimo giocatore a trascinatore, un ruolo difficile da affidare ad un 23enne alla sua prima esperienza in Italia, ma con le sue qualità non sarebbe impossibile. Se evidenziamo, come spesso è accaduto, le cose buone fatte da Barnett, dobbiamo analizzare anche gli errori. Il gioco vale la candela? Ad ora, visti i risultati, è giusto fare una riflessione anche su questo.
RIALZARE LA TESTA
Contro Torino, in una trasferta difficile visto il buon avvio di campionato della squadra di coach Moretti, servirà una reazione. La stessa che sarebbe servita contro Avellino e contro Cento, adesso è innegabile che sia arrivato il momento e la tifoseria pretende un carattere diverso. La T Gema ha preso un brutto vizio in questo avvio di campionato, la ripresa molto spesso è nemica dei rossoblù. Coach Andreazza insieme al suo staff dovrà sfruttare al massimo questi 10 giorni per correggere gli errori, rialzare la testa non è solo un motto, deve essere una mentalità ben inculcata in tutti i componenti di questa squadra. Il gruppo deve unirsi ancora di più, ci sarà da soffrire rispetto all’anno scorso visto il salto di categoria, ma ciò non giustifica l’ingiustificabile. Contro Cento è stato un netto passo indietro, ora serve altro per mantenere alto il morale.
