Al PalaTerme andrà in scena un Derby di cui le generazioni più giovani hanno solo sentito parlare. Per loro sarà la prima vera volta di Montecatini-Pistoia
Se dieci anni fa qualcuno avesse solo pensato di dire ad un ragazzo nato dal 2002 in poi che il giorno del Derby sarebbe arrivato, probabilmente il giovane si sarebbe messo a ridere. Noi nati nel nuovo millennio, cresciuti a pane e basket, avevamo una concezione strana di Montecatini-Pistoia. Una partita inarrivabile, quasi sacra, ornata dai racconti dei nonni, dei fratelli maggiori e dei genitori che, da giovani, cantavano: «Mario Boni facci l’aeroplano» o che partecipavano alle coreografie degli Untouchables di Pistoia, come quella memorabile del muro.
I giovani appassionati di pallacanestro nella provincia di Pistoia possono dire di essere cresciuti, nonostante i pochi chilometri che separano le due città, in due momenti cestistici ben diversi. Dopo il fallimento della RB Montecatini, in Via Cimabue si spensero i riflettori sui campionati di prestigio. Dall’altra parte del Serravalle, invece, come dimenticarsi della promozione in A1 del Pistoia Basket nel 2013. Questo dualismo ha sempre fatto vivere in contrapposizione i giovani delle due tifoserie: da una parte chi sognava di conquistare l’Italia intera giocando nel massimo campionato nazionale. Dall’altra chi, invece, con l’innocenza che contraddistingue un bambino, sognava di vivere quello che i propri genitori avevano vissuto.
SEMBRA DESTINO
In una maniera o in un’altra sembra che gli Dei della palla a spicchi volessero dare l’opportunità a chi non lo aveva mai fatto di vivere le emozioni di questa sfida.
Se da una parte del Serravalle le certezze erano molte, con Montecatini realmente competitiva in B Nazionale, a Pistoia la permanenza in A2 vacillava. Proprio nella stagione 25/26, quella dopo il disastro dell’amministrazione Rowan, Pistoia ha seriamente dovuto fare i conti con una possibile retrocessione. Il sospiro di sollievo, arrivato dopo la serie contro Ruvo di Puglia, ha poi posto lo sguardo su Montecatini: questo derby è iniziato ancor prima dell’annuncio dei calendari. Dopo la salvezza dei biancorossi, i riflettori erano puntati sul PalaTerme, dove La T Gema ha compiuto un’impresa a dir poco storica. 15 partite di playoff, con il rischio concreto di ritrovarsi fuori al primo turno contro Chiusi. Se non fosse stato per la tripla di Josh Jackson, oggi non staremmo neanche parlando della kermesse che ci prepariamo a vivere.
Poi Treviglio e, finalmente, Roma. Nella città eterna, tenendo conto anche della qualità della Virtus, conquistare subito una gara è stato eroico. Rifarlo, quel 18 giugno a gara-5, con lo spicchio dei tifosi rossoblù in festa per la coppa conquistata, ha acceso l’entusiasmo di tutto il movimento cestistico della nostra provincia. Parliamoci chiaro, in quanti dopo gara-5 hanno pensato: «Torna il Derby con Pistoia». Da lì è partito il conto alla rovescia.
E quale modo migliore di iniziare ad assaporare il gusto di un Derby assente da 18 anni se non ritrovando il fresco in montagna in un torrido sabato di agosto. Sarà stata la brezza inusuale della montagna, ma a Bardalone, già in quell’occasione, l’aria era ben diversa. Un palazzetto messo in tiro per l’occasione e gremito di gente, che con la scusa di trovare agio dal caldo della città – perché solo una scusa poteva essere – ha visto rimbalzare il pallone tra le mani di uomini in canotta rossoblù e biancorossa.
Un’amichevole, quella tra La T Gema Montecatini e Lumos Pistoia, già giocata l’anno precedente, ma questa volta con la consapevolezza che si sarebbe disputata anche in campionato. L’aspetto più bello di quella serata sono stati gli occhi dei bambini: spalancati, attenti, lucidi, coscienti di star vivendo un’occasione speciale. Sono gli stessi occhi di chi, anche a 20 anni, si metterà la giacca per recarsi al palazzo, per una partita diversa da tutte le altre.
«PERCHÉ NO?»
Il Derby, per noi giovani, è sempre stato una cosa appartenuta agli altri. Una cosa da ascoltare, non da vivere. E allora la domanda è semplice, ma non scontata: «Perché no?». Perché non creare una nuova tradizione? Una nuova serie di eventi, che chi non ha mai vissuto il Derby racconterà ai propri figli e ai propri nipoti. Accogliere il passato e le leggende che lo hanno accompagnato è giusto, sacrosanto potremmo dire. Ma tutto ciò non deve distogliere lo sguardo da una storia che oggi, dopo 18 anni dall’ultima volta, torna a vivere un nuovo capitolo.
Questo Derby, non giriamoci intorno, non è quello del passato per tutta una serie di motivi. Tutto ciò, però, non significa che il ricordo di questo nuovo capitolo non rimanga in futuro nel cuore di tutti gli appassionati, di tutti coloro che non hanno mai veramente toccato con mano questo evento. In questa settimana è sembrato tutto troppo scontato, probabilmente ci siamo dimenticati da quanto tempo, effettivamente, questa partita non veniva giocata. Non è il momento di fare questo, bensì di apprezzare di avere l’opportunità di assistere al Derby, perché non sappiamo quando ci si ripresenterà dopo questa stagione.
Carpe Diem. Godiamoci questa partita vivendola al massimo, senza curarci delle rivalità del passato e concentrandoci nel costruirne una nuova. E chissà se, come fanno oggi i nostri genitori, ci ritroveremo davanti ad un bicchiere a parlare di La T Gema – Lumos. Lasciamoci alle spalle il passato, viviamo il presente, e immaginiamo il futuro.
E quindi buon Derby a tutti, ma ai giovani un po’ di più.

