Pistoiese, sequestro da 1,7 milioni alla ex dirigenza: cinque indagati

Il club arancione sarebbe stato strumentalizzato per operazioni finanziarie illecite. Tra i reati contestati bancarotta fraudolenta e frode fiscale

La Guardia di Finanza di Pistoia, su disposizione della Procura della Repubblica, ha eseguito oggi un sequestro preventivo da circa 1,7 milioni di euro nei confronti della precedente dirigenza della U.S. Pistoiese 1921. L’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero titolare e vagliata dal giudice per le indagini preliminari, ha portato alla luce un presunto sistema di frode articolato, messo in atto da un gruppo di cinque soggetti, tra cui imprenditori e professionisti, che avrebbero utilizzato il club per scopi illeciti.

Secondo l’ipotesi accusatoria – che dovrà trovare conferma nei successivi gradi di giudizio – l’organizzazione faceva capo a due imprenditori e due professionisti, tutti di origine campana, e a una “testa di legno” albanese, formalmente a capo della società inglese subentrata nella gestione del club. Proprio la Pistoiese, al centro dell’indagine, sarebbe stata strumentalizzata per operazioni finanziarie illecite, condotte tramite false fatturazioni, compensazioni di crediti fiscali inesistenti e appropriazioni indebite.

Le indagini delle Fiamme Gialle – basate su acquisizioni documentali, testimonianze e accertamenti patrimoniali anche bancari – avrebbero documentato come l’ex dirigenza avesse utilizzato il club per: emissione e utilizzo di fatture false per circa 900.000 euro; compensazione di 500.000 euro di crediti d’imposta fittizi; sottostima delle perdite in bilancio; distrazione di risorse societarie sotto forma di compensi indebiti; appropriazione indebita di autovetture già in uso alla società e appartenenti a una società di leasing.

Il presunto schema illecito si sarebbe sviluppato dopo un decennio di gestione stabile del club, con il passaggio iniziale a un imprenditore tedesco, poi a una società inglese formalmente rappresentata da una trentenne albanese. In realtà, secondo gli inquirenti, dietro le quinte vi sarebbe stato un imprenditore campano già coinvolto in passate gestioni nel mondo del calcio con Avellino e Trapani, coadiuvato da due professionisti campani, padre e figlio: un commercialista di 70 anni e un avvocato di 41, anche loro già attivi in contesti calcistici. A completare il gruppo, un quinto soggetto – anch’egli campano – che avrebbe emesso le fatture false tramite una sua società e gestito parte delle operazioni di compensazione fittizia.

Le misure disposte dal GIP del Tribunale di Pistoia hanno portato oggi a una serie di perquisizioni domiciliari e al sequestro di beni mobili, immobili e disponibilità economiche per un totale di circa 1,7 milioni di euro. I reati contestati – bancarotta fraudolenta, frode fiscale, emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, e appropriazione indebita – restano al momento provvisori, in attesa di eventuale conferma nei successivi gradi di giudizio.

Redazione PtSport
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