Diciotto giorni dopo l’eliminazione playoff contro il Piacenza, la società non ha ancora sciolto i nodi principali: da Lucarelli alla nuova struttura tecnica
Diciotto giorni. Tanto è passato da quel pomeriggio del 10 maggio, quando il Piacenza eliminò la Pistoiese dai playoff spegnendo, di fatto, anche le speranze legate a un eventuale ripescaggio in Serie C. Da allora, attorno al mondo arancione, è calato un silenzio che inevitabilmente fa riflettere. L’unica vera presa di posizione pubblica è arrivata venerdì scorso attraverso le parole dell’amministratore delegato Fabio Fondatori, che ha parlato apertamente di “obiettivo fallito”, invitando però tutto l’ambiente a ritrovare unità d’intenti per ripartire nel migliore dei modi.
Per il resto, nessuna comunicazione concreta, nessuna indicazione precisa, nessuna scelta ufficializzata. Ed è proprio questo prolungato momento di riflessione che lascia intuire come all’interno della società siano in corso valutazioni profonde. Perché dopo una stagione chiusa senza il ritorno tra i professionisti, pur dentro un percorso che ha riportato entusiasmo e centralità attorno alla squadra, adesso servirà capire come la Pistoiese vorrà ripartire. La piazza aspetta, e lo fa con curiosità ma anche con inevitabile apprensione. Il primo nodo riguarda naturalmente la guida tecnica. Cristiano Lucarelli, arrivato a stagione in corso e protagonista di una rincorsa che ha riacceso sogni e ambizioni, ha lasciato un segno forte. I numeri raccontano di due sole sconfitte in gare ufficiali e della vittoria della Coppa Italia, ma anche di qualche “messaggio” lanciato dal tecnico all’ambiente, esterno e non solo.
Ma il futuro del tecnico livornese è ancora tutto da scrivere. Su Lucarelli si sono già mossi altri club e, tra questi, c’è soprattutto la Ternana di Stefano Bandecchi, figura ben conosciuta dall’allenatore arancione. Un interesse concreto che potrebbe inevitabilmente incidere nelle riflessioni delle prossime settimane. Allo stesso tempo, però, anche la Pistoiese valuta scenari alternativi. E tra i nomi che circolano con maggiore insistenza c’è quello di Paolo Indiani, attuale tecnico del Grosseto e vecchia conoscenza dell’ambiente arancione. Un allenatore che rappresenta una garanzia per la categoria: dodici campionati vinti e una lunga esperienza nel costruire squadre capaci di arrivare fino in fondo. Ma soprattutto quattro promozioni in C negli ultimi quattro tentativi (San Donato, Arezzo, Livorno e Grosseto). Segnali che raccontano una società ancora nel pieno delle proprie valutazioni.
Perché non si tratta soltanto di scegliere un allenatore. Si tratta di capire quale direzione prendere. Continuare nel segno della continuità? Oppure aprire un nuovo ciclo tecnico? Cambiare qualcosa nell’organizzazione? Ridefinire strategie e obiettivi? Sono tutte domande che oggi non hanno ancora una risposta ufficiale. Ed è normale che, dopo quasi tre settimane di silenzio, l’ambiente attenda segnali concreti. Anche perché la sensazione è che questa estate possa rappresentare un passaggio importante per il futuro del club. La delusione per la mancata promozione è ancora fresca. Ma adesso serve trasformarla in progettualità. La Pistoiese dovrà decidere come ripartire. E la città aspetta di capire da chi e da cosa ripartirà il prossimo assalto alla Serie C.



