L’ex biancorosso Riccardo Cortese, oggi capitano degli Sting Mantova: «A Pistoia ci sono i ricordi più belli della mia carriera»
Non sarà mai una partita “normale”, quella di Pistoia per Riccardo Cortese. Non è questione di categoria, né di posta in palio. E’ questione di cuore, anzi di batticuore che anche per un decano dei canestri come lui si farà sentire domani quando da capitano degli Stings Mantova, si troverà ancora contro quella che per due anni (magici) è stata la “sua” curva. Non è la prima volta che torna al PalaCarrara da avversario. Eppure «il mio tornare non sarà mai normale, a Pistoia non sarà mai una partita come le altre – dice Riccardo il Conquistatore di retine, soprannome tra i tanti di uno degli eroi della promozione in A1 del 2013 – la gara contro Pistoia è la prima cosa che vado a vedere quando esce il calendario, è la prima data che mi segno. Lì ci sono i ricordi più belli della mia carriera, è un posto speciale a cui mi sono legato tanto e in cui ho tantissimi amici».
Era un ragazzo quando arrivò a Pistoia nell’estate di dieci anni fa esatti. Non più l’enfant prodige delle giovanili Fortitudo, ma comunque un giovanotto di 26 anni deciso a prendersi la rivincita su chi nonostante il ventello facile in quella Legadue stellare, gli rinfacciava puntualmente l’etichetta dell’eterno incompiuto. La firma su quella promozione che lo portò con merito a prendersi anche l’ A1 vissuta da protagonista con i diavoli volanti sono stati più di una vendetta. Riki sorridente e battagliero, biondo malandrino, incubo degli avversari e idolo delle tifose. Riki le triple ignoranti e le schiacciate da americano aggiunto, oggi uno dei pochi punti fermi (insieme ad un veterano come coach Giorgio Valli) dopo la rivoluzione estiva di Mantova. «Faccio la chioccia» ci dice. E’ il gioco delle parti del tempo che passa ma, nonostante tutto, pensarlo al ruolo del “vecchio saggio” un po’ di effetto ce lo fa. «E lo so- ride Cortese con quell’inconfondibile accento morbido della valle del Lambrusco- in quell’anno a Pistoia c’era Galanda, ma anche Guido Meini, Michael Hicks, Fiorello…io non ero proprio giovanissimo ma alla fine della storia i vecchi guru erano altri. Son passati dieci anni, ci sta che ora quel ruolo tocchi a me. Cerco di trasmettere alla squadra quello che il coach chiede e la mia esperienza».

D’altra parte a Pistoia il vecchio saggio lo fa addirittura il suo amico Lorenzo Saccaggi, ex nipotino terribile con l’argento vivo addosso di quella schiera di zii illustri. Un dream team rimasto nel cuore di tutti non solo per le vittorie ma anche per lo spirito guascone che accomunava tutti. Tanto da coinvolgere in un pazzo Harlem Shake, all’indomani dell’amara sconfitta in Coppa Italia nella fatal Trento, un generale come Paolino Moretti. Ricaricandosi così per raggiungere la vera meta di quell’anno, ovvero la promozione in A1. “A Sacca domenica come sempre gli darò uno schiaffone e un abbraccio prima della partita, poi ognuno per la sua strada- dice Cortese- ormai anche lui è un ometto- là era uno scugnizzo con tanta energia, com’è giusto che sia a quell’età”.
Domenica sarà Mantova a voler liberare l’energia dopo due settimane senza gare. Un digiuno insolito, soprattutto perché dopo due anni condizionati dai rinvii per Covid, la sosta forzata degli Stings arriva fortunatamente per “futili motivi”. Ovvero il concerto di Cesare Cremonini alla Grana Padano Arena e la scelta del club di non spostarsi in altri impianti. «Fortunatamente siamo riusciti ad allenarci forte- continua l’esterno di Cento- anche se è sempre frustante poi non giocare la domenica. La voglia di tornare in campo è grande anche se sappiamo che a Pistoia sarà una partita tosta. Stanno continuando sulla striscia dell’anno scorso , non c’è una vera stella, ma tanta coesione di squadra ed esperienza e un fattore campo che conosco bene e che dà sempre qualcosa in più».
Pistoia parte avvantaggiata, dice Cortese, in quella corsa comune a Mantova verso i playoff. «Qui in estate è cambiato un po’ tutto- continua il capitano degli Stings, due vittorie nelle prime tre gare anche grazie al 64% da tre di Riki – la dirigenza, il presidente, è quasi un nuovo inizio. La squadra è interessante e competitiva, tutti sono propensi a fare bene e sono convinto che ci siano ampi margini di crescita. Penso che più o meno abbiamolo stesso obiettivo di Pistoia, che guarda ai playoff come obiettivo minimo e parte un passo avanti a noi perchè ha tenuto giustamente lo zoccolo duro dell’anno scorso. Noi siamo una squadra nuova ma abbiamo lo stesso obiettivo. Poi quello che diciamo ad ottobre magari non vale a marzo». Soprattutto in un campionato con una formula complicata e logorante, in cui nonostante l’aumento delle retrocessioni che porteranno all’imminente riforma, le disuguaglianze tra nord e sud della classifica rimangono molto nette. E dove dalla fase ad orologio inizia un altro campionato.
In generale molte cose sono cambiate da quell’A2 in cui la Pistoia di Cortese e Saccaggi, grandi amici domani rivali, trionfò dopo una cavalcata intensa. «E’ sicuramente un campionato meno tecnico, meno tattico e molto più fisico- dice l’ex esterno biancorosso- soprattutto nei giocatori americani ma vale anche per l’A1. Prima io potevo essere un giocatore atletico, ora sarei un giocatore normale perchè di gente che va “testa al ferro” e schiaccia ce n’è tanta». No, dai non esageriamo. Uno normale, uno come tanti almeno per Pistoia, Riki Cortese non lo sarà mai. Come per lui scendere l’Appennino e uscire al casello di Pistoia, fosse solo per fare un giro sulla Sala con il suo bel bimbo, figuriamoci poi per rientrare al PalaCarrara, porterà sempre un’emozione speciale. A cominciare da domenica in cui naturalmente, a suon di basket solitamente poco “cortese” cercherà di onorare al meglio la rimpatriata con gli amici- avversari . «Sarà una gara combattuta che si gioca sull’energia e sui dettagli» ci dice. Magari decisa da una giocata da un colpo di cilindro dei due capitani. Visto che in questo inizio stagione Gianluca Della Rosa si è spesso vestito da Cortese. «Penso che vincerà chi metterà più energia- chiude Riki- che non si deciderà al primo quarto ma dopo 40’ di bagarre».



