Trionfo Meridien nel campionato juniores, vinto con tre giornate d’anticipo. Morgia: «Riportiamo il senso d’appartenenza al primo posto»
Se la prima squadra della Meridien in campionato ha commesso qualche passo falso di troppo –rifacendosi però con la Coppa Italia Promozione– la juniores ha letteralmente cannibalizzato il torneo provinciale, vincendolo con 3 giornate d’anticipo e con 16 punti sulla seconda. Numeri incredibili che testimoniano la bontà del lavoro svolto dal club larcianese, che ha investito molto sul progetto juniores ricavandone poi i frutti sperati. Grande merito va dato ovviamente a mister Massimiliano Micheli, trainer della squadra, senza però dimenticare anche l’apporto di Massimo Morgia, responsabile dell’area tecnica.
EFFETTO MORGIA
Massimo, cosa significa per la Meridien trionfare anche nel campionato juniores?
«Il risultato più bello, oltre alla vittoria del titolo in sé, è il fatto che per la finale di Coppa Italia Promozione aggregati in prima squadra ci fossero ben 7 calciatori della juniores. Questo dato testimonia che stiamo lavorando nel modo giusto. Come ho sempre detto il nostro obiettivo dev’essere quello di creare un gruppo allargato in cui tutti i giocatori -quelli dei giovanissimi, passando per la juniores fino a quelli della prima squadra– possano riconoscersi. A qualsiasi livello ormai non esiste più il senso d’appartenenza al club, cosa che invece noi stiamo cercando di far tornare al primo posto. Facendo allenare insieme le nostre squadre poi si arriva a questo: i ragazzi della juniores crescono affianco a quelli della prima squadra, e di conseguenza nel momento del bisogno possono anche dargli una mano rendendosi utili alla causa. A mio avviso dobbiamo smetterla di proporre un lavoro settoriale, tutti i componenti del club devono riconoscersi in un progetto comune: il progetto Meridien, inteso a 360°».
E adesso qual è il prossimo passo?
«Intanto far disputare a questi ragazzi i regionali, che sicuramente sono un palcoscenico importante. L’obiettivo primario, in generale, è quello di far crescere i nostri giocatori più giovani facendoli diventare delle pedine importanti sia per la prima squadra, ma anche per club di alto livello. Un settore giovanile come il nostro dovrebbe puntare a formare calciatori che poi possano esser chiamati da Fiorentina, Milan o Juventus. Inoltre mi piacerebbe molto che, tra 3 o 4 anni, la prima squadra fosse interamente formata da giocatori cresciuti nella Meridien, con una trafila alle spalle fatta con la stessa maglia. Ecco che quindi torniamo al concetto di appartenenza sopra citato. Così facendo si va a valorizzare non solo un settore specifico del club, ma tutta la società. Il cambiamento che vogliamo apportare è ambizioso, ma chi mi conosce sa che quando sposo un progetto è perché ci credo al 100%».
In questi primi mesi a fianco della juniores e della prima squadra cosa ha fatto nello specifico?
«A differenza di ciò che molti pensano non sono venuto per fare l’allenatore, assolutamente. Io non ho mai messo bocca sulle scelte di campo. Non mi sono mai posto al di sopra dei mister: ovviamente parlo con loro dopo le partite dicendoli cosa mi è piaciuto e cosa meno, ma questo fa parte del mio ruolo di responsabile dell’area tecnica. Questo compito non invade mai lo spazio del coach, che resta una figura centrale nel progetto tecnico. Io ho smesso di allenare proprio perché mi interessava provare a fare qualcosa di diverso, e alla Meridien ho trovato le condizioni che cercavo. Qui tutti sono estremamente appassionati e remano nella stessa direzione, ciò che posso fare io è mettere al servizio della società la mia esperienza, lavorando per far crescere questo club».
LE PAROLE DI MISTER MICHELI
Mister, questo è il primo campionato vinto a 5 anni dalla nascita del settore giovanile: perché proprio questa stagione è stata quella buona?
«Essendo un club abbastanza giovane prima di tutto abbiamo dovuto imparare a camminare, poi a correre, e infine a lottare sul serio per determinati obiettivi. Quest’anno abbiamo fatto l’ultimo step andando ad inserire nelle caselle giuste i tasselli mancanti. La soddisfazione è ancora più grande se penso al lavoro fatto dalla società per allestire una rosa completa come la nostra, che può vantare sostanzialmente due giocatori per ogni ruolo. Questo ci ha permesso di non andare mai in difficoltà a livello numerico, potendo sempre contare su ragazzi volenterosi di dare il proprio contributo. Il campionato vinto, ovviamente, è soprattutto merito loro. Non a caso su 25 calciatori almeno una quindicina, durante la stagione, sono entrati a far parte dei convocati della prima squadra, dando prova di essere pronti anche per palcoscenici più importanti».
Quali sono state, secondo lei, le partite più significative?
«In primis direi la sfida del 19 novembre in casa del Ponte Buggianese, in cui andammo sotto 2-1 riuscendo poi a ribaltare il risultato. In quel momento c’era grande equilibrio nei piani alti di classifica, vincere una partita del genere sicuramente ci ha dato un grande slancio. Un’altro sparti acque è stato il match di ritorno contro il Pistoia Nord, che ci vide andare in svantaggio a 5 minuti dalla fine del primo tempo salvo poi portare a casa i 3 punti nella ripresa. Oppure anche la partita del 3 dicembre contro il Via Nova (vinta 2-1), dato che fino a quel momento eravamo entrambi primi a pari punti. Oltre ai risultati in sé, però, la cosa importante è stato veder crescere i ragazzi. Del Fa si è consacrato grazie ad una stagione da 23 goal, Lucarini -classe 2005- ha trovato la sua dimensione, anche in porta D’Angelo ha fatto grandi cose. E potrei andare avanti per ore, ognuno dei miei giocatori sarebbe da lodare».



