L’ex vice coach del Pistoia Basket, adesso a Trento, celebra l’impresa biancorossa: «Ma la Gtg era la mia favorita assieme a Cremona»
Una festa nella festa. La promozione del “suo” Pistoia Basket, suo non solo per ovvie questioni di cuore, ma perché gran parte degli eroi di questa stagione gli sono cresciuti sotto gli occhi tra afterhours in palestra e sedute di tiro extra, ha stravolto il classico cerimoniale con cui Fabio Bongi celebra ogni anno l’anniversario del grande salto vissuto nel 2013 in prima persona. «Il 22 giugno scatta puntuale l’appuntamento con YouTube per rivedere le immagini di quella incredibile gara5 con Brescia – ci dice il coach pistoiese da Trento dove è reduce dalle soddisfazioni di un secondo anno importante da assistente dell’Aquila in A1 – Video, quelli del delirio dentro e fuori il PalaCarrara, che ho visto un milione di volte e non mi stanco mai di farlo perché quegli attimi me li porterò dentro tutta la vita».
Il 22 giugno, una sorta di Natale sportivo in casa Bongi, con un protocollo stretto stile visita di stato di Mattarella, parte con la telefonata a Paolo Moretti di cui più che semplice “vice” fu braccio destro, fido scudiero e angelo custode nel suo quasi settennato in via Fermi lustrato dalla promozione e da un esordio in A1 da sballo con i “diavoli volanti” a spaventare Milano. Un tuffo nei ricordi, un aneddoto sempre nuovo da tirar fuori con il tecnico aretino, oltre naturalmente alla menzione per la colonna sonora incontrastata di quella stagione da batticuore suggellata non per niente con la romantica “Non Amarmi” cantata sul pullman delle trasferte in duetto proprio dall’ex Paolino la peste dei favolosi anni Novanta del basket nostrano con l’ex DJ Civi. Un successo travolgente suggellato dall’indimenticabile esibizione alla cena di gala per la promozione ora come allora nel quartier generale dello sponsor Tesi Group. Stavolta però qualcosa di diverso c’è stato nel copione del secondo giorno d’estate è una gioia ravvivata dalla nuova impresa biancorossa. Seguita con attenzione da quella Trento, laboratorio di buone pratiche per la sopravvivenza nel basket di vertice 2.0, con cui il tecnico pistoiese sta già lavorando per la prossima stagione e con cui tornerà a Pistoia da avversario. «Quando l’ho realizzato, mi è venuto il magone – confessa Bongi – Io non sono mai stato avversario di Pistoia in tutta la mia vita e da quando sono partito nell’estate 2021 per venire a Trento, non sono più rientrato al PalaCarrara. Non so come reagirò nel rivedere quella curva piena, mi viene già ora la pelle d’oca».
Dell’ultima Pistoia di A1, quella del sogno salvezza interrotto della squadra allenata con Michele Carrea prima dal Covid e poi dall’autoretrocessione, Bongi è stato uno dei protagonisti. Come pure della difficile ripartenza appena tre estati fa, ma nonostante questo il tecnico si smarca dalla sorpresa generale intorno al ritorno in alto dei biancorossi. “Posso dire di aver azzeccato dall’inizio il pronostico dell’A2” dice ridendo, sapendo che nonostante la faccia pulita da eterno ragazzo dei canestri pistoiesi, non ci crederà nessuno. “Ho pure le prove – continua Bongi – io ad inizio anno avevo detto che le mie favorire erano Pistoia e Cremona, non mi sono mai nascosto. La narrazione del “non ci hanno visto arrivare”, dello sfavorito, del pronostico ribaltato è affascinante ma Pistoia aveva una coppia di americani di assoluto livello. Marco Sambugaro dopo la parentesi Huggins, ha scovato dal nulla uno come Zach Copeland. Carl Wheatle in A2 è un terzo americano e in pochi hanno due giocatori d’esperienza come Lorenzo Saccaggi e Daniele Magro. Della Rosa è l’hombre del partido, a Pistoia è anima e cuore e il parziale di gara5 a Cantù lo dimostra».
Il primo di una lunga serie di messaggini verso quel ragazzino che come lui nella sua vita ha passato più tempo in via Fermi che a casa, con cui ha condiviso il passaggio dalla curva al campo pur con ruoli diversi, fortificato dalla vita non sempre dorata del profeta in patria, è partito lì. Probabilmente già con un mezzo groppo in gola. «Quel parziale di Gianluca nella gara decisiva con Cantù nel giorno del compleanno della persona più importante dello sport pistoiese che purtroppo non c’è più, è stata una favola nella favola – riferendosi alla più “bella” tra le vittorie di una semifinale ribaltata dallo 0- 2 proprio nel giorno del compleanno di Roberto Maltinti – una delle tante congiunzioni astrali da brividi. Insieme alla tenacia con cui Nicola Brienza ha inseguito Jordon Varnado, che voleva già dai tempi in cui era qui a Trento. Finalmente lo prende e vince il campionato. Per non parlare di Saccaggi che dieci anni dopo ripete l’impresa, sposa la causa di Pistoia, torna dopo tanti anni e la riporta in A1. Proprio nei giorni del decennale della nostra promozione. E’ la poesia del nostro sport. Sono molto contento per tutta Pistoia, per i tifosi, per Marco Sambugaro e per la sua meticolosa organizzazione, per lo staff tecnico e atletico che conosco benissimo ma fatemi dire una parola anche per Tommaso Della Rosa. Quando gli diedi le chiavi del mio armadietto, gli dissi che ero felice di averlo passato da allenatore pistoiese ad un altro pistoiese. Ecco ora, con questa promozione, ha raccolto in tutto l’eredità di un pistoiese che vince a Pistoia».
Pur con l’adrenalina in circolo, appare chiaro che la distanza tra A2 e A1 è aumentata rispetto a 10 anni fa. Pistoia ha un portafoglio low cost ma il caso della ricca Verona, che ha preso e perso la massima serie in un anno, è lì a ricordare che il salto è roba stile record di Fiona May dei tempi d’oro. «Il salto c’è – dice Bongi – soprattutto a livello di regole e di organizzazione. L’A1 impone a tutti di essere una società strutturata che non può lasciar nulla all’improvvisazione. Detto questo, sul lato sportivo la stagione ha ribadito che, a parte le due marziane che si sono contese lo scudetto, il resto è un campionato livellato in cui se riesci a metter le pedine giuste nei posti giusti nel motore che hai dentro e che in buona parte penso verrà riconfermato, si può fare un campionato competitivo. L’A1 è un campionato in cui le Coppe incidono moltissimo, di scivoloni se ne sono visti tanti. Sono sicuro che il Pistoia Basket abbia chiaro cosa andrà a fare e che ci siano le condizioni per fare la serie A con umiltà ma spinti anche dalla gioia di stare in un campionato così importante».
Per capire come si scala l’Everest, missione che a detta dello stesso presidente Capecchi spetta al club dopo il miracolo sportivo della squadra, il modello Trento rimane un punto di riferimento non solo per gli amanti di alpinismo. L’Aquila Reale del basket italiano ha basi solide anche in virtù degli investimenti nel sociale che aiutano il radicamento sul territorio e la crescita di un settore giovanile plasmato da un talent scuot esperto e visionario come Marco Crespi. Un sistema collaudato in cui anche un cambio di allenatore, quello attuale tra Molin tornato nella sua Venezia e Galbiati, non cambia un progetto proiettato sul futuro di cui il tecnico pistoiese è un punto fermo. «Siamo reduci da una stagione molto positiva – chiude Bongi – siamo state le poche società a fare il 5+5, schierando di fatto 6 italiani tra cui oltre ai vari Flaccadori e Spagnolo, ci sono due ragazzi della cantera trentina. Siamo stati tutto il campionato tra le prime 8, abbiamo fatto i playoff da sesti e siamo arrivati ad un tiro da tre dalla Top 8 di Eurocup. Ora speriamo in molte conferme per continuare a portare avanti il progetto di crescita continua del club».



