Nel giorno dei saluti della Gema al playmaker spuntano retroscena svelati dal diretto interessato con due post sui social in poche ore
Nella lunga estate italiana caldissima arriva come una bomba d’acqua la fine della storia d’amore tra la Gema e Marco Laganà. Nel giorno in cui la neonata società presieduta da Lulli ha salutato il playmaker calabrese è proprio il classe 1993 a stupirsi del suo addio, rispondendo personalmente sulla pagina Facebook della società montecatinese al post pubblicato dal sodalizio rossoblù. Un addio che per Laganà, evidentemente, non era preventivato, tanto che l’esterno nativo della provincia di Reggio Calabria – riferendosi al club – si stupisce di essere stato mollato così, facendo passare in secondo piano «la stretta di mano tra due persone». E per rincarare la dose, in serata, Laganà ha anche aggiunto elementi e dettagli con un post sul suo profilo facebook in cui si è ulteriormente sfogato pubblicamente.
Raggiunto telefonicamente, proprio il diretto interessato ci ha approfondito la questione, riavvolgendo il nastro e partendo dall’inizio di questo 2023. Con il fallimento di Firenze per il playmaker classe ’93 è iniziata l’avventura con la società presieduta dal patron Cardelli.
«Sia il presidente che il general manager della Gema mi avevano tempestato di chiamate e messaggi facendomi propendere di scegliere Montecatini, inorgoglito da tutta questa attenzione. Al momento di firmare il contratto oltre all’accordo – che sarebbe scaduto alla fine della stagione sportiva 2022-23 – mi erano stati proposti anche altri due anni in rossoblù. Avrei firmato subito, ma per l’interesse della società mi era bastato accordarmi fino al termine della stagione e “limitarmi” a una stretta di mano tra gentiluomini che avrebbe rimandato tutto a fine campionato. Non avevo motivo di pensare alla malafede e mi sono fidato».
L’inizio dell’avventura per Marco a Montecatini era subito stata ottima con una media punti altissima (24 a partita) e la salvezza della società arrivata in primavera con il successo in gara-4 a Pavia nei play-in. Da qualche mese però erano iniziati i problemi fisici per Laganà, stoico nel portare in fondo una stagione nonostante la rottura del legamento scafo lunato, rinviando il necessario intervento chirurgico a campionato concluso per non lasciare in difficoltà club e compagni. A giugno ecco l’operazione: «La società sceglie di mandarmi a fare un controllo a Firenze insieme al medico della Gema, l’unico che è stato sempre con me – continua Marco – e optare in seguito di operarmi a Torino. Alla fine dell’operazione spuntano dei problemi di pagamento e in pratica sono costretto a saldare di tasca mia l’intervento dopo esser stato accusato di aver scelto di operarmi a Torino di mia spontanea volontà».
Per Marco però non è tutto: «Quando si è parlato in seguito di stipulare l’accordo per le due stagioni successive già ventilato a gennaio nessuno si è più fatto sentire. Si sono nascosti tutti dietro un dito. Poi, con il cambio della società, il nuovo presidente Lulli giustamente non c’entrava più niente con gli accordi prima del suo insediamento».
Laganà però rivendica il suo ruolo nella salvezza di Montecatini, lamentando al tempo stesso un trattamento a lui dedicato ritenendolo non adeguato. «A me dispiace, perché con il senno di poi io mi sarei operato a fine febbraio così da essere pronto per l’inizio della stagione e invece son stato ingenuo. Ho deciso di fare l’interesse della squadra e cercare di salvarli. Senza la mia presenza sarebbero arrivati in B nazionale? Assolutamente no. Ecco, questa è stata la riconoscenza», sentenzia Laganà.
«A fine luglio mi trovo senza squadra e con una mano operata e pagata da me. Non pensavo che queste persone si sarebbero comportate peggio di quelle di Firenze, ma purtroppo è stato così. Hanno fatto gli amici, ma poi non hanno rispettato gli accordi presi verbalmente al mio arrivo a Montecatini. In giro circola la voce che io sono ingombrante, che dico cavolate, ma pretendo solo che le persone portino rispetto come io faccio con loro – dichiara ancora Laganà -. Io non ho offeso nessuno, ho giocato infortunato e loro mi hanno ricambiato in questo modo. Se questo significa avere un caratteraccio, allora ben venga il mio carattere!».
«Purtroppo ormai non mi stupisco più – continua rammaricato Marco – in questi anni che gioco ne ho vissute talmente tante che potrei scrivere un libro di barzellette. Perché parlo ora? Voglio evitare che si ripetano questi comportamenti». Nonostante gli strascichi finali, c’è comunque spazio anche per delle belle parole sull’esperienza in rossoblù: «Peccato, perché a Montecatini in questi pochi mesi mi sono trovato benissimo, dalla super accoglienza all’arrivo da parte dei tifosi a un girone vissuto da protagonista in cui ho stretto grandi rapporti con i compagni e con lo staff». Infine, insieme ai tanti dubbi sul futuro, un’unica certezza. «Per il momento non so cosa farò, ne ho avuto contatti con altre squadre: penso solo a rimettermi con questa situazione della mano. L’unica certezza è che andrò a Livorno a vedere giocare mio fratello».



