La storia d’amore tra l’Aglianese e Jury Raimondo, capitano nello storico triennio d’oro dei neroverdi, è pronta per un nuovo capitolo
Tre scalate consecutive, dalla Prima Categoria fino alla Serie D, una Coppa Toscana di Prima Categoria, una Supercoppa di Promozione e una Supercoppa d’Eccellenza. Questo lo strabiliante palmarès di Jury Raimondo con l’Aglianese tra il 2015 ed il 2018. A tutto ciò si aggiungono ben 58 presenze, condite da 7 gol e, come nelle migliori favole, dalla fascia di capitano al braccio. Oggi l’AM Aglianese riparte ancora una volta dalla Prima Categoria ed ha deciso di affidarsi nuovamente a Raimondo per tentare di replicare le gesta di quel triennio d’oro.
Ad Agliana hai vinto tutto, quale annata ti è rimasta particolarmente nel cuore?
«Sicuramente l’ultima. L’Eccellenza è un campionato difficilissimo e non partivamo come favoriti ma abbiamo comunque fatto l’en plein. C’erano almeno altre tre o quattro squadre molto forti e a dicembre abbiamo anche cambiato l’allenatore. Da gennaio in poi però partì la cavalcata finale e non sbagliammo quasi più nulla. A cinque giornate dalla fine eravamo terzi ma con tutti gli scontri diretti ancora da giocare. Facemmo sempre risultato e il resto direi che è storia. Che giocatore sono adesso? Lo stesso ma con qualche anno in più (ride, ndr). L’età per noi giocatori significa molto, ma si sopperisce grazie all’esperienza acquisita nel tempo. Torno qui con un bagaglio importante e sono sicuro che riuscirò a dare una mano anche ai ragazzi più giovani».
Ci puoi raccontare qualcosa di quel triennio magico?
«Sono stati anni indimenticabili. Me lo dissero fin da subito che l’idea era quella di vincere tre campionati consecutivi, ma si sa che nel calcio è sempre difficile vincere un campionato, figuriamoci tre! Anche se la squadra è forte sono tanti i fattori che decidono il bilancio finale: fortuna, episodi e gestione dell’ambiente sono aspetti imprescindibili. In prima categoria eravamo nettamente i più forti, ma già nell’anno di Promozione le cose iniziavano a farsi difficili. Dovevamo riconfermarci e ormai tutti sapevano chi era l’Aglianese. Poi come ti ho detto c’è stata l’annata in Eccellenza, durissima ma sicuramente la più soddisfacente. A fine anno dovetti lasciare perché era pressoché impossibile far coesistere calcio e lavoro. Un po’ mi dispiace non aver giocato in D con l’Aglianese, ma sinceramente non ho rimpianti e guardandomi indietro posso dire di essere stato fortunato a vivere un’esperienza così».

Rivedi qualcosa di quell’Aglianese nella rosa attuale?
«Le situazioni sono completamente diverse, ma ho rivisto il tanto entusiasmo e soprattutto un gruppo sano, il che è difficile da trovare. C’è anche tanta ambizione, ma forse meno fretta di vincere subito, a differenza del passato. Quest’anno il primo passo è quello di mettere le radici e stabilizzarci a livello strutturale, dopodiché puntiamo ad essere protagonisti in campionato ed in coppa, poi se la promozione non dovesse arrivare ci riproveremo l’anno prossimo. Ripetere un triplo salto di categoria è quasi impossibile, anche perché i dettagli fanno la differenza a tutti i livelli. Ora come ora abbiamo tanta carne al fuoco e quasi tutto l’organico è nuovo, sia a livello di prima squadra che di settore giovanile. Dobbiamo imparare a conoscerci, ma sono sicuro che potremo toglierci delle belle soddisfazioni se restiamo uniti».
Cosa ti ha spinto a tornare e che ruolo avrai?
«La società ha in mente un bel progetto, a mio avviso il migliore della zona in queste categorie. L’ambiente stesso è stato fondamentale: ad Agliana non potevo dire di no. Non sono più giovanissimo, ma qui ho l’occasione di esprimermi ad un ottimo livello e questo mi dà tanta energia. Lottare su tutti i fronti stimola moltissimo noi calciatori. Obbiettivo personale? Portare la mia esperienza ed i miei valori all’interno dello spogliatoio, ma anche dare un grande contributo calcistico. Ho alle mie spalle una ventina di campionati in queste categorie e so cosa c’è da fare per far sì che le cose vadano nella direzione giusta. Durante l’anno capiteranno tante situazioni diverse, e ognuna andrà gestita in un determinato modo. La nostra fortuna è quella di avere un gruppo omogeneo, con tanti giovani e anche tanti senatori pronti ad intervenire sia a parole che nei fatti».




