La sconfitta contro una modesta Reyer ha reso evidenti i problemi in casa Estra Pistoia. E da qui può anche iniziare una crisi profonda
Se qualcuno non avesse seguito l’inizio di campionato delle due squadre che si sono sfidate domenica al PalaCarrara, potrebbe stupirsi dinanzi a quanto segue: quella che non si è mai allenata al completo sin dal principio non è l’Estra Pistoia. Certo la classifica, altrettanto stupefacente, avrebbe potuto giungere in aiuto, ma non sarebbe comunque bastata a fermare i dubbi durante la visione della partita. Beninteso, non siamo qui a parlare di una sconfitta clamorosa e non ci siamo dimenticati certo del valore del roster veneziano. Il punto, o meglio i punti sono altri e di diversa natura.
La settimana che ha separato la sfida con la Reyer dal successo esterno di Cremona è stata probabilmente tra le più intense che si siano mai vissute a Pistoia da diversi anni a questa parte. Gli episodi che hanno posto sotto la luce dei riflettori gli anomali meccanismi ed equilibri che “regolano” il rapporto presidente-coach hanno sicuramente contribuito ad esacerbare gli animi. Non solo quelli della piazza in generale, ma anche dello spogliatoio. Elementi e fatti dal peso specifico enorme, da cui però bisogna pur provare ad affrancarsi per concentrarsi sulla squadra in campo. Un altro fatto, un’altra prova di ciò che non sta funzionando.
SE QUESTA È UNA SQUADRA
Dopo quasi un mese dall’inizio del campionato non si possono trarre conclusioni definitive, ma si può senza dubbio compiere un’analisi che si regga su dei dati. Le vittorie contro Napoli e Cremona, alla luce dell’ultima gara giocata, appaiono sempre di più frutto degli exploit dei singoli (Silins e Forrest nella prima, Rowan nella seconda) piuttosto che di un miglior gioco di squadra rispetto all’avversaria di turno. Certo, non si può non riconoscere ai biancorossi un encomiabile atteggiamento in entrambi i successi e anche nella sconfitta contro la Virtus. Ma un conto è l’atteggiamento, ben altro è il gioco.
I risultati positivi hanno fuorviato e distolto l’attenzione da una crescita del collettivo che, nei fatti, non è mai avvenuta. E solo una sconfitta senza appello contro una Reyer modesta, incerta e con ancora diversi cerotti addosso poteva darne dimostrazione. Aldilà del potenziale della squadra di coach Spahija, un team con dei punti fermi a livello tecnico, nel proprio palazzetto, avrebbe avuto serie possibilità di vincere. All’Estra è bastato subire qualche mini-break nel terzo quarto per perdere completamente il contatto con la gara. Un paradosso, come lo è vedere la sconfitta quando si è solo a -9 con tutto un quarto da giocare o a -13 poco dopo. Normale, invece, se chi deve recuperare non ha i mezzi per farlo.
E non avere i mezzi vuol dire affidarsi o lasciare che si prenda sempre il tiro uno che poi ha chiuso con 4/17 dal campo. Vuol dire non difendere e non attaccare mai di squadra, lasciando praterie al primo blocco e non muovendo mai la palla con l’intento di liberare un compagno al tiro. Una confusione generalizzata per cui non bastano le giustificazioni e su cui ha finora risolto poco o nulla l’inserimento in corsa di Semaj Christon. L’ex Brescia lo si è visto spesso irritarsi e alzare la voce con i compagni, non trovando lui stesso la minima continuità e mettendosi anche poco al loro servizio. Nessuno scarico, transizioni sprecate, diversi errori in appoggio: questi altri aspetti emersi dalla sfida con la Reyer.
L’ELEFANTE NELLA STANZA
Le tante cose che non hanno funzionato nell’ultimo impegno di campionato dell’Estra Pistoia ci restituiscono, purtroppo, le impressioni negative e non certo campate per aria della pre-season. Quelle di una squadra irrisolta e priva di certezze. L’arrivo di Christon non ha permesso a Forrest di evolversi come realizzatore, tutto il contrario. Contro la Reyer, inoltre, il folletto di Pompano Beach è stato rimandato in panchina proprio dopo essersi sbloccato da dietro l’arco con due triple consecutive. Un mistero, vista la serata al tiro di diversi suoi compagni. Così come è un mistero anche il lavoro fatto su Childs, giocatore con dei limiti ma anche con qualità da sfruttare.
E lasciando perdere altri enigmi, tipo cosa si vuole fare con Eric Paschall, è chiaro che questa serie di quesiti irrisolti non fa altro che riportarci all’elefante nella stanza. Ossia che questa squadra, per come è composta, ha bisogno di tutto tranne che di ulteriore confusione nella propria gestione. Anche perché la sconfitta contro Venezia, nella sua importanza all’apparenza relativa, può rappresentare il primo passo verso una vera e propria crisi interna e di risultati. Sperando che influenze e virus smettano di condizionare il lavoro in palestra, la prossima trasferta di Varese sarà già decisiva in questo senso.
Il tempo è l’unica cosa che ancora favorisce una buona evoluzione degli eventi in casa Estra Pistoia. A patto ovviamente che la nave ritrovi un proprio timoniere e che ad esso sia riconosciuto tale ruolo. Dopo quanto successo in questi ultimi giorni, sarebbe la migliore delle conclusioni possibili. Altrimenti si andrà avanti, o al limite si cambierà. Resta il fatto che, di fronte alla preminenza dei risultati, ad ognuno degli attori coinvolti spetterà poi, come è sempre stato e sempre sarà, la giusta percentuale di meriti e di responsabilità.


