Al PalaCarrara una Reggio Emilia tutt’altro che ridimensionata

Nonostante le partenze eccellenti, la Reggio di coach Priftis ha approcciato bene la stagione. Occhio ai colpi della “Smith & Winston”

La prima versione della Reggio Emilia targata Dimitris Priftis ce la ricordiamo ancora. Un basket dinamico e bello esteticamente, grazie soprattutto al talento di interpreti capaci di spostare gli equilibri in Serie A. Briante Weber e Langston Galloway sugli esterni, Darion Atkins e Tarik Black sotto le plance sono stati il segreto di una stagione vissuta sempre nella parte alta della classifica e chiusa con il quinto posto. Tutti nomi che, però, non hanno proseguito per diversi motivi il loro percorso alla corte del coach ellenico. La Unahotels ha dovuto dunque riallestire in parte il proprio roster, partendo comunque da importanti conferme, soprattutto nel gruppo italiano.

Si è presto pensato, al momento dello start del campionato, che Reggio dovesse in virtù di ciò passare da un’annata di ridimensionamento e quindi di transizione. Pronostici che per ora non sono stati rispettati, visto lo score positivo sia in LBA (prima di perdere l’ultima con Brescia, erano tre vittorie di fila) che nella Basketball Champions League. Gli emiliani sono riusciti infatti ad ottenere risultati importanti, cedendo finora solo a due delle squadre più in forma (Trento e Brescia) e trionfando addirittura su un campo molto ostico come quello di Trieste. La prossima avversaria attesa al PalaCarrara, dunque, tutto appare tranne una squadra che ha abbassato le proprie aspettative e ambizioni.

LA “SMITH & WINSTON”

L’unica conferma dello scorso anno nel comparto stranieri risponde al nome di Jamar Smith. La guardia trentasettenne rappresenta ancora oggi una risorsa inestimabile da far alzare dalla panca. In alternativa o anche in coabitazione con l’altro faro di questa stagione, ossia l’ex Washington Wizards e Bayern Monaco Cassius Winston. I due rappresentano di fatto l’arma capace di scardinare le difese avversarie e per ora hanno raccolto rispettivamente 14.6 e 14.2 punti di media. Subito impattante dunque il nativo di Detroit, di cui a Reggio hanno immediatamente apprezzato le doti di ball handler e la capacità di costruire il tiro dal palleggio. Senza considerare, poi, il 56.3% da dietro l’arco.

Questo duo USA è quindi la punta di diamante di un reparto esterni che può contare anche sull’apporto di Jaylen Barford, visto già in Italia con le canotte di Pesaro, Virtus Roma e Vanoli Cremona e reduce da un più che proficuo triennio al Lokomotiv Kuban. In quanto successore in pectore del fuoriclasse Galloway, la sua sarà comunque una stagione complessa proprio per questo scomodo paragone. Tuttavia i 13.8 punti (col 25% da tre) ad allacciata di scarpa rimangono un buon dato dal punto di vista del rendimento.

A chiudere le rotazioni ci sono poi due profili di grande affidabilità come Lorenzo Uglietti e il capitano Michele Vitali, rispettivamente al secondo e al terzo anno con la canotta della Reggiana. Ovviamente anche il loro minutaggio è giocoforza consistente quanto le loro responsabilità, soprattutto per quanto riguarda l’ex Brescia, il cui tiro dalla lunga può ancora risultare estremamente mortifero. Un pacchetto esterni, dunque, che non ha di certo perso molto rispetto alla scorsa stagione in termini di pericolosità.

ALFIERI E TORRI DI REGGIO

Lo scacchiere di Priftis non è tuttavia dotato di una lunga scorta di pezzi da schierare. La parola d’ordine è quindi “adattabilità”, termine che fa rima con Sasha Grant. L’ala cresciuta al Bayern Monaco ha dimostrato una crescita costante e rimane uno specialista difensivo irrinunciabile per coach Priftis. Anche perché ciò che non manca senza dubbio a Reggio sono le torri. Partendo dai quattro, al confermato Matteo Chillo è stato affiancato dall’ex Pesaro Kwan Cheatham. Per ora non proprio l’inizio atteso, ma il prodotto di Akron ha centimetri e una mano educatissima anche da dietro l’arco.

Ma la torre e autentico gioiello della Pallacanestro Reggiana risponde al nome di Mouhamed Faye. Il classe 2005 prodotto delle giovanili è al suo secondo anno da senior e ha subito mostrato i muscoli: 11.6 punti, 8 rimbalzi e 2 stoppate di media a gara. E a determinate condizioni, in futuro, potrebbe anche essere convocabile dall’Italbasket: vista la tradizione recenti in termini di pivot, equivarrebbe ad un miracolo. Reggio punta molto su di lui, anche se non vuole neanche caricarlo immediatamente di eccessive responsabilità.

Per questo, dopo il primo anno di apprendistato presso un signore di nome Darion Atkins, quest’anno Faye condivide lo spot con Stephane Gombauld. A Sassari non è che ne hanno pianto la partenza ma il francese, con i 10.9 punti di media e il 67.8% da due registrati in Sardegna, rimane comunque una valida alternativa all’interno del pitturato. A differenza di Varese, quindi, Pistoia si ritroverà davanti una squadra in grado di pareggiarla in termini di fisicità e presenza sotto i tabelloni, seppur i pivot reggiani appartengano all’impostazione più classica e tradizionale del ruolo e della sua interpretazione. Ciò rende quindi Reggio una delle squadre più pericolose del campionato nel gioco in pick n’roll.

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