A -2 dalle Final Four, Stanic suona la carica: «Gruppo, staff e dirigenza, qui è tutto super. Momento cruciale della stagione, sono al servizio della squadra»
Il suo nome resta il più chiacchierato, sin da quando ha mosso palla per la prima volta dal suo ritorno in maglia rossoblù. Nico Stanic è il più osservato dagli addetti ai lavori, il più incitato dalla tribuna, il più salutato (o ri-salutato) da vecchi e nuovi tifosi. Il veterano argentino è al lavoro per integrarsi al meglio con la realtà che lo ha appena accolto, una La T Tecnica Gema Montecatini che fra due giorni entrerà nella fase più calda del suo cammino con la semifinale di Coppa Italia al PalaDozza di Bologna: «In realtà l’ambiente che ho ritrovato qui è più o meno lo stesso che ho lasciato – ci racconta il numero 77 dei termali –, la passione per la pallacanestro è la stessa di sempre. Chiaramente adesso con due squadre in città le cose sono cambiate, ai tempi non me lo sarei mai immaginato. Però è un qualcosa di bello, in città è riesplosa la voglia di basket».
GRUPPO SUPER, SOCIETÀ AMBIZIOSA
L’ex-Fabriano e Salerno è stato il colpo del mercato di riparazione di La T Gema, l’innesto che chiude il cerchio del talento e della profondità di un roster da Final Four (e non solo?). A pochi giorni dal suo arrivo, Stanic sembra già un membro di lungo corso dello spogliatoio, come ci spiega lui stesso: «Gruppo, staff, dirigenza…è tutto super. Ci sono giocatori esperti che sanno quello che possono fare e come affrontare le varie situazioni. Chiaramente io mi sto inserendo piano piano, ci vorrà un po’ per entrare in sintonia, però so che devo fare il più veloce possibile. Adesso, infatti, ci giochiamo tante cose importanti: dalla Coppa al piazzamento in campionato. Tutti mi avevano parlato bene di questo ambiente, anche i giocatori che già conoscevo come Bedin e Chiarini. Ovviamente questa è una stagione dove ci sono stati alti e bassi per tutte le squadre, in tono minore il ha avuti anche Roseto. Se siamo rimasti lì a giocarcela su tutti i fronti, allora ci dobbiamo credere».
Già in estate il nome del playmaker italo-argentino era stato accostato verso Montecatini, sia sponda La T Gema che sponda Herons. Interesse del quale Stanic conferma l’esistenza: «Mi avevano cercato varie squadre ambiziose, ma ho dovuto rifiutare per motivi personali che mi impedivano di prendere decisioni in quel momento. Dopo qualche tempo si è fatta avanti Salerno e, sentendomi più pronto per affrontare la stagione, ho deciso di andare lì. Loro avevano come obiettivo la salvezza…quando hanno capito che con il ritiro di Chieti la classifica non era a rischio, mi hanno dato l’opportunità di liberarmi. A quel punto si sono fatte avanti varie squadre, però ho preferito venire qua a La T Tecnica Gema. La scelta non è stata difficile. Ho sposato una società che condivide con me l’ambizione di provare a fare qualcosa di importante, poi Montecatini è una città che conosco molto bene».
LA COPPA (ITALIA) MANCANTE
Curiosamente nella sua breve avventura in Campania, Stanic non ha mai avuto modo di affrontare la formazione di coach Del Re, infortunato sia all’andata che al ritorno per un problema al polpaccio. Guaio fisico che ancora lo assilla: «Sto lavorando con lo staff medico per trovare soluzioni che mi facciano stare meglio e che mi aiutino a dare un contributo maggiore per la squadra». Il veterano della Serie B ha comunque avuto modo di inventare basket nei suoi due primi impegni (con Latina e Caserta): «Tutte le rivali hanno alzato il loro livello, quindi c’è sempre bisogno di andare a cercare letture nuove e spinte in più. I meriti di Caserta per la loro vittoria sono sicuramente da riconoscere, ci hanno punito su nostre mancanze in difesa e nel livello di aggressività».
«Dobbiamo passare oltre – continua Stanic –, senza fare troppe polemiche. Dobbiamo continuare a lavorare, a crederci, ad analizzare gli errori e a stringerci di più tra di noi. È la terza sconfitta nelle ultime quattro trasferte, qualcosa va smussato nell’approccio e nell’aggressività mostrata fuori casa. Credo comunque che ci siano i presupposti per continuare a fare bene, questa è una squadra completa che può giocare in molti modi. Adesso arriva la Coppa Italia ed è una grande occasione per andare a giocarsi a metà stagione un trofeo importante, da cui potremmo ottenere quella fiducia e quella sicurezza che ci sta mancando fuori casa».
A proposito di Coppa Italia: Stanic non l’ha mai vinta in carriera. Lo stimolo di aggiungere il tassello mancante della collezione è fortissimo: «Di finali per la promozione ne ho vinte 3 e ne ho perse 4, se ce l’avessi fatta sempre, avrei più anelli di Lebron… Per quanto riguarda la Coppa Italia, invece, sono spesso arrivato vicino ad alzarla senza mai riuscirci. Non me l’aspettavo a questo punto della carriera di arrivare a giocarmela, ringrazio Montecatini per l’opportunità. Sono motivatissimo e non mi tirerò indietro di fronte a questa sfida. Sono partite secche e, come ogni finale o semifinale, non importa più se facciamo una brutta partita o meno ma solo battere l’avversario. Pensando a dopo la Coppa, come dico sempre, quando si vince bisogna mantenere i piedi per terra e quando si perde bisogna tornare a lavorare. Intanto, però, non voglio perdermi quest’occasione».
LO STANIC-PENSIERO
Ciò che si chiede a Stanic, specialmente in notti magiche come quella che arriverà sabato contro Legnano, è di sfruttare la sua visione di gioco e l’infinita esperienza tecnico-tattica. Una fonte di saggezza di inestimabile valore, che sta già avendo effetto tramite il modo cui Nico si è posto verso i suoi nuovi compagni: «Non esiste nessuno che arriva in una squadra e dice ‘io voglio essere il leader’. Se in tanti mi chiedono aiuto si vede che in me riconoscono qualcosa, forse perché sia in campo che nello spogliatoio sono molto comunicativo. Sono molto esigente con me stesso, con i compagni e con gli allenatori, so che è la cura del dettaglio che fa la differenza e che i consigli si danno per il bene della squadra. Cerco di essere obiettivo su tutto, infatti in tanti mi chiedono pareri su giocatori e allenatori avversari».
Se lo chiedono tutti quelli che lo vedono ancora zampettare in campo alla sua età: ma cosa vuol fare da grande Nicolas Stanic? Il numero 77 è molto chiaro: «La pallacanestro è la mia vita, la mia passione. A quasi 41 anni continuo a giocare e sento ancora di avere la determinazione giusta. Mi piace andare a fare allenamento, mi piace curarmi, mi piace fare pesi, mi piace fare analisi video, mi piace andare in trasferta. Ho visto tanti ex-compagni, arrivati all’età che ora ho io, mollare mentalmente. Io sono ben lontano da questa condizione. Quando mi chiedono ‘per quanto andrai avanti?’, io rispondo che non mi pongo limiti. Di sicuro continuerò un altro anno. Sto anche facendo il corso da allenatore, mi vedo in panchina in futuro. Organizzo già training individuali di skills per giocatori aperti a tutti, compresi i pro e i miei avversari: ho aperto un camp estivo di basket per i ragazzi a Fabriano che porta il mio nome. Qualsiasi cosa che farò, la farò nella pallacanestro».



