Da SuperMario Boni a Guido Meini passando per il leggendario Massimo Masini e il termale doc Andrea Niccolai: una serata a tu per tu col Montecatini Basket
Al Salotto di Pistoia Sport sono intervenuti i 4 ex campioni montecatinesi Mario Boni, Andrea Niccolai, Massimo Masini e Guido Meini, la penna del Tirreno Lorenzo Mei e ha aperto e chiuso la chiacchierata anche Matteo Guinicelli, responsabile del marketing del Montecatini Basketball, ideatore del challenge organizzato dalla società rossoblu per eleggere il miglior italiano della sua storia.
I tre mattatori coadiuvati dall’ottimo Mei e frenati – in campo come in videochiamata- dall’ex allenatore Masini, non hanno seguito uno schema fisso e si sono lasciati andare agli amarcord più disparati, a partire dal primo ricordo rossoblu di ognuno.
Mei: «La prima partita che ho visto a Montecatini era proprio la prima stagione da giocatore di Masini a Montecatini, quindi parliamo di fine anni ’70. Verso i miei 14-15 ho assistito a un match storico quello tra lo Sporting Club Montecatini e il Vigevano dove militava Mario Boni: era l’ultima giornata del campionato, chi perdeva sarebbe retrocesso e la spuntò Montecatini con una sontuosa prestazione di Alfredo Carboni».
«Quella sera Boni uscì dal palazzetto molto arrabbiato, ma già dalla stagione successiva quel palazzetto sarebbe diventato casa sua perchè si trasferì proprio nella città termale».
«Il suo esordio» – scherza Mei – «non fu facile perchè riuscì a raggranellare “solo” 46 punti, rifacendosi nelle gare seguenti quando toccò quota 50. Erano anni fantastici perchè un playmaker come Carlo Marchi appena superato il centrocampo poteva dare il pallone a Mario o a Andrea: c’era l’imbarazzo della scelta!»
Meini: «Al mio primo anno da play a Montecatini avevo come allenatore Cancellieri e in squadra gente del calibro di Boni, Niccolai, Smith ecc: dopo le prime tre settimane volevo lasciare perchè probabilmente non avrei mai giocato, ma piano piano sono entrato nei meccanismi di quella squadra e sfiorammo la promozione in A1 quell’anno perdendo ai play-off».
Boni: «Sì, ricordo le discussioni tra Cancellieri e Niccolai durante gli allenamenti quando noi rimanevano fermi senza allenarci e loro due con la lavagna del coach a litigare sugli schemi».
L’aneddoto migliore dei derby?
Boni: «Appena arrivato pensavo che tra Montecatini e Firenze ci fosse solamente Prato, poi ho scoperto un’altra città… Scherzi a parte l’emozione del derby è assurda e manca tantissimo questa attesa a Montecatini, non solamente per le sfide con Pistoia, ma anche con le due squadre di Livorno, con Siena e con Firenze. Appena penso al derby nella mia testa riaffiora solo il ricordo delle mie 4 “bombe” in tre minuti; buon per Pistoia che mi toccò uscire dal campo anzitempo, ma riuscimmo comunque a vincere grazie ai tiri liberi di Rotelli».
Niccolai: «Il primo derby vissuto c’era Stefano Tommei in campo, rissa sugi spalti ed era un Maltinti-Sporting Club spareggio play-off a Firenze. Tra quelli invece giocati da me ne ricordo uno fantastico all’Auditorium dove vincemmo senza Mario squalificato e io miglior realizzatore con 40 punti; un altro storico è quello a Firenze con seimila tifosi (tremila per parte) che vincemmo dopo una grandissima partita di Rod Griffith; un altro fu quello vinto grazie a Rob Lock mattatore. Al di là dell’aspetto sportivo, ricordo spesso i ritiri pre-derby in serie B, necessari quando Boni e Maguolo rischiavano di essere molto “impegnati” con il pubblico femminile… Un altro derby che ricordo invece tifavo Guido e mio fratello ed ero in curva con la mia canotta dello Sporting Club a cavalcioni sulla balaustra».
Meini: «Oltre ai derby vissuti da spettatore ricordo quello con Andrea sugli spalti in serie B con la Rb Montecatini. In quei giorni entrare al Palaterme dava una carica incredibile e c’era una tensione assurda, scioltasi poi la domenica con la vittoria».
Mei: «Purtroppo quelle sensazioni di derby non ci sono più in nessuna città, non solo a Montecatini o a Pistoia. Il giorno stesso entravi nel palazzetto e sentivi un livello di nervosismo incredibile; già nelle due settimane precedenti a Montecatini non si parlava d’altro. Una mia amica mi chiese – data la mia posizione di giornalista – un biglietto a due giorni dal derby e mi scappò di riderle in faccia perchè era una cosa impensabile».
Boni: «Ho tantissimi ricordi dalla Boy’s House dove risidievano i ragazzi delle giovanili, a Massimo Masini che girava con i fogli passando per le persone in piazza a festeggiare le promozioni in A2 e in A1. Ho difficoltà a rivedere le partite su Tvl perchè mi tornano in mente troppi ricordi».
Una cornice importante è stato anche il Palaterme…
Boni: «Fui io a inaugurarlo nella prima gara ufficiale contro la Fortitudo Bologna segnando il canestro al quinto tentativo dopo due 0 su 2 degli ospiti e uno 0 su 2 nostro di McNealy. Ricordo quando una volta a fine quarto ero arrabbiato nero perchè non erano riusciti mai a passarmi un pallone, ma in verità – come mi disse il vice allenatore – avevo già tirato 11 volte…».
Niccolai: «La prima partita inaugurale fu un’amichevole contro Messaggero Roma dove giocavo io quell’anno e di lì è nata la storia del Palaterme, palazzetto sovradimensionato per la realtà cestistica di Montecatini , ma utilissimo e fondamentale per altri sport, discipline ed eventi».
Un’associazione immediata con le parole Pistoia e Montecatini.
Mei: «Appena dico Pistoia a me viene in mente Alfredo Piperno, general manager pistoiese, persona che anche i montecatinesi amavano anche se in quegli anni era un simbolo della città nemica».
Boni: «Non solo Alfredo, ma anche Roberto Maltinti perchè ha creato il fenomeno Pistoia. Montecatini invece per me è stata qualcosa oltre la pallacanestro, un contesto in cui potevo esprimere tutto me stesso e per questo devo ringraziare Vito Panati, Ezio Tonfoni, Gino Natali e Massimo Masini che hanno formato la persona che sono adesso».
Niccolai: «L’epopea di Pistoia la ricordo con tantissimi nomi tra i quali, Alfredo, Roberto, ma anche Mario Carrara, e Giovanni Papini. Lo sport è ciclico quindi spero io di poter ritornare a quei livelli come ha fatto Pistoia negli ultimi anni. Il mio rapporto con la pallacanestro di Montecatini è molto lungo: il mio primo allenatore è stato Alessandro Belloni, colui che mi ha dato le basi poi sono passato con Raffaele Romano e Marcello Billeri nelle giovanili.
«Andando avanti nel tempo nella mia seconda fase non è possibile non citare personaggi come Tonfoni, Natali e il presidente Panati, una persona silenziosa e misurato nei suoi interventi, anche Ezio Ferretti. Nella terza fase fondamentale è stato Simone Galligani che ha cercato nel terzo millennio di dare un livello decente di basket a Montecatini».
Meini: «Anch’io ricordo Alfredo, mio primo agente, mio primo sponsor a farmi pensare alla pallacanestro come professione. L’altra persona sicuramente è Roberto perchè l’ho vissuto da presidente».
Massimo, un aneddoto di quando portasti la squadra dalla B alla serie A.
Masini: «Noi abbiamo avuto la fortuna di trovare determinate circostanze perchè da rischiare di retrocedere in poco tempo siamo arrivati in massima serie. Tutto questo grazie a un presidente come Vito Panati e Gino Natali che ha dato il meglio di sè come manager: io ho pilotato soltanto una macchina eccezionale con l’unico scopo quello di moderare Andrea e Mario, due ragazzi inarrestabili».
«Io ho fatto tre Olimpiadi e tre Mondiali,» continua Masini «ma quanto mi son divertito in quel momento della mia vita non mi è più successo!».
La miglior prestazione vostra e la figura di Ercolini come preparatore atletico.
Massimo: «Con Eugenio decidevamo o preparazioni a lunga gittata o immagazzinare fieno in cascina perchè magari volevamo salvarci. Lui interpretava questa esigenza nella maniera giusta a seconda delle nostre esigenze societarie. La migliore partita come allenatore che ricordo è quella di Perugia quando Niccolai fece canestro da trequarti campo dopo l’espulsione di Colantuoni».
Andrea: «Voglio citarne due molto emblematiche: quando Massimo mi buttò dentro a Verona nell’anno che rischiammo di retrocedere dove sfornai una ventina di punti e l’altra il derby dell’annata in cui vincemmo la B all’Auditorium dove facemmo il salto di qualità per vincere il campionato».
Boni: «Non posso dimenticare la partita che si vinse a Firenze con 2mila montecatinesi sugli spalti, decisiva per andare in A1 perchè si giocò contro Brescia con il Palatagliate di Lucca completamente pieno. Non posso dimenticare anche la gara contro Annabella Pavia sotto di 12 punti, gente che stava andando a casa e si vinse con tre bombe di Howard, una bomba di tabella di Briga e vittoria nei supplementari grazie ad un superbo Simone Cei».
Meini: «Una sicuramente riguarda gli anni delle giovanili guidati da Daniele Donati. L’altro è quella con Annabella Pavia a Lucca e l’altra la promozione targata Rb Montecatini contro Soresina che attualmente gioca in serie A».
Masini: «Nella gara contro Annabella, Tonfoni a -12 mi guardò e mi fece capire che stavamo buttando via un campionato . Io lo fulminai con lo sguardo: la gara non era ancora finita, mancavano ancora 1.27 di gioco!».
«Di quella stagione ricordo la tranquillità: tutta la stagione Otis Howard mi si avvicinava e mi diceva di stare tranquillo perchè comunque saremmo andati in A1, ripetendolo in ogni gara, tanto da diventare quasi un’ossessione per me. Contro Pavia continuò a venire 5-6 volte vicino a me continuando ad ammettere che la partita l’avremmo vinta. Probabilmente la tranquillità di Howard l’ho trasmessa anche alla squadra! Infine posso affermare che capii di vincere quando Boesso di loro iniziò a sfotterci facendo finta di tirare sottocanestro: il destino li ha puniti».



