Nuovi volti, qualche addio e zero proclami: riparte lo Spedalino Le Querci

Giovedì la presentazione del nuovo Spedalino, guidato ancora da Mauro Landucci: «Dovevamo aprire un ciclo nuovo. Che rimpianto lo stop forzato»

Un giovedì molto importante per lo Spedalino Le Querci. La società biancoverde riparte questo 30 luglio con la presentazione ufficiale della stagione alla pizzeria “Le Querci”, in attesa di nuove comunicazioni sulle date da parte del Comitato Regionale. Lo Spedalino, che avrebbe disputato i playoff di Seconda al momento dello stop, ripartirà con molti cambiamenti. Il presidente Mauro Landucci ci ha infatti anticipato che quest’anno, viste le infinite incognite, la squadra non avrà obiettivi prefissati.

Rispetto all’anno passato la società ha approntato diversi cambiamenti in dirigenza e nella rosa, mentre il mister Alessandro Somigli è rimasto al timone dello staff tecnico. Lo Spedalino ha riaccolto Ettore Bianucci nell’organigramma dirigenziale, mentre nella rosa hanno salutato diversi elementi storici come Mario Spanò, il capocannoniere del Girone B 2020. Sono tutti questi cambiamenti e le difficoltà post lockdown gli argomenti cardini di questa chiacchierata con Landucci, sempre più in fermento per questa nuova avventura.

Buongiorno presidente Landucci, partiamo con un piccolo commento su questa nuova stagione che ha ben poco di normale…

«Beh direi che è così particolare che non sappiamo ancora con certezza quando partirà. Per ora è fissata per metà ottobre ma manca la conferma ufficiale. Tutto è in mano al virus e dobbiamo sperare che non riesploda in maniera incontrollata».

Quali difficoltà dovrete affrontare prima di tutto?

«Di certo la paura del contagio poiché non siamo in Serie A o in Serie B. I nostri spogliatoi sono quello che sono e non potremo attuare tutte le precauzioni richieste, dovremo sperare che il contagio resti sotto controllo. Magari arrivasse il vaccino o quanto meno una cura che lo debelli quasi subito! Poi ovviamente la crisi finanziaria si farà sentire: per ora quasi tutti gli sponsor sono stati di parola, ma il futuro è un’incognita. Inoltre anche la sospensione del settore giovanile sarà un grande elemento da considerare. Per noi non sarà un guaio perché non l’abbiamo, ma per tante società e anche per settori come le forniture di abbigliamento sarà una grave mancanza».

Un anno dunque con tante incognite che voi dello Spedalino affronterete anche con diverse novità nell’organico…

«Esattamente, abbiamo deciso che questo fosse il giusto momento per una piccola rivoluzione. La squadra aveva un ottimo potenziale però l’età media e il monte ingaggi erano troppo alti. Viste le tante incognite abbiamo preso la palla al balzo e abbiamo improntato il mercato sulla ricerca di giovani di prospettiva. Ovviamente alcuni elementi più esperti rimarranno e saranno la base per queste nuove stagioni».

Tra le partenze importanti c’è sicuramente Spanò…

«Sì, purtroppo Mario ha ricevuto un’offerta dal Via Nova che per noi era fuori mercato. Ci è dispiaciuto tantissimo. Inoltre abbiamo salutato anche Lotti, che venendo da Firenze non poteva ridursi più di tanto il rimborso, e Pisciotta sempre per l’ingaggio alto e l’età anagrafica. Resteranno invece Gorgeri, Ferrari, Campana e i fratelli Formato. Sappiamo che una simile rivoluzione comporta molti rischi, ma d’altronde era il momento giusto per cambiare».

Lo stop di marzo per voi è tuttora un rammarico?

«Senza dubbio. Avevamo trovato la quadra giusta e il 1° marzo avevamo pure battuto i Rossoneri. Per noi era la terza vittoria consecutiva e in meno di un mese eravamo passati da un distacco 11 punti sulla seconda a soli 2. Poi poco dopo è giunta la sospensione il infine il 9 marzo è partito il lockdown. Senza i playoff ci siamo subito detti che avremo dovuto far partire un ciclo nuovo, ma il rammarico per lo stop ancora c’è. Forse senza quel cambio di allenatore…».

Ecco, è stato il cambio in panchina (a fine ottobre Giannoni si dimise e arrivò Somigli) l’evento che vi ha impedito di fare il salto di qualità lo scorso anno?

«Di certo fu molto improvviso. Forse sbagliai io a non far tornare Giannoni sui suoi passi. Il guaio fu che Somigli non era entusiasta della rosa e i ragazzi non gradirono per nulla il cambio. Passammo diverse partite a trovare il giusto feeling tra allenatore e squadra, facendo anche delle figuracce in alcune gare casalinghe. Però da febbraio in poi finalmente il rapporto ingranò e forse, tra le pretendenti ai playoff, eravamo gli unici in fase di crescita. Non so come sarebbe andata se non ci fosse stato il cambio o se Somigli si fosse integrato meglio, però, tolto il Pescia che era di un’altra categoria, nessuno ci era superiore».

Sperate dunque che questa piccola rivoluzione in rosa aiuti questo processo di crescita verso la promozione…

«Speriamo che sia una crescita ma stavolta non facciamo proclami. Quest’anno siamo consapevoli delle varie incognite e poi non sappiamo nemmeno come verranno composti i gironi. Per questo non partiamo con obiettivi troppo alti e vedremo di partita in partita come procederà la stagione».

Al netto delle incertezze sui gironi, quali avversarie vede in prima fila per il prossimo anno? Le rivali che l’anno scorso stavano lottando con voi per i playoff?

«Penso che i principali pericoli saranno loro, al netto delle decisioni organizzative. Tra queste forse mi paiono un pelino avanti i Giovani Via Nova che si stanno molto rinforzando. Però anche il San Niccolò, che non ha fatto il passaggio di categoria, la Montagna e il Borgo saranno da tenere d’occhio. Le previsioni più approfondite proveremo a farle dopo le iscrizioni comunque. Noi partiamo per fare un bel campionato senza porci obiettivi minimi, vista l’annata ricca di insidie».

A proposito d’iscrizioni: per adesso due società pistoiesi mancheranno sicuramente (Pistoia Calcio e Ferruccia) e ci sono diverse incertezze su altre squadre. Lei si aspettava un simile scenario oppure poteva andare peggio?

«Per me poteva anche andare peggio. Tra le incertezze sugli impianti e sugli sponsor quasi tutti navighiamo a vista. Io comunque temevo ci potessero essere anche più defezioni, quindi ad ora possiamo dire che sia tutto nella norma o addirittura meglio del previsto».

Edoardo Gori
Edoardo Gori
Classe 1993, laureato nel 2018 in Scienze Politiche. Sviluppa la passione per lo sport in tenera età grazie alle discese fra i pali stretti di Tomba ed alle scalate sui monti italiani e francesi di Pantani. Nel mezzo, consapevole del cammino impervio che l'attende, inizia i suoi due grandi culti: l'Inter e la Ferrari. Ha due grandi sogni impossibili (o quasi): Leclerc campione del Mondo ed i Titans al Super Bowl.

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