L’esordio di Maradona raccontato dall’ex direttore sportivo della Pistoiese: «Atmosfera da brividi, praticava un altro sport rispetto agli altri»
Era un afoso pomeriggio di agosto quando Diego Armando Maradona, da poco acquistato dal Napoli, conquistò la città di Arezzo a suon di giocate. Nell’estate del 1984 gli azzurri si trovavano in ritiro a Castel del Piano e il 9 agosto era in programma un’amichevole contro la formazione aretina. Tra le fila degli amaranto, in Serie B, militava anche il pistoiese Andrea Mangoni, che ha avuto l’onore di assistere al battesimo italiano del Pibe de Oro.
«L’impianto ad Arezzo era gremito – racconta Mangoni – e nonostante non fosse ancora un fuoriclasse c’era grande curiosità da parte di tutti nel vederlo all’opera. Passarono pochi minuti e ci rendemmo subito conto che a livello calcistico Diego parlava una lingua diversa dalla nostra. Mise a segno due reti ma ciò che impressionò fu la sua capacità di rendere semplici anche le giocate più difficili».

Non solo un fuoriclasse in campo ma anche una brava persona fuori dal terreno di gioco: «Durante il precampionato condividevamo lo stesso albergo per il ritiro e un giorno capitò l’occasione di scendere in ascensore insieme. Si rivolse a me in modo umile, chiedendomi quale campionato facessimo e quali fossero i nostri obiettivi stagionali. Da quel semplice episodio ho capito con che persona avevo a che fare, un ragazzo semplice ed educato».
L’Arezzo ha condiviso con Maradona anche l’esordio in gare ufficiali. Era il 22 agosto 1984, primo turno di Coppa Italia: «Ancora oggi ho difficoltà nel raccontare l’atmosfera vissuta quel giorno. Il San Paolo strapieno, con 75mila persone che tifavano e cantavano incessantemente. Da quanto il rumore era forte non riuscivo nemmeno a comunicare coi miei compagni. Il primo tempo riuscimmo a resistere sull’1-1, poi nella ripresa Diego si scatenò e con un suo gol indirizzò la partita (terminata 4-2, ndr)».

Dopo tanti anni da calciatore tra i professionisti, Andrea Mangoni ha intrapreso la carriera di direttore sportivo e, più tardi, di allenatore: «Dopo cinque anni a Quarrata quest’estate ho abbracciato il progetto del Prato Social Club in Terza Categoria. Il nostro scopo è dare una mano alle associazioni di beneficienza, cerchiamo di fare del bene per gli altri. Abbiamo intrapreso tanti progetti e iniziative, ora siamo momentaneamente fermi ma speriamo di poter tornare presto in campo!»



