Napoli-Pistoia… e quella sera del 10 maggio 1992 raccontata da Beppe Valerio

Un precedente storico che all’allora Olimpia Pistoia valse la promozione in Serie A1. Le emozioni di quella sera rivissute attraverso Beppe Valerio

Era di maggio. Il dieci maggio precisamente di quasi 30 anni fa, quando la “nuttata” napoletana della Pistoia del basket passò alla grande, spingendo la città per la prima volta in serie A1. La vittoria dell’allora Olimpia sull’allora Napoli Basket, ere cestistiche passate di due piazze che domani si ritroveranno di fronte a tanti anni di distanza, è una probabilmente una delle cinque partite più importanti della storia del basket di questa città. La posta in palio, conquistata da quel dream team che con Cesare Pancotto si legò per anni alla città, era altissima. Ma, come ci racconta Beppe Valerio, «non sentimmo mai la pressione che in realtà c’era, perché era una gara da spalle al muro».

In quasi trent’anni (l’anniversario ricorrerà nella primavera del 2022) non è certo cambiato solo il basket, ma per la pallacanestro italiana sembra davvero un altro mondo. In quell’A2 c’erano giocatori che hanno fatto la storia della Nazionale e non solo, basti pensare che l’Olimpia (di Valerio, Crippa, Silvestrin, Lanza, Gay e del “marine” Rowan) si giocò tutto a Napoli perché non riuscì a chiudere in casa dove fu battuta dalla Glaxo Verona. I guastafeste scaligeri si chiamavano (tra gli altri) Paolino Moretti, Massimo Minto, Alessandro Frosini e Davide Bonora ed espugnarono al termine di una gara intensa (chiusa 85- 88) l’allora PalaFermi stipato in ogni ordine di posto.

IL RICORDO DI BEPPE VALERIO

La cartolina del PalaFermi, tra tutte quelle che ci regala la chiacchierata con Beppe Valerio, di questi tempi è quella più nostalgica. Anni in cui al di là del distanziamento sociale, le norme della sicurezza erano diciamo così piuttosto larghe. Dove dietro la tribuna stampa in piedi ci stavano almeno altre due file di persone. «Fu un peccato non chiuderla contro Verona- dice uno dei simboli della retina pistoiese passato e presente, attualmente allenatore del Dany Basket in C Silver– c’era il palazzetto strapieno, ricordo un pubblico incredibile. Ricordo che andammo a Napoli senza sentire la pressione, che in verità c’era. Sarà per questo che la partita si incanalò subito sul binario giusto».

«Fui uno dei primi ad accorgermi che gli arbitri avevano sospeso la partita- dice Valerio riguardo al famoso epilogo della gara napoletana, anzitempo per lancio di oggetti in campo- e iniziai a saltellare in campo. Da lì iniziò la festa negli spogliatoi ma io e Claudio Crippa fummo subito chiamati per l’antidoping. Vista l’emozione del momento, eravamo… bloccati. A quei tempi usava portare delle birre per stimolare…ma le nostre se le scolò tutte Joe Isaac, l’allenatore avversario. Lo ricordo lì con lo sguardo perso dello sconfitto e le lattine vuote, mentre io e Claudio non riuscivamo a fare nulla. Fu quello il motivo per cui tornammo a Pistoia in un ritardo mostruoso».

Si giocava al PalaVesuvio di Ponticelli, periferia industriale di Napoli, una delle tante città nella città dentro la capitale del sud. Quella dove lo stabilimento AnsaldoBreda (oggi Hitachi) segna un altro storico legame con Pistoia, oltre alla notte magica dei ragazzi di Pancotto. Quella che iniziò presto, negli spogliatoio del PalaVesuvio come a tanti chilometri di distanza, tra le strade di Pistoia dove si riversò la folla che aveva seguito la trasferta napoletana seduti sul parquet del PalaFermi con la radiocronaca in filodiffusione. «Noi arrivammo più o meno alle 5 di mattina- continua Valerio- e c’erano ancora 500 persone ad aspettarci. Ci furono gli abbracci ma eravamo distrutti e andammo tutti a letto. Ci rifacemmo pochi giorni dopo quando in Piazza Duomo ci fu la mega festa con non so quanti tappi di spumante saltati in aria».

UN CAMPIONATO DIVERSO, IN UN MONDO DIVERSO

Altri tempi. L’inizio degli anni ’90, il campionato più bello d’Europa è qui. La Phonola Caserta, col mito Oscar e la promessa Ancilotto, non è più solo una bella favola e nel 1991 Enzino e soci la portano sul tetto d’Italia. Il grande basket non si gioca più solo a nord degli Appennini. Anche Napoli dice decisamente la sua. La Depi che si trova sulla strada della storia che nel 1992 scriverà l’Olimpia, è una signora squadra. L’allenatore era Joe Isaac, ex giocatore di Milano e Varese di cui sarà anche coach negli anni ’80. C’era Alex English, a Napoli dopo più di mille gare in Nba. Il basket partenopeo si avvicinava a quella serie A1 che la vedrà protagonista tanti anni dopo. E a cui la GeVi di Pino Sacripanti, avversaria domani della Tesi Group punta dichiaratamente. Perché se pensare a Napoli e al calcio è una cosa sola, la tradizione partenopea sotto la retina è forte.

Il PalaBarbuto dove si giocherà domani, è un impianto rinnovato (come tutti gli altri della città) dopo le Universiadi del 2019 e può ospitare 5500 spettatori. E’ nel polo sportivo di FuoriGrotta, a tre passi dalla storica piscina Scadone e dal tempio del pallone che sarà per sempre consacrato al “re” della pelota, Diego Armando Maradona. C’è anche il decadente palazzetto “Argento”, scenario di epici concertoni che aspetta da tempo nuova gloria. Ma anche il coloratissimo playground “Kobe Bryant” che ha ridato nuova vita al campino abbandonato dell’Arenella. Rose e spine, anche sottocanestro di una città comunque magica che sarà un piacere ritrovare. 

Elisa Pacini
Elisa Pacini
Innamorata delle parole, che sono centrali nella sua “dolcemente complicata” vita professionale. In primis per raccontare il basket e lo sport, dalle colonne de Il Tirreno (con cui collabora dal 2003) alle pagine web di Pistoia Sport (che ha contribuito a fondare). E poi come insegnante di italiano agli stranieri.

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