L’impatto del covid sulle attività, le reazioni dei ragazzi e tanto altro: come la pandemia ha cambiato lo sport nella città di Pistoia
Il covid ha cancellato lo sport? È questa la domanda che tanti addetti ai lavori e non solo si sono posti nell’ultimo anno. La pandemia ha aggravato una situazione locale che era già compromessa da numerosi problemi in ambito di impiantistica e di assegnazione degli spazi. Tante società hanno manifestato difficoltà alla ripresa delle attività e altre ancora hanno deciso addirittura di non ricominciare. “Pistoia in Azione”, attraverso un webinar in diretta Facebook, ha provato a far luce sul tema dando voce a diversi protagonisti dello sport pistoiese. Il primo a prendere la parola è stato Alessandro Vannucchi, presidente del Futsal Pistoia: «Se potessi tornare indietro non riprenderei il campionato. Abbiamo visto sulla nostra pelle quanto il virus si diffonda in fretta, la formazione under 19 è rimasta contagiata quasi per intero e adesso sono costretti a fare visite mediche con costi molti elevati».
Chi invece non è ripartito è la formazione dell’Avis Volley, guidata dal direttore Martino Frangioni: «In estate abbiamo deciso di rinunciare alla Serie D, ci siamo resi conto che sarebbe stato impossibile portare avanti un progetto ben strutturato. Abbiamo quindi proseguito con le attività del settore giovanile, interrompendo gli allenamenti nei momenti più critici con le zone rosse o arancioni». Non è stato semplice nemmeno per Beatrice e Silvia Bartolozzi, direttrici della scuola di danza Isabella: «Per tutti è stato un colpo durissimo, dopo la prima ondata eravamo ripartite con tanto entusiasmo ma a ottobre la seconda ondata ci ha colto alla sprovvista e ci siamo fermate di nuovo. Abbiamo quindi deciso di regalare dei tutorial video a bambini e adulti, così da poter essere utilizzati in modo autonomo senza bisogno di rispettare tempi e orari di allenamento».
L’impatto più grande è stato proprio quello nei confronti dei ragazzi, come sottolineato dal ds del Bottegone Basket Alessandro Taddei: «Purtroppo i giovani hanno pagato tremendamente il prezzo dell’interruzione. Per loro è fondamentale l’aggregazione e lo stare insieme, psicologicamente ne risentiranno più di tutti gli altri. Nei loro occhi però ho visto tanta voglia di ripartire, appena sarà possibile sono sicuro che saranno in prima linea». Sulla stessa linea d’onda Gianluca Pazzagli, istruttore dell’Ac Capostrada: «Gestire i bambini è stata molto dura, pensare di fare allenamenti individuali coi più piccoli è utopistico. Abbiamo provato a fare qualche collegamento a distanza, ma il clima non è lo stesso. Anche i genitori stanno spingendo per una ripresa, ma per la società e per gli istruttori è una grande responsabilità quindi dovremo procedere con cautela».

Anche la dirigente del Pistoia Volley La Fenice Gianna Mosi ha ribadito la difficoltà per le atlete più giovani: «Le nostre ragazze non vedono l’ora di ricominciare, abbiamo provato a lavorare a ranghi ridotti ma il risultato non è certamente lo stesso. Le conseguenze del covid-19 sono state molteplici, per fortuna la nostra prima squadra non è stata coinvolta direttamente. In altri gironi ci sono squadre con tantissime gare da recuperare». La pandemia potrebbe portare a una situazione drastica secondo Nicola Pagani, responsabile regionale tavolo sport di Pistoia in Azione: «Il virus ha dato il colpo di grazia ad un paziente moribondo. Già in passato la questione degli impianti era tragica, inoltre dobbiamo affiancarci anche alcune riforme dello sport che non hanno avuto esito positivo. La prospettiva è tutto fuorché rosea».
E le istituzioni come si sono mosse per aiutare le società e le federazioni? «Spesso ci siamo arrangiati – dice Vannucchi – poiché non sono mai arrivate indicazioni limpide. Sia sui tamponi da fare che sui ristori c’è stata poca chiarezza». «Il governo ci ha dato linee guide vaghe – prosegue Frangioni – e ben poco attendibili. Il volley sono in Serie A prevede i tamponi, nelle categorie inferiori basta una semplice autocertificazione. I ristori sono arrivati, ma il problema vero arriverà in futuro. Andare avanti senza gli sponsor sarà durissima». Fa eco Taddei: «Gli aiuti sono stati davvero pochi, ma tutti i settori sono caduti in una crisi profonda. Dobbiamo fare un’analisi a 360 gradi e capire che il covid ha portato problemi ad ogni tipo di attività. Detto questo le istituzioni hanno commesso un grave errore a minimizzare il nostro lavoro».
«Abbiamo ricevuto pochissima considerazione – dicono Beatrice e Silvia Bartolozzi. Possediamo due sedi e quindi ci sono due affitti da pagare. Purtroppo i costi fissi sono rimasti tali e quali e per noi non è stato facile ultimare tutti i pagamenti. Oltretutto non avendo una partita Iva non abbiamo potuto nemmeno usufruire delle sponsorizzazioni». Critico sul tema ristori anche Pazzagli: «Gli operatori dello sport sono stati ignorati per troppo tempo. Sarebbe stato necessario capire fin da subito che la nostra è una professione di assoluta importanza. Anche la Figc non ci ha dato una grande mano, ha preteso il pagamento di tesseramenti e iscrizioni. L’auspicio per la prossima stagione sportiva, covid permettendo, è che ci venga concesso un anno di gratuità».


