Il trionfo dell’Italia di Roberto Mancini dopo la vittoria ai rigori contro l’Inghilterra: dal gol subito a freddo alla parata di Donnarumma
L’Italia dopo 53 anni è Campione d’Europa! «Grazie signore che c’hai dato il calcio che ci fa abbracciare» ha urlato Caressa dopo l’ultimo rigore e come per magia dopo 15 anni le piazze si riempiono. Nel mondo del calcio tre lustri sono un periodo lunghissimo e in tutto questo tempo ne son successe di cose. Da crisi economiche al diffondersi dei social per passare alla crisi del calcio italiano e alla pandemia che per 18 mesi ci ha costretto in casa a farci evitare proprio gli abbracci.
Stavolta però non è stato possibile fermarsi e dopo l’errore di Saka tutta l’Italia è esplosa in urlo che in un campionato Europeo non arrivava da 53 anni e che forse non era mai arrivato. Un urlo che il gol di Wiltord allo scadere nel 2000 e il poker spagnolo nel 2012 ci aveva ricacciato in gola. Stavolta no. Dopo un cammino sontuoso e probabilmente irripetibile (tutte vittorie, anche ai supplementari e rigori) alziamo il secondo titolo Europeo.

Da Pistoia a Montecatini
Ecco che nelle piazze pistoiesi è esplosa una gioia pazzesca, repressa, probabilmente unica per tanti ragazzi. L’età media infatti piuttosto bassa ha testimoniato una volontà di tanti ragazzi di uscire per la prima volta nella loro vita a festeggiare la Nazionale Italiana di calcio. Troppo piccoli oppure non ancora nati nel 2006, l’ultima e l’unica gioia arrivò nel 2012 con la vittoria nella semifinale contro la Germania. Da lì in poi le piazze italiane si sono popolate solamente per qualche vittoria di club con sparuti capannelli

Niente a che vedere con ciò che si è presentato ieri sera con migliaia di persone riversatesi nelle strade per confluire nelle piazze principali. Nella città di Giano la celebre Piazza Mazzini è stata presa d’assalto da un’orda di tifosi tra tricolori e maglie più o meno indimenticabili – dalla storica 10 Totti a alla 17 di Immobile. Tra Pistoiese e Pistoia Basket erano ormai troppi anni che la parte sportiva non scendeva in piazza e questo campionato europeo ha risvegliato anche i tifosi più scettici.

Parliamo di quelli meno appassionati che non mettevano fuori una bandiera da agosto 2006 quando il tricolore di Berlino era ormai stinto a forza di toglierlo e riattaccarlo in quell’estate. Parliamo anche dei tifosi meno attaccati ad una squadra di club che non vedono l’ora che arrivi l’estate di ogni anno pari per preparare pizzate, grigliate e ritrovarsi almeno tre sere.

Almeno tre sere perché come ogni edizione partiamo negativi, pessimisti e sempre col dito puntato verso quella scelta del mister o verso quella punta che non la butta mai dentro. Dalla Turchia all’Inghilterra passando per la maratona con l’Austria, la sofferenza contro il Belgio e la freddezza di Jorginho contro la Spagna.

Già, proprio Jorginho, quello che avrebbe dovuto segnare l’ultimo rigore e farci esultare pareva averci tradito. Lui che non sbagliava mai stavolta si era fatto ipnotizzare da Pickford e sembrava tutto finito. Quando però hai in porta un ragazzino mostruoso di 22 anni niente è ancora finito. Ed eccolo a parare il secondo rigore e rimanere impassibile, sconvolgendo mezza Italia. Era finita o no? Ma sì che è finita! Basta guardare Mancini che mentre piange abbraccia Oriali e Vialli e basta guardare le fontane italiane.

Basta spuntare in Piazza del Popolo a Montecatini e veder profanata anche la Fontana, 15 anni fa non era contornata dal travertino, ma con più gente ad invaderl. Quest’anno tra pandemia e più d’una misura restrittiva delle attività comunali in molti hanno desistito. Chi non ha resistito ha almeno sguazzato con i piedi mentre la folla era altrove. Infatti ormai da diverse gare l’angolo tra Viale Verdi e il cinema Imperiale è diventato meta di ritrovi. Prima col Belgio, poi con la Spagna e infine con l’Inghilterra.

Se per i quarti e per la semifinale erano già parsi molti i festeggiamenti, stavolta era preventivabile qualcosa di più, oltre ai celebri cori. Ed ecco i fuochi d’artificio e gli evitabili “bomboni” fatti esplodere non sempre in zone isolate che hanno provocato più di un fuggi fuggi. Molto più pittoreschi sono stati i fumogeni e il sottofondo più bello di sempre, ovvero Un’estate italiana con le voci di Edoardo Bennato e Gianna Nannini.
Un’estate pazzesca, inaspettata, arrivata con oltre 30 anni di ritardo. Ma citando Tony Curtis in A qualcuno piace caldo «Non importa quanto si aspetta, ma chi si aspetta». In fondo lui attendeva Marilyn Monroe da una mezz’oretta, noi un Campionato Europeo dopo 53 anni.



