Il cestista britannico della GTG, Carl Wheatle, però non farà sconti: «L’emozione sarà tanta, ma alla palla a due la metterò da parte»
Carl Wheatle a Biella c’è stato sei anni. Precisamente dai 15 ai 21, iniziando con le giovanili e arrivando in prima squadra. Sbarcando nelle campagne del Piemonte ragazzino, salutando il Biella Forum da giovane uomo oltre che da capitano. E’ normale che domenica per lui non sarà una gara come le altre. Da ministro della difesa della grintosa Tesi Group di Nicola Brienza, il ragazzo di Londra che è venuto a studiare il basket nella più profonda provincia italiana, là dove batte forte il cuore dei canestri, è pronto ad una domenica da batticuore. In cui, davanti ai suoi amici, a quelli con cui ha imparato l’italiano passandosi la palla, a chi lo ha fatto crescere e sentire a casa a migliaia di chilometri dal casino e dal meltin pot di Brixton (il quartiere della City dove è nato), farà vedere di essere diventato grande. «Sarà una gara particolare per me- dice Wheatle – Biella è la mia seconda casa, lì ho passato anni molto belli. Dal primo quando arrivammo a sorpresa terzi alle finali nazionali Under 19, all’esordio in A2 in una stagione finita da imbattuti in casa. All’ultimo da capitano. Sarà emozionante rivedere vecchi amici e persone con cui sono cresciuto ma alla palla a due cercherò di mettere da parte l’emozione».
Trascinata dal suo atletico leader occulto, che difende duro e poi si esalta con quei salti al cielo ora per una stoppata siderale, ora per uno schiaccione da standing ovation, Pistoia vuole continuare a stupire. Anche se i primi a non essere sorpresi del grande inizio biancorosso, sono proprio i ragazzi di Brienza. «Questo gruppo si è unito dal primo giorno- chiude sulla Tesi Group- essere rimasti in 5 dall’anno scorso aiuta, ma anche i nuovi di sono inseriti bene e non è scontato. E’ un’arma in più e si vede nei momenti difficili, come domenica contro Urania. Abbiamo tutti la stessa voglia di combattere e i risultati sinceramente non ci sorprendono. Vogliamo continuare così».
«Io, miglior difensore del campionato?- continua- ringrazio chi lo ha detto (Davide Villa, coach dell’Urania Milano). La difesa è molto importante per il nostro sistema di gioco. Mi sento uno dei leader in questo e sappiamo che se difendiamo in modo aggressivo ed efficace, possiamo giocarcela con tutti. All’inizio di questa stagione, l’idea era quella di giocare di più da tre nella squadra in cui c’era Olasewere. Però a me piace il ruolo un po’ ibrido, un po’ da tre, un po’ da quattro che mi permette la libertà che mi dà Brienza». Ibrido è la parola che ricorre di più nella chiacchierata con il ventitrenne inglese, italiano di formazione e d’adozione dopo nove anni sui campi italiani. Prima Biella, poi Pistoia seguendo Michele Carrea e Marco Sambugaro con cui tre anni fa ha esordito in A1. Proprio nell’anno del sogno interrotto dallo stop per pandemia che a Pistoia ha coinciso con l’addio alla massima serie. «Tornare in A1 è il mio sogno- continua ma per ora penso a vincere più gare possibili con questa squadra che ha ancora grossi margini di miglioramento».
CAPITOLO NAZIONALE: SIA BASKET CHE… CALCIO
Dopo Biella, tornerà a cantare “God Save the Queen” e a mettere la maglia con la croce di San Giorgio sul petto. Tornerà a Londra dove la famiglia si è trasferita fuori città, dopo tanti anni a Brixton dove Carl Wheatle è nato. Stesso quartiere di David Bowie, le cui rivolte popolari sono cantate dai Clash anni prima dell’esplosione del Blacks Lives Matter che la scorsa estate vide anche Carl Wheatle manifestare sotto i colossi finanziari della City. Brixton, parte di Lambeth, un pezzo di quel mosaico di volti e popoli che è la Londra cosmopolita dove i giovani sognano di abitare e da cui Carl quindicenne se n’è partito. «Da Londra all’Italia la mia vita è cambiata molto– continua- ero abituato a muovermi sempre in mezzo al casino e a Biella mi capitava di uscire anche nel pomeriggio a camminare senza incontrare nessuno. Ero sbalordito ma questa dimensione mi ha aiutato a concentrarmi sul basket. Oggi, dopo nove anni in Italia, mi piace stare in posti come Pistoia dove in 5’ sono a casa dopo l’allenamento, senza perdermi nel traffico. Londra è la mia casa, la famiglia mi manca sempre tanto anche se io ogni giorno cucino le ricette di mia madre. Giocare con la Nazionale è un’emozione sempre unica dopo tanti anni, sai di giocare per tutta l’Inghilterra. Siamo in striscia positiva e speriamo di continuare. Ma sto benissimo anche in Italia. Sono un ibrido (ride, ndr) in campo e fuori».
E se il basket unisce la storia del londinese più italiano che c’è, il calcio invece divide le due anime di Wheatle. «La finale degli europei l’ho vissuta male- dice Wheatle, calciofilo oltre che baskettaro, londinese anomalo perché tifoso del Manchester United- dall’Italia ho ricevuto molti messaggi ma ho risposto a pochi. Ero arrabbiatissimo, dopo aver segnato subito, eravamo pronti a festeggiare…vorrà dire che ci vendicheremo al Mondiale, sempre se l’Italia si qualificherà».


