Dalla Seconda Categoria alla Serie D: un viaggio nella storia della Larcianese con la bandiera Fabrizio Bartolomei
Cento anni di Larcianese, venti dei quali trascorsi fianco a fianco ad un valoroso condottiero. Un cavalier servente che ha visto passare compagni, allenatori, e tanti trofei. La leggenda viola Fabrizio Bartolomei si racconta in un’intervista dal retrogusto nostalgico.
UNA VITA A TINTE VIOLA
Nel calcio odierno fatto di tanto spettacolo e poco amore è sempre più difficile trovare della bandiere. Giocatori che nella propria carriera indossano una sola maglia, orgogliosi di rappresentare quei colori e diventare un tutt’uno con essi. Un po’ di tempo fa, per fortuna, di bandiere ce n’erano eccome. E non solo a grandi livelli, ma anche nei campionati dilettantistici della nostra provincia. E chi meglio di un uomo che ha scelto di cucirsi addosso un’unica maglia, che si è pitturato il cuore di viola, per raccontare una simile esperienza. Fabrizio Bartolomei, storico centrocampista della Larcianese, a 17 anni dal suo ritiro, ci ha raccontato un po’ di quella sua fantastica e indimenticabile avventura. «Ho iniziato dal settore giovanile della Larcianese – apre Bartolomei -, poi sono andato in prima squadra nel 1984 disputando il campionato di Seconda Categoria. Mi ricordo ancora la prima volta che esordii “con i grandi”: ero nelle giovanili e quel giorno alla prima squadra serviva un centrocampista tuttofare, così chiamarono me, fu un’emozione unica».
«Dal 1990 al 1993 vincemmo tre campionati di fila arrivando in Eccellenza. Poi, dopo un periodo in quella categoria, abbiamo fatto il grande salto andando in Serie D attraverso la vittoria della Coppa Italia del 1998. Ricordo che il primo anno in Serie D fu un mix di emozioni. Essendo abituati a giocare a livelli più bassi pagammo l’inesperienza, ma dall’altra parte fu bellissimo confrontarsi con realtà più grandi e affermate. Retrocedemmo ma l’anno seguente tornammo subito in Serie D. Da quel momento fino al mio ritiro nel 2005 siamo sempre restati lì. A posteriori sono orgoglioso della scelta di rimanere sempre alla Larcianese e diventare il giocatore con più presenze del club. È una gratificazione in più rispetto a tutti i trofei vinti».
UN AMORE INFINITO
Quello di Fabrizio Bartolomei con la Larcianese è stato un rapporto simbiotico, vissuto intensamente e per tantissimo tempo. Grande rilievo lo ha inevitabilmente anche l’amore venutosi a creare con la tifoseria. «Purtroppo sono cambiati i tempi – spiega Bartolomei -, quando ero piccolo non vedevo l’ora di andare la domenica allo stadio, e lo stesso succedeva ai ragazzi che venivano a vedermi giocare. Oggi invece quando vengo a vedere le partite di categoria gli spalti sono semivuoti, e questa cosa mi intristisce molto. Anche lo stadio veniva vissuto in modo diverso. Alle partite di Prima Categoria c’era mezzo paese a vederci, con cori e applausi che non si interrompevano un attimo. Le tribune erano sempre piene di persone che erano lì per gustarsi uno spettacolo di calcio puro, senza i ritocchi delle grandi categorie. Era un ambiente estremamente genuino, sentivi un grande amore da parte dei tifosi».
«Anche il calcio è cambiato nei 20 anni in cui ho vestito la casacca viola -continua Fabrizio Bartolomei-. All’inizio era un calcio diverso, molto più spregiudicato. Mi ricordo che facevo solamente due allenamenti a settimana. Poi salendo di categoria e raggiungendo importanti traguardi siamo arrivati ad allenarci tutti i giorni e fare intere sedute a preparare la tattica per il match che ci aspettava. Io che ero un centrocampista a cui piaceva sia difendere, sia attaccare la porta, ho dovuto adattarmi ai diversissimi stili di gioco dei vari mister, diventando a tutti gli effetti un giocatore completo».
IL RICORDO PIÙ BELLO
E in una carriera così longeva e così ricca di trofei i momenti memorabili si sprecano. Anche se, alla domanda su quale sia il più bello, Fabrizio non ha dubbi. «Sicuramente il ricordo a cui sono più affezionato è quello della vittoria della Coppa Italia nel 1998. Venivamo da un paesino come Larciano e finimmo a giocare la finale in una grande città come Campobasso. All’epoca il torneo era strutturato in modo da far scontrare prima tutte le squadre della stessa categoria così da arrivare ad vere due squadre nella finalissima. Noi infatti vincemmo contro lo Squinzano e così accedemmo allo scontro finale con il Campobasso. Con quella fantastica vittoria riuscimmo a prenderci la Serie D. Fu tutto magico. Lo stadio era enorme, gli spalti gremiti. C’era un’atmosfera indescrivibile».
«Il gruppo di quegli anni era veramente forte. Ricordo che ogni stagione in cui vincevamo il campionato e ci affacciavamo ad una realtà maggiore i dubbi erano tanti. Ci davano sempre per perdenti annunciati ipotizzando un dazio per noi che eravamo i neopromossi. Invece, puntualmente, rivincevamo il titolo. C’era un nucleo di ragazzi originari di Larciano, questo costituiva il legame diretto con la piazza e la sua storia. Poi la proprietà riusciva sempre ad eseguire degli acquisti mirati che andavano a rinforzare ulteriormente la squadra. Eravamo un’autentica corazzata».
PER ORA BASTA CALCIO
Una volta terminata questa leggendaria avventura, però, Bartolomei ha preferito allontanarsi dai riflettori e distaccarsi dal mondo del calcio. «Quando decisi di ritirarmi devo ammettere che ne avevo abbastanza del calcio. Ovviamente rimane tutt’ora una mia grande passione, ma l’interesse è calato. 20 anni a giocare a pallone sono veramente tanti, una volta appesi gli scarpini al chiodo avevo voglia di staccare un po’. Dalla dirigenza non sono mai mancate proposte e offerte per entrare in società e tornare a far parte da quella che considero la mia seconda famiglia. Ma per adesso sento di non avere il giusto stimolo per accettare».



