La Pistoiese presenta il suo nuovo tecnico. Marco Alessandrini: «Situazione non facile, cercherò di riportare serenità»
Si è tenuta questa mattina la presentazione ufficiale di Marco Alessandrini, neo-allenatore della Pistoiese. Il tecnico cuneese sarà il terzo ad occupare la panchina dell’Olandesina in questa difficile stagione. A lui spetterà il compito di guidare la truppa arancione verso la conquista di una salvezza che al momento appare quasi una chimera.
«Arrivo a Pistoia con entusiasmo ma anche con la consapevolezza che la situazione non è facile – ha esordito Marco Alessandrini -. Credo che le cose vadano affrontate passo dopo passo, con pazienza. Il direttore Rosati ha detto che rinforzerà pesantemente l’organico della squadra, anche perché alcuni giocatori sono stati ceduti e altri sono al momento indisponibili. Mio compito sarà quello di ridare serenità al gruppo e sondarne l’affidabilità. La rosa ha qualità, ma è altresì vero che deve essere rafforzata. Speriamo che con il lavoro e il tempo si riesca a raggiungere l’obiettivo della salvezza. Il compito è arduo, ma in passato mi è già capitato di subentrare in situazioni difficili e adempiere comunque al mio dovere. Fare proclami in questo momento sarebbe inopportuno e irrealistico: cercheremo di affrontare i problemi giorno dopo giorno».
Dopo David Sassarini e Giovanni Lopez, Alessandrini è il terzo allenatore a sedere sulla panchina dell’Olandesina in questa stagione. Diversamente da quella del suo diretto predecessore, la filosofia del trainer cuneese sembra fortemente improntata all’attacco. Per metterla in pratica, però, serviranno innesti importanti e molto celeri.
«Come terzo allenatore non sarà nemmeno semplice entrare nella testa dei giocatori – ha proseguito l’ex Fano -. Conosco Sassarini da tanti anni e so che è un ottimo tecnico; non conosco personalmente Lopez e trovo che sia impossibile dare dei giudizi dopo un solo mese di lavoro. Per mettere in pratica una certa filosofia di gioco servono anche calciatori con determinate caratteristiche. Vorrei una squadra che fosse protagonista del proprio gioco. È chiaro che per questo raggiungimento servono i giocatori giusti e il tempo per poter lavorare. Creare una mentalità diversa potrebbe anche essere una soluzione per venire fuori da questa situazione, ma nel calcio non esistono verità certe».



