Alessio Lava si racconta: dal calcio professionistico in Costa Rica all’impatto devastante con la Meridien, ora vuole i play-off
Cinque goal nelle prime quattro partite e un messaggio chiaro alle squadre avversarie: adesso la Meriden ha Alessio Lava e non si scherza più. Il bomber classe 1990 non poteva iniziare meglio la sua nuova avventura, che si colloca al culmine di un percorso che ha veramente dell’incredibile. Abbiamo intervistato la punta bianconera facendo un viaggio che va dalla Costa Rica fino alle pendici del Montalbano. Allacciate le cinture.
UNA PARTENZA COL BOTTO
Allora Alessio, cominciamo dalla tua partenza da sogno con la Meridien. Da cosa è dipesa?
«Ho iniziato col botto, ma senza il mister e i miei compagni questo non sarebbe stato possibile. Oltre che nella società, infatti, ho trovato delle bellissime persone anche all’interno del gruppo squadra. Mi hanno fatto sentire in famiglia e questo mi ha aiutato ad esprimermi al meglio. L’unico ragazzo della Meridien che conoscevo è Lorenzo Cardarelli, con cui avevo già giocato al Tuttocuoio parecchi anni fa. Per il resto non conoscevo nessuno, ma l’adattamento è stato immediato. Ormai era veramente tanto tempo che non giocavo in Promozione. Ho ritrovato un torneo molto equilibrato e bello da seguire, nonostante la differenza con le categorie superiori, secondo me, si senta. Questo, però, non vuol dire che il campionato sia facile, anzi: le squadre che fin qui abbiamo affrontato mi hanno fatto tutte una buonissima impressione».
Com’è nata la decisione di firmare con la Meridien?
«Sono arrivato qui dopo aver fatto la prima metà della stagione a Signa, in Eccellenza. Lì stavo facendo un grande campionato, e anche la squadra era in lotta per il primo posto. Purtroppo a novembre presi il Covid e fui costretto a fermarmi per un mese. Dopo essere rientrato, però, non c’erano più le condizioni adatte per continuare, per cui ho deciso di cambiare squadra. Mi sono arrivate tante offerte ma, fin dai primi contatti, ho capito che alla Meridien si sarebbe fatto sul serio. Sono rimasto piacevolmente stupito dalla serietà e dall’organizzazione della società, qualità che anche in Serie D non sono affatto scontate».
L’ESPERIENZA IN COSTA RICA
È vero che prima della pandemia sei andato a giocare in Costa Rica?
«Sì, e devo dire che è stata un’esperienza incredibile. A livello calcistico mi sono tolto tantissime soddisfazioni, una su tutte quella di essere il secondo giocatore italiano a segnare nella Serie A costaricense. Ho vinto anche diversi premi, come quello di capocannoniere della Serie B, e stabilito alcuni record, come quando segnai 4 goal in una partita. Ho vissuto un sogno. Essendo la Costa Rica un paese di 5 milioni di abitanti, fare il calciatore professionista là vuol dire essere sottoposto ad un’attenzione mediatica importante. Nonostante abbia fatto una buona gavetta qui in Italia, non avevo mai provato quelle emozioni. Abitando lì mi sono reso anche conto di quanto noi, in Italia, siamo fortunati. Come dico sempre, un conto è andare in vacanza in questi luoghi, un altro è viverci. Ma sono contento di averlo fatto perché è stato un qualcosa che mi ha arricchito infinitamente».
Qual è stata la tua carriera calcistica in Costa Rica?
«Sono arrivato che non mi conosceva nessuno, ho fatto un provino e per fortuna sono stato preso in Serie B. Lì trovai un allenatore venezuelano che credette in me, e che con il tempo è diventato uno dei miei migliori amici. Durante la mia prima stagione segnai 20 goal in 23 presenze, e così mi guadagnai la chiamata in Serie A al secondo anno. Nella “Primera Division” ho indossato la casacca del Municipal Liberia e lì ho realizzato il mio sogno di giocare a calcio fra i professionisti. Nel terzo anno, invece, scesi in serie B e successivamente presi la decisione di tornare in Italia. Avevo capito che la mia avventura lì era finita, e poi avevo troppa voglia di tornare a casa».
IL RITORNO A CASA
E una volta tornato in Italia cos’è successo?
«Nonostante fossi andato in Costa Rica unicamente per il calcio, continuai a coltivare la mia passione per i massaggi imparando anche nuove tecniche. Infatti, una volta rientrato in Italia, ho potuto dedicarmi molto al lavoro. Sono diventato ufficialmente massaggiatore professionista del benessere, e ho iniziato a collaborare con hotel importanti, come il “Four Seasons” di Firenze. Dopo l’esperienza in Costa Rica, ho firmato prima con la Nocerina, e poi con il Budoni, entrambi club di Serie D. Dopo il ritorno in Italia e le esperienze in Serie D, ho deciso di dedicarmi al mio lavoro da massaggiatore prendendomi un anno di pausa dal calcio. Nonostante le molte soddisfazioni a livello lavorativo, la voglia di tornare a giocare era smisurata. Dopo tutti i sacrifici fatti non potevo ritirarmi così, e allora ho deciso di tornare ad indossare gli scarpini. Devo ammettere che lavorare su due fronti e doversi spostare per venire a Lamporecchio non è facile, ma l’esperienza in bianconero sta ripagando gli sforzi».
Secondo te dove può arrivare la squadra?
«Non voglio esagerare, ma secondo me la Meridien ha ottime possibilità di andare a giocare in categorie superiori nel giro di pochi anni. Che sia con o senza di me, sono sicuro che la società riuscirà a crescere esponenzialmente in poco tempo. Se lo meritano per l’organizzazione e la dedizione che hanno. So che, essendo il primo anno in Promozione, l’obiettivo principale è raggiungere una salvezza tranquilla, ma io sono un tipo combattivo e non mi accontento. Forse il primo posto è fuori portata, ma dobbiamo provare a tutti i costi a raggiungere i play-off. L’ho detto anche ai miei compagni, se giochiamo al 100% tutte le partite possiamo arrivare lontano. Riuscire a accedere ai play-off sarebbe fantastico perché da lì in poi cambia tutto, ci sono solo finali e potremmo veramente giocarcela con chiunque».



