Il successo con lo Scandicci offre indicazioni più attendibili rispetto alla prima uscita. Ma il tecnico non accetta cali di tensione
Due amichevoli, due vittorie. Potrebbe bastare questo per raccontare l’inizio della nuova Pistoiese, ma sarebbe probabilmente il modo meno utile per analizzare queste prime settimane di lavoro. Perché ad agosto i risultati lasciano il tempo che trovano e Pierpaolo Bisoli, dopo l’1-0 contro lo Scandicci, lo ha fatto capire piuttosto chiaramente: vincere non basta, soprattutto se per un pezzo di partita smetti di fare quello che devi fare. Il test dello Strulli aveva comunque un peso diverso rispetto alla prima uscita contro il Carpi.
Lo Scandicci è una formazione di pari categoria, militerà nel Girone E di Serie D, ed è apparso organizzato, compatto e pronto a sfruttare ogni errore. Un avversario che ha permesso quindi di raccogliere indicazioni forse più attendibili sul punto in cui si trova oggi la Pistoiese. Il primo tempo è piaciuto. Buon possesso, intensità, qualche bella trama e la capacità di concedere poco. Nella ripresa, invece, qualcosa è cambiato. Lo Scandicci ha trovato maggiori spazi, Cardelli è stato costretto a intervenire in un paio di circostanze e la Pistoiese ha perso parte di quella brillantezza mostrata nei primi 45 minuti. Niente di clamoroso per una squadra reduce dal ritiro e che ha giocato con temperature elevate.
Bisoli, però, non ha cercato attenuanti. Anzi, il passaggio più interessante del suo post partita è probabilmente proprio quello relativo al calo della ripresa. Il tecnico ha spiegato di non averlo capito e di aver immediatamente richiamato l’intero gruppo, senza fare distinzioni tra giovani ed esperti. Ed è qui che bisogna andare oltre il semplice 1-0. Bisoli sembra essersi già immedesimato nel campionato che verrà. La Pistoiese partirà con i favori del pronostico e troverà quasi ogni domenica squadre pronte a dare il 200% pur di fermarla. Ci saranno campi complicati, avversari chiusi, partite sporche e momenti nei quali abbassare la concentrazione anche soltanto per dieci minuti potrà costare punti pesanti. È questo, probabilmente, che il tecnico vuole togliere dalla testa dei suoi ancora prima che inizi il campionato. Non è uno che si accontenta. E forse era proprio una delle caratteristiche di cui questa squadra aveva bisogno.
Poi c’è Simone Corazza. Il primo sorriso del Joker e il suo primo gol in maglia arancione merita almeno una piccola parentesi. Potrebbe sembrare quasi banale per un attaccante con il suo curriculum, ma non lo è affatto. Scendere di categoria non significa automaticamente trovare tutto più semplice. Anzi, per un centravanti arrivato con aspettative enormi può essere vero anche il contrario: tutti aspettano il gol, tutti si aspettano che faccia la differenza immediatamente.
Quello contro lo Scandicci non vale punti e fra qualche settimana probabilmente nessuno ricorderà nemmeno il risultato dell’amichevole. Ma per Corazza può avere comunque un significato: rompere il ghiaccio, togliere lo zero e mandare il primo piccolo messaggio. Io ci sono. Il Joker è sempre quello. E il modo in cui è arrivato il gol racconta anche alcune delle sue caratteristiche: attacco della profondità, velocità nel prendere posizione sul difensore e freddezza davanti al portiere. Prima aveva già sfiorato la rete di testa, trovando una grande risposta di Pepe.
Le indicazioni interessanti, comunque, non finiscono qui. Bisoli sta ruotando praticamente tutti gli uomini a disposizione e in questa fase le gerarchie interessano relativamente. Vuole conoscere la rosa, capire chi può ricoprire più ruoli e soprattutto portare tutti allo stesso livello di attenzione. In questo senso sono significative anche le parole su Maldonado. Il centrocampista si è presentato in ritiro sapendo di dover essere valutato e, attraverso il lavoro, ha convinto Bisoli a cambiare idea. Il tecnico lo ha definito un leader dello spogliatoio e un giocatore che merita la conferma. Un segnale importante anche per il resto del gruppo: il campo e il lavoro possono cambiare le gerarchie.
La Pistoiese vista finora è ancora un cantiere. Sarebbe assurdo pensare il contrario ai primi di agosto. Ma qualche tratto comincia già a intravedersi: vuole tenere il pallone, prova ad aggredire, cerca intensità e soprattutto ha un allenatore che sembra intenzionato a non concedere alibi. Due vittorie estive non significano niente. Ma il modo in cui Bisoli ha commentato la seconda, forse, significa qualcosa in più. Perché se dopo un successo per 1-0 il primo pensiero dell’allenatore è rivolto a ciò che non gli è piaciuto, il messaggio alla squadra è già arrivato: per provare a vincere questo campionato, accontentarsi non sarà contemplato.
