L’arbitro Marco Mattiello ha parlato ai nostri microfoni della situazione critica del movimento arbitrale nella provincia di Pistoia
Preview, cronache delle partite e interviste a giocatori ed allenatori. Tutti elementi fondamentali nel gioco della pallacanestro. Molto spesso però, una figura all’interno del rettangolo di gioco viene data per scontata senza considerare quello che è il suo vero peso nel mondo dello sport: l’arbitro.
La situazione del movimento arbitrale è critica: i numeri scarseggiano, e in particolare nella provincia di Pistoia non ci sono abbastanza elementi per coprire tutte le partite. Il livello tecnico e tattico, soprattutto post Covid, si è abbassato molto, e questo è dato anche dal fatto che non ci sono nuove iscrizioni e nessuno vuole più intraprendere il percorso per diventare arbitro. Ne abbiamo parlato con Marco Mattiello – fischietto classe 1993 – ormai arbitro storico della Serie C nostrana.
«SIAMO POCHI, MA L’ARBITRAGGIO NON LIMITA»
Lui ha intrapreso questa esperienza a 360° e ha scoperto un nuovo modo di guardare la pallacanestro. Adesso però, è un po’ preoccupato. «All’interno del gap siamo sedici arbitri, un numero sicuramente insufficiente per coprire tutte le partite della sola provincia di Pistoia. Il movimento ha bisogno di ampliarsi per poter migliorare sotto tutti i punti di vista, tecnici e personali. Stiamo facendo molti sforzi per far capire alle persone che arbitrare non è limitante. Mentre si fischia si può tranquillamente continuare a giocare. Soprattutto per avere una maggiore conoscenza cestistica da poter sfruttare quando indossiamo la divisa da direttore di gara».
«Il gioco è in continua evoluzione e più rimaniamo nell’ambiente, maggiori possibilità avremo di parlare la stessa lingua con allenatori e giocatori. I giovani arbitri vengono seguiti costantemente dagli istruttori, e sul campo sono affiancati da arbitri più esperti a volte anche nazionali. Facendo così permettiamo loro di acquisire fiducia nei loro mezzi e di sentirsi liberi allo stesso tempo di sbagliare. Può sembrare strano, ma siamo umani e come tali commettiamo errori. Questa è la realtà. Lavoriamo di continuo con riunioni di aggiornamento per cercare di limitare gli errori e soprattutto poter offrire un ottimo servizio alla pallacanestro. Ricordiamoci che siamo al servizio del gioco e del far rispettare le regole».
«UN NUOVO MODO DI VEDERE IL BASKET»
«Sono un arbitro di basket dal 2015 e milito nel campionato di serie C. Mi appassiono alla pallacanestro prima come giocatore, e sono sincero non avevo un buon rapporto con gli arbitri. Poi il destino mi ha fatto conoscere quella che oggi è mia moglie, ma che all’epoca era semplicemente un UDC che veniva a farci il tavolo alle nostre partite. Galeotto fu il basket che ci ha fatto incontrare. Da lì ho iniziato a seguirla sui campi e quando mi è stato proposto di fare il corso per arbitro mi sono detto “perché no?”. E’ iniziato tutto per scherzo, poi mi sono reso conto che non era un mondo completamente diverso dal basket giocato. Anche nell’arbitraggio si arriva almeno un’ora prima della gara, sei sempre a giro, conosci tantissime persone, alcune delle quali entrano a far parte della tua famiglia.
«Cosa cambia? Abbiamo una divisa diversa, cerchiamo di far rispettare le regole, ma ci emozioniamo comunque prima di ogni gara. Il suono della palla che entra nel canestro, il rumore delle scarpe che strisciano sul parquet, l’odore della palla. Ho scoperto un modo di guardare la pallacanestro da un altro punto di vista e mi è piaciuto. E così ho iniziato ad arbitrare le mie prime partite cercando di rubare, da ognuno dei miei colleghi, qualcosa che mi aiutasse a migliorarmi. Col passare del tempo è arrivata la promozione in serie D e in quella stagione ho arbitrato molte partite di playoff compresa la finale. Alla fine di quella stagione è arrivata anche la promozione in serie C dove tutt’ora arbitro. Nonostante io arbitri ho continuato a giocare, e a chi magari pensa che i due mondi non possano combaciare non è assolutamente vero. Certo ad un certo punto bisogna decidere cosa fare da “grandi”, ma è la vita».
«VENITE A PROVARE IL 7 NOVEMBRE»
«Consiglierei a tutti di provarci, di iscriversi al corso e seguire le lezioni gratuite così da potersi fare un’idea reale di cosa facciamo e di chi siamo. E’ una grande scuola di educazione, rispetto e valori sportivi. Avere il fischietto ti permette di stringere grandi amicizie quasi come una seconda famiglia, senza tralasciare la possibilità economica che ci permette, sin dall’adolescenza, di essere indipendenti grazie al compenso che prendiamo per ogni partita arbitrata. Altra grande opportunità sta nella possibilità di andare a vedere le partite, dalla serie A in giù, senza pagare e infine la possibilità di viaggiare. Inizialmente all’interno della propria regione poi per tutta l’Italia e un giorno, chissà, per il mondo. Fare l’arbitro è una passione e una scelta di vita che comporta sacrifici ma che può dare tante soddisfazioni».
Marco ha concluso dicendo: «Vi invitiamo a partecipare alla prima lezione del corso che si terrà il 7 novembre presso il Coni di Pistoia alle ore 20:30. Le lezioni saranno tenute dai nostri formatori Andrea Buoncristiani (formatore arbitri giovani) e Ilaria Navicelli (formatrice ufficiale di campo). Per chi fosse interessato sulla nostra pagina IG “Gap Pistoia” trovate il link dove inserire i vostri dati e inviare la domanda di partecipazione. Vi aspettiamo numerosi».



