Curriculum, titoli e filosofia di coach Gasper Okorn. Due anni fa risollevò il Cibona Zagabria, adesso proverà il bis con i biancorossi
Dopo il secondo ribaltone di una stagione che continua ad essere complicata, l’Estra Pistoia ha deciso di affidarsi all’esperto coach Gasper Okorn. L’allenatore classe 1973 porta con sé un importante bagaglio di esperienza, avendo allenato in diversi paesi europei sia da assistente che da head coach e condotto diverse squadre ad importanti risultati. Il curriculum dunque è di tutto rispetto, frutto di una gavetta iniziata nella seconda metà degli anni Novanta e che ha avuto nell’ultima decade i momenti più alti.
LA CARRIERA DI OKORN
Un apprendistato iniziato prima allo Skofja Loka e poi all’Olimpija Lubiana, blasonato club della sua città natale, oltre a far parte dello staff tecnico della selezione Under 20 slovena. Il primo incarico all’estero è invece in Lituania al Rytas Vilnius, nel 2005/06, dove vince il campionato e la Lega Baltica da assistente di Neven Spahjia. Rientra poi all’Olimpija prima da vice poi da head coach, portando i biancoverdi in finale play-off e in Coppa di Lega. Da qui riparte il suo viaggio per l’Europa, tra Lettonia (Ventspils) e Polonia (Czarni Slupsk), oltre all’esperienza da viceallenatore di Ales Pipan nella nazionale maggiore slovena.
Segue un nuovo ritorno a Lubiana, stavolta lato Slovan dove allenerà in due occasioni prima di ripartire per la Polonia (AZS Koszalin) e addirittura una breve avventura all’Al Kuwait che poi racconterà essere stato tutto tranne che «un lavoro serio» nonostante un contratto economicamente «irreale». Dopo un’altra parentesi, sempre in patria, con l’Helios Domzale, si lega nuovamente all’Olimpija dando inizio ad un anno e mezzo ricco di soddisfazioni. Okorn, da head coach, vince il titolo nazionale, oltre ad una Coppa di Lega e una Supercoppa.
Di scudetti ne conquista invece due in Ungheria guidando il Falco Szombathely dal 2018 al 2021, insieme ad un’altra coppa nazionale. Ma il momento più incredibile arriva subito dopo, quando sale in corsa sulla panchina del Cibona Zagabria in Croazia. Con la società gravata dai debiti, dopo neanche un mese dall’inizio dell’incarico vince la Coppa nazionale e poi arriva lo scudetto, il ventesimo nella storia di questo storico e blasonato club. Dopo questa serie di successi all’estero, Okorn fa ritorno in Slovenia al Krka Novo mesto, squadra spesso rivale nelle prime posizioni del campionato dell’Olimpija (la prima a strapparle un titolo). Con gli altri biancoverdi vince l’ABA 2 Liga, promuovendoli quindi nella Lega Adriatica. Alla fine, proprio quest’anno, inizia la sua esperienza da commissario tecnico dell’Ungheria, nazionale che gioca nel Girone B delle Eurobasket Qualifiers insieme all’Italia.
BASTONE E CAROTA
Come dimostrato al Cibona Zagabria, Gasper Okorn è sicuramente un coach in grado di trovare le chiavi giuste per risollevare le sorti di una squadra che si è persa lungo l’arco della stagione. I croati infatti venivano da ben 7 sconfitte di fila, prima che l’allenatore slovena arrivasse e li conducesse alla vittoria di due titoli in pochi mesi. Come dichiarò allora, «Non c’è allenatore che farà qualcosa senza che i giocatori credano in quello che si sta facendo: loro (i giocatori del Cibona, ndr) hanno accettato subito il mio modo di lavorare. Avevano bisogno di una svolta mentale. Abbiamo parlato molto e ho assicurato loro che avevano la capacità di vincere. Ho detto loro che dovevano essere grati di avere il talento e l’opportunità di giocare a basket, oltre al fatto di essere pagati per questo».
Con queste parole, dunque, il profilo del classe 1973 nativo di Lubiana appare sicuramente tra i più adatti a ridare convinzione e sicurezza alla sfiduciata squadra biancorossa. Un allenatore che, sempre in questa intervista rilasciata nel 2022 al quotidiano croato Nacional, ha anche descritto in modo molto chiaro e dettagliato quello che è il suo abituale modo di rapportarsi con i propri giocatori.
«Bisogna costruire un rapporto con i giocatori: non è una strada a senso unico dove l’allenatore può solo imporre loro il suo punto di vista e la sua filosofia. Deve essere un compromesso, come nel matrimonio o nella vita in generale, per essere in grado di funzionare. Devi anche sapere chi è il capo, ossia l’allenatore, il quale determina che tipo di difesa deve essere giocata: qui non si discute. Non sono un sostenitore dell’improvvisazione illimitata, ma in attacco il giocatore deve avere le mani libere per mostrare il suo valore: non si può mettere tutto in schemi. Non permetto ai giocatori di occuparsi delle decisioni arbitrali: è una perdita di tempo che distrae solamente dal gioco».



