Estra Pistoia, a Brescia un piccolo segnale. Ma la strada rimane impervia

Nel secondo tempo al PalaLeonessa si è vista un’Estra da salvezza. Ma i problemi e l'”affaire” Rowan continuano a tenere banco

Con i “se” e con i “ma” non si fa la storia, mentre con i “quasi” non si va comunque da nessuna parte: l’Estra Pistoia, questo avverbio, lo conosce da troppo tempo. A Brescia è arrivata la settima sconfitta di fila, con il record negativo di Ramagli che adesso dista solo due ulteriori ko. Un’altra battuta d’arresto arrivata per dettagli, seppur oggi si debba per forza parlare della sfida più proibitiva di questa serie di gare. Al PalaLeonessa contro la Germani di Bilan e Della Valle, una squadra con già un importante vissuto alle spalle e con ambizioni confermate dall’attuale classifica.

Una sconfitta dunque preventivabile, seppur l’urgenza di tornare a fare punti sia evidente. E nel capoluogo lombardo, per dare subito un riconoscimento alla truppa biancorossa, l’Estra ci ha provato e non è andata tanto lontano dal riuscirci, giocando un quarto periodo che ha tenuto tutto il palazzetto col fiato sospeso fino agli ultimi possessi. Il tutto davanti al suo nuovo allenatore Gasper Okorn, che adesso prenderà ancora più in mano la squadra per operare la svolta necessaria a conseguire l’obiettivo. Ma rimanendo alla sfida di Brescia, si può scegliere di guardare il bicchiere mezzo pieno oppure di tenere in mente i problemi che ancora condizionano il roster di via Fermi.

ESTRA, BICCHIERE MEZZO PIENO?

Va detto immediatamente che quello del PalaLeonessa è stato il miglior secondo tempo giocato da Pistoia a livello difensivo da diverso tempo. Ossia dall’ultima vittoria in campionato con Reggio Emilia, dove tra l’altro era sempre Tommaso Della Rosa a svolgere le mansioni di head coach. I 39 punti subiti nei secondi 20′ sono sicuramente il bottino più prezioso che i biancorossi possono portarsi a casa, visto che nelle precedenti sei sconfitte la retroguardia era stata obiettivamente meno solerte. 48 a Sassari, 47 contro Trento, 55 a Treviso, 44 contro Trapani, 45 a Scafati e 42 contro Tortona. Sintomo di una crescita? Sicuramente un punto di partenza, anche perché pure questa volta gli avversari di turno hanno raggiunto quota 90 punti segnati.

Occorrerà dunque più continuità lungo l’intero arco della gara, con l’obiettivo concreto di abbassare la produzione offensiva della squadra rivale di turno sotto i 45 a tempo. Cosa che, purtroppo, nelle ultime sette gare non è mai riuscita. A Brescia un primo tempo ancora scadente a livello difensivo è costato 51 punti subiti. Il talento delle avversarie può essere più o meno arginabile, e contro Milano si vedrà ancora, ma per pensare di poter vincere è necessario quantomai porre l’asticella in primis su questo aspetto.

Il talento, invece, di Christon, Forrest e Kemp, nella fattispecie di Germani-Estra, ha consentito a quest’ultima di non scivolare mai troppo sotto e di rimettere in discussione la gara. Gli uomini di coach Peppe Poeta hanno poi vissuto un ultimo periodo davvero drammatico a livello realizzativo, anche per l’atteggiamento difensivo dei biancorossi. La gara, di fatto, è stata risolta da una tripla di Bilan (uno dei pochi rischi legittimi presi da Pistoia) e da due canestri di puro talento di Ivanovic. Questo per dire che, dinanzi a tali colpi da biliardo, la sconfitta è risultata più accettabile di tante altre. E davanti allo schermo, in quegli ultimi dieci minuti, anche soltanto credere ad un simile colpaccio ha rappresentato una bella sensazione.

UN FANTASMA IN VIA FERMI?

«Quando dico che ci sono problemi strutturali, mi sembra che sia chiaro cosa intendo. Questi problemi vanno sanati al più presto perché le domeniche passano. Mi riferisco sia al comparto lunghi che a quello degli esterni. C’è chi ha talento offensivo, ma fa più fatica in difesa. E i problemi strutturali si riflettono sui minutaggi. Più ci avviciniamo a canestro, più le difficoltà atletiche sono evidenti». «Questa squadra può essere un gruppo, se vuole esserlo. Se c’è egoismo da qualche parte, difficilmente però si può creare alchimia. Dovrebbe regnare il bene del gruppo, non l’interesse individuale».

Queste parole non hanno smesso di riecheggiare in via Fermi da una settimana a questa parte. Non ci sarà bisogno di scomodare un indagatore del paranormale, però. Queste sono le parole lasciate da coach Zare Markovski dopo Tortona e prima del suo esonero. E anche contro Brescia questi giudizi non sono apparsi affatto ingiustificati. Perché aldilà del voler vedere il bicchiere mezzo pieno, ci sono elementi che continuano a dare ragione all’allenatore macedone. Le prestazioni di Paschall e Silins in primis, che hanno causato un’altra serataccia sotto canestro e a rimbalzo: i lunghi della Germani hanno avuto fin troppo vita facile e ciò ha senza dubbio assunto un peso specifico evidente sul risultato finale. E anche passando agli esterni la musica non è stata tanto diversa.

Il cambio che ha portato Lorenzo Saccaggi sul parquet al posto di Maverick Rowan è destinato a diventare un altro caso, tecnico e non solo. Elogiato dal suo coach e amico al termine della sfida, il numero 15 biancorosso ha di fatto tolto Della Valle dalla sfida e, con lui in campo, la squadra è riuscita a firmare il parziale del momentaneo sorpasso. Sarebbe successo anche con il figlio del presidente? Quanto mostrato da quest’ultimo contro Brescia e per larghissima parte del campionato fa propendere per il no.

ROWAN JR., COSA FARE?

Ma il punto, se è consentito, è un altro. Quale situazione minimamente giustificabile può essere quella in cui un atleta o resta in campo per quasi tutto l’arco della gara, aldilà del rendimento, oppure viene panchinato definitivamente con ancora un quarto d’ora abbondante da giocare? Domanda provocatoria, chiaro, ma si conceda un minimo di “captatio benevolentiae”. Pur volendosi emancipare da voci di corridoio e indiscrezioni uscite su altri portali, definire Maverick Rowan un corpo estraneo rispetto al resto del roster non suona certo come un’enormità.

Vedere un futuro prossimo, per il giocatore, lontano da Pistoia ad oggi sfida ogni definizione di ingenuità. Adesso la palla passa giocoforza a lui, al suo nuovo allenatore e anche al padre-presidente. Normalità vorrebbe che la sua gestione passi dal benessere del collettivo. Ciò porta con sé una discreta dose di buona volontà da parte di tutti. Non solo dei chiamati in causa, ma anche della squadra e dell’ambiente in generale. Ma la prima mossa la dovrà fare il giocatore: su questo non ci sono dubbi. E magari anche gli ultimi echi del verbo markovskiano potranno finalmente placarsi, pacificamente.

Questo perché, se le cose si perpetuassero indifferenti fino alla fine della stagione, allora a rimetterci saranno tutti, Maverick Rowan incluso. E quella che sarebbe dovuta essere la stagione del suo rilancio diventerà quella che chiuderà definitivamente le porte alla sua carriera. Diciamocelo chiaramente: quale società con un minimo di ambizioni andrebbe ad ingaggiare un giocatore incapace di fare gruppo e che non è riuscito ad esaltarsi neanche in una situazione, per così dire, accomodante in tutto e per tutto? Non è troppo tardi, né per l’Estra Pistoia né, forse, per il suo numero 8.

 

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