Un atleta di altri tempi che è legato alla città di Pistoia da un rapporto saldo e indelebile. Le risposte del campione ai suoi tifosi
Nothing last forever, niente dura per sempre. Lo cantano, graffiandoti l’anima ogni volta i Guns n’ Roses, ma anche loro sanno che non c’è solo la pioggia di novembre a cambiare i piani. Spesso la vita ti mette di fronte a scelte importanti come quella che -un po’ a sorpresa- ha preso Ron Moore annunciando a soli 33 anni il ritiro dal basket giocato. Un annuncio quello del primo capitano afroamericano dei canestri pistoiesi, rimbalzato in un amen grazie ai social anche da questa parte dell’oceano, dove Moore ha vissuto tutte le undici stagioni da professionista, tra sette nazioni diverse dopo esser uscito dal college di Siena Saints a cui è rimasto legatissimo.
Una carriera raminga come quella di tanti americani “overseas” (Bobby Jones docet), finché a fermare in Italia l’erasmus baskettaro del ragazzo di Philadelphia, è arrivato lui. Il classico professore sopra le righe, che insegna basket e vita, che parla chiaro, che può non piacere a tutti ma che può anche cambiarti la vita.
L’INCONTRO CON ESPOSITO
Vincenzino Esposito da Caserta, proprio lui, che con Ron Moore al PalaMaggiò sfiora il miracolo di una salvezza storica, per poi arrivare insieme a Pistoia e riscriverla davvero la storia. Sull’asse Moore-Kirk, Esposito e Giulio Iozzelli, connubio perfetto tra diavolo e acqua santa dei canestri nostrani, costruiscono nell’ennesimo anno zero col portafoglio piangente, una delle formazioni più divertenti e vincenti mai viste da queste parti.
L’AMORE CON PISTOIA
E’ l’inizio travolgente di un triennio di emozioni forti e una storia d’amore che tra il fedelissimo play del Diablo e Pistoia dura tre anni (dal 2015 al 2018), 97 gare, producendo 940 punti e 566 rimbalzi. Numeri d’altri tempi che raccontano come -nell’era delle squadre ribaltate ad ogni mercato- Moore si sia legato a piazza e città, insidiando le presenze di americani mito del basket nostrano come Joe Bryant, Leon Douglas o Ron Rowan. Ron Moore, con il suo estro da direttore d’orchestra, che all’occorrenza sa diventare primo violino, un giocatore d’altri tempi lo è spesso sembrato. Nella buona e nella cattiva sorte, trascinatore verso le vette altissime raggiunte nel primo biennio targato Esposito (primo posto, finali di Coppa Italia e playoff) e ancora per non andare alla deriva quando nella terza stagione, assunti anche i gradi di capitano, tante cose non sono andate come previsto. Ma anche un campionato in cui ha fatto da chioccia a quel Gianluca Della Rosa, attuale erede con la fascia al braccio.
LE PAROLE DI MOORE
«Ho deciso di ritirarmi perché sento che è il momento -ci ha detto l’ex play in Italia visto oltre che con Pistoia Basket e Caserta, anche con Varese- con la mia famiglia cresciuta (è da poco nata la secondogenita Ava Grace), penso che il mio tempo debba essere a casa con loro che devono crescere con i loro cugini, nonni ed amici. La vita può essere breve a volte e voglio essere qui per apprezzare ogni momento». Lui comunque salutato il basket giocato ha già mille progetti e a costruirsi un futuro oltre il campo, pensava già con un pallone tra le mani. Da anni col fratello allenatore Chuck porta avanti il camp “Moore’ Brothers” avvicinando al basket tanti giovani ed è già attivo anche come agente immobiliare.
LA RISPOSTA DI MOORE A PISTOIA
Tra i tantissimi commenti al suo video annuncio del ritiro, molti arrivati da Pistoia a cui Moore ha risposto in italiano.«Amerò per sempre Pistoia e tutti i tifosi lì -ci ha risposto parlando dei ricordi pistoiesi- tornerò a visitarla molte volte, ne sono sicuro». Un legame forte quello con la nostra città, rispolverato proprio durante il lockdown della primavera 2020 quando si collegò con il piccolo Cameron James sulle ginocchia, nella nostra diretta social con Vincenzo Esposito. Bucando lo schermo con il suo sorriso contagioso, lo stesso con cui in campo ha fatto valere la sua autorità e fuori parlato da partigiano dei diritti di tutti.
LA LOTTA CONTRO IL RAZZISMO
«E’ giusto che i giocatori che hanno seguito alzino la voce contro le disuguaglianze che ci sono ancora oggi in America, sul razzismo che non è mai andato via -ci disse nell’autunno 2017 mentre ereditava la fascia di capitano e osserva da lontano il riesplodere della questione razziale in America, proprio nell’estate del sì alla sua bella Kristin -io e mia moglie abbiano origini diverse ma le persone devono e possono vivere insieme». Qualcuno tra i campioni dello sport a stelle e strisce iniziava ad inginocchiarsi all’inno americano, Golden State declinava l’invito di Donald Trump per il consueto ricevimento alla Casa Bianca dei campioni Nba. Solo l’alba di una nuova stagione di rivendicazioni sociali, deflagrata col movimento Black Lives Matter di cui sarebbe molto interessante parlare con un saggio come Ron Moore.



