Chi è Marco Alessandrini, il tecnico voluto ad ogni costo da Rosati per salvare la stagione della Pistoiese?
La Pistoiese ha scelto Marco Alessandrini per provare a dare una svolta; poche ore prima era stato sollevato dall’incarico Giovanni Lopez. Purtroppo il tecnico romano ha “pagato” a caro prezzo il cambio di società, ma il suo lavoro è ingiudicabile vista la situazione. Anzi Lopez si è distinto come un grande professionista. Alessandrini, nativo di Cuneo classe 1954 ma trapiantato nelle Marche da una vita, è un tecnico di grande esperienza soprattutto in Serie C e D. Ha maturato molte delle sue esperienze in terra marchigiana; soprattutto a Fano ha lasciato ottimi ricordi e risultati importanti.
Alessandrini inizia ad allenare nella stagione 1989/1990 nell’Ostra Vetere squadra della provincia di Ancona nel campionato di Eccellenza, poi Fano, Vis Pesaro, Fermana dove ottiene la promozione nella stagione 1995/1996 dalla C2 alla C1, sconfiggendo nei play-off prima Ternana e poi Livorno. Tra l’altro direttore sportivo di quella Fermana era proprio Gianni Rosati, mentre Bettella (scelto come secondo di Alessandrini), era giocatore. Poi tante altre esperienze anche in giro per l’Italia, spesso tra C1 e C2, con qualche esperienza in Serie D.
Venendo alla storia recente, Alessandrini nella stagione 2019-20 torna ancora sulla panchina del Fano: questa volta a campionato in corso, in una situazione di classifica disperata, ma riesce ad agguantare i play-out. Poi in maniera miracolosa si salva nel doppio scontro contro il Ravenna. Nella stagione successiva viene confermato alla guida dei marchigiani ma dopo otto partite viene esonerato, anche per alcune divergenze con la società.
Grazie alla collaborazione del giornalista Massimiliano Barbadoro, che scrive per il Corriere Adriatico, è stato possibile ricostruire la vita professionale e il personaggio Marco Alessandrini.
«Alessandrini è una persona seria e umanamente eccezionale – ci ha spiegato Barbadoro -. Meritava di fare una carriera migliore. È un tecnico preparato, che sa muoversi anche in contesti problematici. È bravo a fare gruppo con i giocatori e ad isolarsi dalle difficoltà ambientali o di classifica. Grande lavoratore, potrebbe essere la persona giusta, soprattutto in situazioni delicate, come adesso a Pistoia».
«Grande motivatore riesce a tirare fuori il meglio dai suoi giocatori – ha proseguito il collega -. Predilige un calcio propositivo, non è un tecnico pragmatico di gestione, ma nonostante punti sull’equilibrio in campo, vuole giocarsela sempre. Il suo modulo di riferimento è il 4-3-1-2, con un trequartista muscolare che vada a rompere il gioco sulla trequarti e gli piace giocare sulle ripartenze. Punta molto sulle mezze ali per il gioco offensivo e di solito fa giocare le due punte molto larghe».
IL RITRATTO OFFERTO DALL’AMICO GIOVANNI MEI
Per avere un’idea ancora più specifica dell’allenatore Alessandrini, abbiamo contattato un grande calciatore del passato, ovvero Giovanni Mei. Anche lui di Fano, ha collezionato oltre 100 partite di Serie A e quasi 200 in Serie B. Ha giocato in molti club importanti, tra cui ricordiamo Cesena, Atalanta e Modena su tutte. I due si conoscono da una vita e hanno anche lavorato insieme nella stagione 2019-20 quando Mei fu chiamato a ricoprire il ruolo di responsabile dell’area tecnica del Fano. Per provare a risollevare una situazione critica, Mei scelse proprio Alessandrini e alla fine il Fano si salvò.
Che tipo di allenatore è Marco Alessandrini?
«Intanto vi dico che la Pistoiese ha preso il miglior allenatore che poteva. Marco ha idee di calcio ottime, lavora molto bene sul campo, ed è in grado di dare tranquillità ai giocatori. Ha grosse doti comunicative, è molto allegro e lega molto con la squadra. Si adegua alla rosa che ha a disposizione e cerca di valorizzare al meglio i propri uomini. Gli piace far giocare bene le proprie squadre, ed è un grande uomo di calcio».
La situazione alla Pistoiese è difficile, con una classifica negativa e una squadra in costruzione, abituata a giocare con il 3-5-2. Può essere un problema?
«Il modulo può essere una difficoltà, almeno inizialmente. Però due anni fa, quando io e Alessandrini arrivammo a Fano, la squadra veniva da otto sconfitte consecutive. Era un gruppo molto giovane, con il morale a pezzi e l’ambiente era depresso. Subito dopo il suo arrivo abbiamo vinto 4-0 a Cesena. Naturalmente i meriti dal punto di vista tecnico non potevano essere suoi, perché non aveva avuto nemmeno il tempo, però da un punto di vista psicologico fu bravo a toccare le corde giuste, per entrare nella testa dei giocatori e invertire il trend negativo».
Ci racconti il suo rapporto con Alessandrini?
«Marco è della mia generazione, lo conosco da una vita, eravamo ragazzi insieme, ha lavorato a più riprese a Fano e qui è molto ben voluto, avendo sempre fatto ottime cose. Dal punto di vista tecnico e umano, su di lui ci metto la mano sul fuoco. Lo seguo da sempre, da quando ha iniziato nel settore giovanile. Ha fatto molta gavetta e per la categoria è un tecnico importante».



