Leonardo Citti, dalla prima panchina in A a San Siro all’Eccellenza col Ponte

Citti si racconta partendo dal passato alla Juve fino al presente diviso fra calcio e lavoro, con qualche accordo di chitarra come sottofondo

La divisa del Ponte Buggianese è l’ultima che ha indossato a livello cronologico, ma se avessimo a portata di mano uno di quei vecchi album di ricordi, sfogliando le pagine a ritroso troveremmo anche una foto un po’ particolare. Una in cui Leonardo Citti – portiere toscano classe 1995 – posa con una maglia a strisce, proprio come quella del Ponte, i cui colori sono il bianco, proprio come quello del Ponte, e il nero – qui finiscono le affinità. Beh, in quella foto Leonardo sta indossando la maglia della Juventus, che ha sfoggiato con orgoglio per tre stagioni, dove dalla Primavera è stato anche la riserva dei più grandi (in particolare di uno, il più grande di tutti per antonomasia). La storia di Leonardo comincia da qui, da questa foto con la maglia della Vecchia Signora. Ma non vi spoileriamo nulla, ve la lasciamo raccontare dal diretto interessato.

UN AMORE FINITO TROPPO IN FRETTA

Leonardo, partiamo dal campionato appena concluso col Ponte: che stagione è stata per te?

«Positiva. L’avventura al Ponte Buggianese è iniziata la scorsa estate, grazie anche alle belle parole spese da mio fratello, che ci ha giocato per cinque stagioni. Appena si è presentata l’opportunità ho detto di sì perché, come poi ho avuto modo di constatare io stesso, l’ambiente biancorosso è sano e vive il calcio in maniera genuina. All’inizio gli addetti ai lavori ci avevano dati un po’ per spacciati visto che comunque l’Eccellenza è un campionato tosto e la nostra rosa era piena di calciatori giovani, poi, però, abbiamo ampiamente dimostrato sul campo il nostro valore. La fame del gruppo – guidato magistralmente da mister Gutili – e la voglia di ribaltare i pronostici hanno fatto la differenza, permettendoci di ottenere il miglior risultato della storia del club in Eccellenza».

E adesso cosa ci sarà nel tuo futuro?

«Purtroppo non il Ponte, dato che ho dovuto dare priorità a questioni lavorative. In realtà la volontà della società era quella di riconfermarmi, e io sarei assolutamente rimasto, però dovendo sostenere l’esame da commercialista a novembre non me la sono sentita. Oltre al praticantato, che già faccio, serve anche tanto tempo per studiare, e per questo sto cercando una squadra di categoria inferiore che mi permetta di concentrarmi anche su questa cosa. Ovviamente la voglia di giocare a pallone è sempre altissima, quindi da parte mia il desiderio di continuare c’è eccome, però necessito di un progetto con le caratteristiche giuste». 

IL PASSATO BIANCONERO

Facciamo un tuffo nel passato, e cioè quando da giovanissimo arrivi alla Juve: cosa ti resta di un’esperienza così incredibile?

«Partirei da un aneddoto recente. Pochi giorni fa sono stato al concerto dei Coldplay a San Siro…ecco, in quello stadio ho fatto la mia prima panchina in serie A, in un Inter-Juventus del 2013 terminato 1-1. Devo ammettere che appena entrato i ricordi sono ridiventati subito nitidissimi, ma d’altronde certe cose non le puoi scordare. Quello in bianconero è stato un periodo fantastico, che mi ha fatto crescere sotto tutti i punti di vista, da quello calcistico – dato che mi allenavo con degli autentici fuoriclasse -, a quello umano – visto che sono andato a Torino da piccolo, quando avevo appena 16 anni». 

Quella prima panchina a San Siro è il tuo ricordo più bello?

«Assolutamente, fu un’emozione unica. Quando feci il mio ingresso in campo per il riscaldamento ero accanto a Storari, ma non lo riuscivo a sentire dalla bolgia che c’era. Ottantamila persone che ti fischiano metterebbero in soggezione chiunque, figuriamoci un ragazzino alla sua prima panchina in serie A. Oltre a questo episodio, ricordo con piacere anche il giorno del provino sostenuto a Vinovo, dove all’epoca si allenavano i bianconeri. Mi è rimasta impressa l’atmosfera che c’era, l’aria che si respirava. Non saprei spiegarlo, ma quando entri in quei posti comprendi subito di essere stato catapultato quasi in un’altra realtà. C’è poco da dire, la Juve è la Juve». 

«CITTONE»

Può essere banale chiederlo, ma ti sei mai dato una spiegazione sul perché – una volta arrivato a quel livello – il percorso nel grande calcio non sia proseguito?

«È difficile rispondere, perché secondo me è dipeso da un mix di fattori. Ovviamente c’è un po’ di rimorso in quanto una volta salito su quel treno, se poi scendi non hai più speranza di riprenderlo, sono cose uniche. La verità è che in tanti arrivano a sperimentare i grandi palcoscenici, ma non basta essere tecnicamente bravi per rimanerci. Io, comunque, a posteriori sono tranquillo, conservo bellissimi ricordi e ottimi rapporti con tutti. Basti pensare che due estati fa andai a trovare Buffon a Pietrasanta, e lui mi accolse calorosamente memore proprio degli anni in cui ci allenavamo insieme». 

Cosa ti disse in quell’occasione?

«Mi abbracciò chiamandomi “Cittone”, come faceva all’epoca, e poi mi fece sedere accanto a lui per passare un po’ di tempo insieme. Ricordo che mi chiese dove giocassi in quel momento, e ancor prima che potessi dirglielo mi anticipò rispondendosi da solo e azzeccando la risposta. Sapeva che in quel momento militavo al Tau e anche che qualche giorno prima avevo perso la finale playoff contro il Petrignano. In quel momento pensai: «Buffon segue seriamente l’Eccellenza toscana? Wow, che umiltà». Questo aneddoto la dice lunga su Gigi, un campione esemplare dentro e fuori dal campo».

OLTRE IL CALCIO

Usciamo dai contorni calcistici per concentraci su un altro tuo grande amore: è vero che adori suonare la chitarra?

«Esattamente. Un po’ come il calcio, anche quella della chitarra è stata una passione che mi accompagna da tutta la vita. All’inizio suonavo per passatempo da completo neofita e, anche quando smisi di esercitarmi una volta arrivato alla Lucchese, comunque la chitarra era sempre lì a portata di mano accanto al letto. Tutto è ripartito col Covid che, costringendo tutti noi a rimanere chiusi in casa, mi ha involontariamente riavvicinato alla musica. Suonare mi diverte e rilassa, per cui quando ho un po’ di tempo libero la prima cosa che faccio è dedicarmici». 

RISPONDI

Inserisci il tuo commento
Il tuo nome

ULTIME DI CALCIO

ARTICOLI RECENTI

Leggi anche

Prima: con un primo tempo stellare l’Atletico Spedalino supera il Cqs Tempio

Gli arancioblu segnano tre reti in 20' e dominano il derby salvezza vincendo 4-1. Rossoblu sempre ultimi e...

Ex Pistoia, Cantù ha esonerato coach Nicola Brienza

Con i lombardi, il tecnico canturino aveva ottenuto la seconda promozione in A2 dopo quella con i biancorossi....

Pistoia, con Verona un amaro refrain: a Cremona per rialzarsi

I biancorossi crollano ancora alle prime difficoltà, per Sacripanti la striscia nera è da record. Il turno infrasettimanale...

La T Gema Nico Basket vince ancora: battuta la Pielle al PalaPertini

Secondo successo consecutivo per le rosanero, completamente ritrovate nel nuovo anno. Il girone di ritorno inizia col piede...