Analizziamo meglio i numeri e le situazioni di gioco che hanno permesso al Pistoia Basket di portare via i 2 punti da Casale Monferrato
Pistoia ha battuto nettamente Casale anche perché è riuscita a controllare gli aspetti nevralgici del gioco. Può sembrare anche riduttivo, ma alcune voci specifiche hanno permesso di esaltare le qualità del Pistoia Basket e al tempo stesso di limitare le potenzialità di Casale Monferrato. Nella conferenza stampa della vigilia coach Nicola Brienza aveva dichiarato di voler curare soprattutto tre aspetti del gioco, fondamentali per aggiudicarsi la partita. Nello specifico l’allenatore biancorosso aveva messo sotto la lente d’ingrandimento il controllo dei rimbalzi, le palle perse e anche il tiro da tre punti di Casale. Ed è anche nelle cifre di queste voci statistiche che si può leggere i motivi del blitz in trasferta di Pistoia che ha evidentemente ascoltato le richieste del proprio allenatore e adottato gli adeguamenti necessari per avere un saldo favorevole in tutte e tre le voci.
MISSIONE COMPIUTA
Poche le palle perse, 9 totali di cui una sola a metà partita, con Magro, Saccaggi e Riismaa i peggiori tra i biancorossi da questo punto di vista con due palloni regalati agli avversari a testa. Anche nei rimbalzi ha vinto Pistoia, aggiudicandosi la lotta sotto i tabelloni per 36 a 34. Per questa voce statistica è stato decisivo Wheatle, che ha catturato 14 carambole, lo stesso numero di Okeke, il migliore tra i piemontesi. Molto bene anche Riismaa, attento, presente e soprattutto reattivo, come dimostrano gli 8 rimbalzi finiti nelle sue mani. Bene anche il lavoro sugli esterni rossoblù, che ha permesso a Pistoia di sporcare e anche di parecchio le percentuali al tiro dalla lunga distanza degli avversari. La squadra di coach Valentini alla fine ha chiuso con il 26%, realizzando solo 5 triple su 19 tentativi, una percentuale decisamente più bassa rispetto a quelle delle quattro uscite di supercoppa, in cui Williams e compagni avevano bombardato gli avversari con il 38,7% di media.
IL PIANO UTOMI
Un altro aspetto indicato dal coach alla vigilia era quello di procedere all’inserimento graduale e senza pressioni per Utomi, ed anche qui il risultato può dirsi pienamente centrato. L’ala nigeriana è rimasta in campo 11 minuti, partecipando al gioco e respirando il clima della partita anche dal parquet, interagendo con i compagni e misurando sulla sua pelle il livello e il valore del campionato di A2. Poche responsabilità, se non quelle derivanti dai compiti dell’essere parte di un sistema sia a livello difensivo che a livello offensivo. Minuti però importanti, per procedere verso l’inserimento per step di un giocatore che nei piani della squadra è uno degli elementi del quintetto iniziale dei biancorossi. Un traguardo a cui bisognerà arrivare per gradi e che le vittorie di queste ultime settimane rendono decisamente meno urgente, anche perché la squadra ha trovato un suo equilibrio e rivoluzionarlo immediatamente potrebbe avere più effetti negativi che benefici.



