Rossini, segretario generale di Cantù: «Brienza? Un predestinato»

Derby del cuore alle porte per coach Brienza, canturino di nascita e formazione cestistica. Le parole dell’amico e attuale dirigente di Cantù

Questa domenica il Pistoia Basket disputerà la sua prima partita casalinga di regular season. Al PalaCarrara arriva Cantù, club dalla storia gloriosa e dall’enorme prestigio. Parla da solo un palmarès invidiabile sia a livello nazionale che continentale, come testimonia il soprannome di “Regina d’Europa” attribuitole nel ventennio d’oro compreso tra gli anni ’70 e ’90. Se è vero che il passato aiuta a leggere il presente, il fatto che l’ultima volta che Cantù si è trovata in A2 risalga a 25 anni fa (stagione 1995/96) e che la permanenza nella categoria cadetta sia durata solo due anni, la dice lunga sulle ambizioni e sul dna di questa società.

A proposito di dna canturino, il sangue che scorre nelle vene del tecnico della Gtg Nicola Brienza è incontrovertibilmente biancoblù. Nato e cresciuto a Cantù e nella Pallacanestro Cantù, si appresta a vivere una partita e una giornata speciale. Un derby del cuore, per uno che da bambino fino ai 36 anni (ma c’è tornato anche dopo) non si è mai allontanato dalla sua città e dalla sua società di basket, nella quale è stato giocatore e successivamente allenatore. In quest’ultima veste, dal settore giovanile arrivò presto ad occupare anche il ruolo di assistente in serie A nel 2004. Maestri come Sacripanti (per ben due volte, dal 2004 al 2007), Dalmonte (dal 2007 al 2009), Trinchieri (dal 2009 al 2013), per citare le esperienze più durature.

Tanto lavoro, tante soddisfazioni, tanta passione e senso di responsabilità verso i propri colori. Fino a quando il capo allenatore di Cantù è diventato proprio lui, coach Brienza. Prima per una brevissima parentesi nel 2016 e poi per metà stagione nel 2019. C’è un dirigente di Cantù che ha seguito questa sua ascesa domestica da vicino. Si tratta del 37enne Luca Rossini, adesso segretario generale della squadra di coach Sodini (rientrato nel 2019 dopo un biennio da team manager prima a Cagliari e poi a Sassari) ma prima assistente nelle giovanili canturine proprio con l’amico Brienza nonché poi addetto stampa dello stesso club dal 2009 al 2017. Una fonte che è stata dunque per molto tempo assai prossima all’attuale allenatore di Pistoia.

LE PAROLE DI LUCA ROSSINI, AMICO DI BRIENZA E ATTUALE SEGRETARIO GENERALE DI CANTÙ

«Nicola ha fatto tutto il cursus honorum a Cantù – esordisce Rossini -. È stato prima giocatore, vincendo due scudetti giovanili col gruppo del 1980 e Sacripanti in panchina. Poi in seguito ad un brutto infortunio cominciò ad allenare i ragazzi, assumendo pian piano un ruolo sempre più importante. In poco tempo diventò di fatto responsabile del settore giovanile, oltre ad allenare la squadra juniores. Era in un gruppo di ottimi allenatori, tra cui Giorgio Gerosa, attuale assistente a Sassari. Però – afferma il dirigente lombardo – si vedeva che Nicola era un predestinato. Già allora aveva tutte le qualità per emergere e diventare un allenatore professionista».

Non è stato un caso infatti se poi è stato promosso assistente in prima squadra e ha fatto carriera. «I quattro anni al fianco di Andrea Trinchieri (finale playoff scudetto nel 2010/11 e top 16 di Eurolega nel 2011/12, nda) sono stati molto intensi ed arricchenti per lui». Di momenti indelebili, tuttavia, ce ne sono un bel po’. «Non posso dimenticare il suo esordio da capo allenatore dopo il famoso cambio di proprietà con l’arrivo di Gerasimenko (stagione 2015/16, nda). Vinse in casa con Trento. Quello, seppur in un un momento delicato tra l’addio di Corbani e l’arrivo di Bazarevic, fu un po’ un coronamento di tutto il suo percorso».

Da lì infatti Brienza spiccò il volo per Lugano e Capo d’Orlando (entrambe le stagioni da capo allenatore), per poi tornare di nuovo nella sua Cantù da assistente e subentrare a Pashutin a metà stagione. «Quando fu annunciato head coach nel 2019 io ero a Sassari, lo chiamai subito. Oggettivamente fece molto bene, togliendo la squadra dalle zone di bassa classifica. E pensare – prosegue il segretario generale biancoblù – che perse la partita decisiva per andare ai playoff proprio “contro di me” a Sassari il giorno del mio compleanno».

Tuttavia, quel filotto di 9 vittorie su 13 incontri gli valse la chiamata di Trento, ultima sua tappa prima di approdare in biancorosso quest’estate. «La vita di Nicola è stata sempre intrecciata alla Pallacanestro Cantù. Tutt’ora è benvoluto da tutti i canturini e da tutto l’ambiente. Proprio in quanto prodotto di Cantù e motivo d’orgoglio. Si merita una grande carriera. È un tipo caparbio, motivato e ambizioso, talvolta un po’ permaloso» scherza infine Rossini, che chiude con una battuta dedicata alla gara di domenica. «Se vinciamo noi ovviamente son contento. Se vince Pistoia mi dispiace per noi ma mi fa piacere per Nicola. Tutto sommato, ci sono domeniche peggiori».

Lorenzo Carducci
Lorenzo Carducci
Cresciuto a pane e basket a Montecatini. Laureato in Giurisprudenza presso l'Università di Pisa, coltiva la passione per lo sport e per il sociale. Si ostina a fare il playmaker amatoriale. Da tifoso dell'Inter, è abituato a gioire una volta ogni dieci anni, quando va bene.

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