Troppa Cantù per il Pistoia Basket. Super transizione e tallonamento di Johnson, le principali chiavi del successo biancoblù al PalaCarrara.
Sebbene un k.o. interno sia sempre fonte di amarezza, che Cantù fosse una corazzata assemblata per il salto di categoria lo si sapeva già. Pur con estrema fiducia verso questa stagione targata Pistoia Basket, il colpaccio del roster di coach Sodini nel fortino biancorosso appariva tutt’altro che impossibile anche sulla carta. Aldilà di questo, sbancare il PalaCarrara non è mai affar semplice, soprattutto contro una GTG in fiducia dopo la vittoria della Supercoppa. La prova di forza offerta dai biancoblù è dunque nitida e tangibile.
Non solo dal punto di vista mentale, che comunque ha visto l’Acqua San Bernardo detenere autorevolmente le redini dell’incontro dal primo al quarantesimo minuto. Ma anche sul piano della tattica e dello stile di gioco. Sono principalmente due i leit motiv (uno per metà campo) inflitti alla formazione dell’illustre ex nonché canturino doc Brienza da parte degli avversari di giornata.
LA BRILLANTE “EARLY OFFENSE” DI CANTÙ COGLIE IMPREPARATA PISTOIA
Negli ultimi anni, con la diffusione delle filosofie “small ball” (giocare piccolo, cioè con quintetti più agili e tecnici) e “run and gun” (corri e tira) su tutti incarnate dai tre volte campioni NBA Golden State Warriors, anche in Europa qualcuno ha assecondato la tendenza di miscelare i due credo riducendo la durata dei possessi offensivi. La Cantù vista in via Fermi ne è un esempio virtuoso. L’attacco degli ospiti beneficia di una transizione coi fiocchi, fatta non tanto per fare bensì come idea centrale e primaria.
La maggior parte delle azioni con palla nelle mani canturine durano pochi secondi. E partono a cento all’ora direttamente da rimbalzo, con il vantaggio di rubare ai biancorossi il tempo necessario ad accoppiarsi e tornare con ordine in difesa. In avvio di gara l’efficacia di questa “early offense” a tutto campo è resa lampante dal break di 0-10 a favore dei viaggianti. Anche con lo scorrere dei quarti, per larghi tratti, la cifra identitaria di Cantù rimane la stessa: correre in contropiede o transizione, cercando tiri in ritmo e con spazio.
L’impostazione è interpretata alla grande da tutti gli effettivi, ma ad esaltarsi particolarmente sono i due esterni americani Johnson (omonimo di “Jazz”) e Allen, autori rispettivamente di 22 e 23 punti (che sommati sono quasi il 70% dei punti totali di squadra). I soliti che, oltre a sgassare con un’accelerata dietro l’altra, sanno anche cambiare registro optando per l’arresto e tiro dal pick and roll e creando per i compagni quando Pistoia riesce a tenere le marcature. Il risultato? Un rullo compressore, eccetto a cavallo tra terzo e quarto periodo, momento in cui una GTG gagliarda in ambo le fasi resta a stretto contatto rischiando anche il sorpasso.
JAZZ JOHNSON ARGINATO CON MARCATURA A SPECCHIO, POCHI GLI SBOCCHI TROVATI DAI COMPAGNI
L’altra chiave fondamentale della sfida è rappresentata dal trattamento riservato dai difensori canturini a Jazz Johnson. Niente di innovativo, la marcatura a specchio esiste da sempre. Chi ha giocato a pallacanestro lo sa: quando un giocatore avversario è particolarmente forte, è probabile che il coach scelga un inviato speciale da spedire sulle sue tracce. Magari dicendogli anche “stai sempre con lui, disinteressati del pallone”. Più o meno è quel che fa Severini, protagonista della ben riuscita operazione anti-Johnson. Stefanelli, quando lo sostituisce, non è da meno.
E così il folletto di Portland racimola solo 13 punti con 3/12 dal campo, con l’aggiunta di due palle perse. Niente a che vedere coi numeri prodotti dal pistolero ed MVP della Supercoppa, compresa l’ottima prestazione all’esordio in campionato a Casale. Depotenziato il 22 pistoiese, per portarla in fondo punto a punto sarebbe servita qualche alternativa in più. Non è bastato un Saccaggi esemplare, né tantomeno un Wheatle in doppia cifra e caldo anche da fuori (2/3 dall’arco). Brienza ha tenuto i due pivot Magro e Del Chiaro entrambi sotto i 20′ di impiego, verosimilmente per non perdere per strada i rapidi avversari.
La scelta è logica, nondimeno soprattutto Del Chiaro ha dimostrato di sapersi muovere nell’area di Cantù. Il suo combinato disposto di stazza e rapidità avrebbe forse meritato più considerazione in attacco (così come Utomi da quattro, benché non sia ancora entrato pienamente nei meccanismi), al netto anche del magro bilancio della squadra dalla lunga distanza (5/18). Aldilà di ciò, al Pistoia Basket è mancato quello smalto per creare più danni in campo aperto, come nel parziale intorno alla mezz’ora. I segnali incoraggianti in ogni caso ci sono. Non resta che riportarsi alle parole di coach Brienza, auspicando che la sconfitta con Cantù sia di stimolo per avvicinarsi al livello top della serie A2.



